20.5.09

CheNeSaràDiNoi

Quando le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe; e quando sono certe, non si riferiscono alla realtà.
(Albert Einstein)




“Cosa c’è nel tuo futuro lavorativo?” Cerca con Google.
I super cervelloni del più famoso motore di ricerca hanno appena scoperto una formula matematica che permetterà alle aziende di individuare con precisione gli impiegati che potrebbero voler cambiare lavoro. Il rivoluzionario algoritmo consentirebbe, incrociando un gran numero di variabili e dati personali, di prevedere quali dipendenti possano avere intenzione di licenziarsi ancora prima che loro stessi ne siano consapevoli.
"Le informazioni che vengono incrociate e confrontate nell'algoritmo riguardano il salario, le promozioni, le mansioni, le risposte a sondaggi interni, i rapporto di superiori e altri colleghi, e altri dati che l'azienda non rivela.” (La Repubblica)
Per il momento la formula - magica - rimane segreta, ma non si esclude che un domani i geniacci googlettiani possano decidere di commercializzarla. Le aziende avrebbero così a disposizione una potentissima chiave di lettura del dipendente-pensiero e decidere di licenziarlo prima che lo faccia lui. Magari qualcuno potrebbe voler usare l’algoritmo già in fase di colloquio, per verificare quanto il potenziale stipendiato rimarrà nei secoli fedele al suo magnanimo datore di lavoro.
Fantastico, sono d’accordo. Un dipendente scontento può far perdere all’azienda soldi e tempo.
Ma ehi, signori scienziati: a quando la formula matematica che riveli allo sperduto precario se questo contratto durerà oppure no? Il tempo che perde un non più stipendiato a passare da un lavoro all’altro non è abbastanza monetizzabile?
Temo di no. Per sapere se il contratto sarà rinnovato non rimane che l’abracadabra e la danza del sole. Ma per chi come me in matematica ha sempre avuto il 4 periodico, tra un algoritmo e una formula magica continuo a preferire sim sala bim.
A me gli occhi, please.

AGLIO, FRAVAGLIO, FATTURA CÀ NUN QUAGLIA
100 gr di mandorle pelate
2 spicchi d’aglio
150 gr di mollica di pane
100 gr di olio
1 litro d’acqua fredda
aceto
sale

L’aglio è più efficace di un algoritmo, a volte. Tanto per cominciare tieni lontani i vampiri, che in giro ce ne sono parecchi. È scaramantico, e alzi la mano chi alla firma del contratto non fa qualche scongiuretto. E poi è l’ingrediente base dell’ajo blanco, zuppa spagnola imperdibile. Fatevi un giro di ajo blanco e poi alitate sui vampiri, il risultato è garantito.
Trito l’aglio insieme alle mandorle e a un pizzico di sale. Poi aggiungo la mollica di pane, precedentemente ammollata in acqua e strizzata, e comincio a versare l’olio a filo. Quando avrò raggiunto la consistenza di una maionese stempero con qualche goccia d’aceto. Verso in una zuppiera e aggiungo l’acqua fredda mescolando bene. Si serve freddissima con crostini di pane.
Di può non posso dirvi.

(...)
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Eugenio Montale)

13.5.09

AltaFedeltà





Vent'anni d'amore rendono una donna simile a un rudere, ma vent'anni di matrimonio la rendono simile a un monumento pubblico.
(Oscar Wilde)




L’estate sta per deflagrare sui cieli di Roma, mentre si discute di flussi migratori da bloccare, veline da smaltire, divorzi all’italiana e “papi” onnipresenti.
Ma, ehi, c’è una buona notizia: i mariti fedifraghi d’ora in poi potranno giustificare la scappatella con la teoria del complotto. “Cara, non ho messo io questa bionda nel mio letto. È un sabotaggio organizzato dalle sinistre”. Ottimo, si salveranno così molti matrimoni traballanti. Se la colpa non è tua, ma di una faziosa opposizione, non abbiamo più bisogno di divorziare. Oppure divorziamo, ma che lo sappia tutta la nazione.
Tra moglie e marito non mettere l’Onu, basta la stampa nazionale.

Nel frattempo i giapponesi hanno inventato il reggiseno con il timer. Si apre solo quando viene inserito un anello. Cioè se mi chiedi in sposa mi levo il reggiseno (e parte la marcia nuziale). Altrimenti non si aprirà mai e io vivrò rinchiusa in una gabbia toracica tutta la vita. Questo vuol dire che in Giappone ci sono uomini disposti a sposarti solo per dare una palpatina.
In Italia per quello è tanto se ti offrono una pizza, o un seggio in parlamento.


CHE PIZZA
Patate
Pomodorini
Cipolla
Capperi
Olio
Sale

È fatta. Avete abboccato alla teoria del complotto e vi siete tenute il marito (sperando, prima o poi, di togliervi il reggiseno). Se tutto va bene vi ricompenserà della vostra buona fede offrendovi una pizza - al taglio - sotto casa. Altrimenti costringetelo quanto meno a cucinarvi una pizza di patate, è una ricetta semplice e sicuramente più afrodisiaca di tante puntate di Porta a Porta.
Faccio lessare le patate e poi le passo con lo schiacciapatate. Unisco un po’ di olio e di sale e lascio raffreddare. Nel frattempo soffriggo un po’ di cipolla affettata e, quando sarà imbiondita, aggiungo i pomodorini tagliati a metà. Lascio cuocere una decina di minuti. Fodero uno stampo con carta da forno e ci verso metà del composto di patate, livellandolo con una spatola. Ricopro con le cipolle e i pomodorini e aggiungo i capperi. Stendo poi sopra l’altra metà del composto di patate. Spennello il tutto con un po’ d’olio e faccio cuocere nel forno già caldo a 200° per una ventina di minuti.
E se son patate, fioriranno. Auguri.

4.5.09

PezziDiCielo


La libertà comincia dall'ironia.
(Victor Hugo)

Eccomi qui. Tra pochi giorni tornerò a calcare le scene con un nuovo precarissimo lavoretto che mi terrà impegnata se tutto va bene fino a luglio. Si prospettano tre lunghi mesi di stipendio, queste sì che sono certezze.
Nell’attesa di riciclarmi nell’ennesimo “impiego”, che vedrà il mio inossidabile multitasking al massimo del suo splendore ("Cara CuocaPrecaria, puoi fare questo e anche quello? Certo, che domande"), uso questi ultimi giorni di libertà per gironzolare tra le vie di Roma, e non solo.
Oggi per esempio era una giornata meravigliosa, e mentre voi stipendiati sbadigliavate in qualche ufficio la vostra eroina se ne andava in spiaggia, dove c’erano praticamente solo lei, la sabbia, il mare, il vento (ma neanche troppo) e qualche intrepido surfista che aveva confuso il litorale laziale per le coste dell’Australia.
La vita è così: sei precaria, il tuo orizzonte economico non è più roseo di quello di un qualunque paese indebitato dell’Africa Subsahariana, il tuo lavoro non sai neanche più qual’è perché oramai ne hai fatti troppi (e troppi ne rimangono ancora da fare), è un mondo difficile e vita intensa eppure a volte puoi godere di momenti di inusitata, rubacchiata, libera felicità.
Un lavoro non precario ti garantisce meno angosce, sì. Ma un lunedì di maggio al mare, tu, il sole, la sabbia e qualche surfista confuso, non ha prezzo.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi, diceva una canzone. Oggi non c’erano neanche tanti cattivi ricordi da affogare, solo un pezzo di cielo tutto mio.
Quanto ai surfisti sono al sicuro anche loro, affogare tra le onde alte 5 centimetri del litorale laziale mi sembra piuttosto improbabile.

PUNKY TZATZY
Cetrioli
Yogurt
Aglio
Olio evo
Sale
Aneto o prezzemolo

L’estate e lo tzatziki sono per me praticamente la stessa cosa. Non ho una ricetta da darvi, la mia preparazione dello tzatziki è punk come un lunedì di maggio al mare. Procedo ogni volta in un modo diverso, ma credetemi: la combinazione di cetrioli, yogurt e olio garantisce da sola il risultato, è praticamente impossibile che non venga buono. Se riuscite a produrre uno tzatziki cattivo per favore fatemelo sapere. Altrimenti vi basterà prendere i cetrioli (diciamo uno o due per ogni vasetto di yogurt), pelarli e tagliarli a tocchetti. I cetrioli, come lo yogurt, andrebbero lasciati a scolare per perdere l’acqua almeno un’ora, io non lo faccio quasi mai e non me ne pento. In ogni caso i cetrioli vanno poi uniti allo yogurt (la ricetta originale prevede ovviamente lo yogurt greco, io produco quantità industriali di yogurt fatto in casa con la yogurtiera per cui uso il mio) e a uno spicchio, o più, di aglio tritato finissimo. Si aggiunge lentamente l’olio d’oliva, il sale e un po’ di aneto (oppure prezzemolo) e si mescola bene. Si può aggiungere alla fine qualche goccia di aceto, oppure no.
Siate liberi come il vostro tzatziki, sarà buonissimo.

Playlist (de)liberata
Tonino Carotone - Me cago en el amor
Modena City Ramblers - Morte di un poeta

20.4.09

FragoleFragili


"Tutti vogliono avere un amico, nessuno si occupa d'essere un amico."
(Alphonse Karr)


È una primavera capricciosa, ma è pur sempre primavera.
Ho un tulipano sul davanzale che si prepara a fiorire, qualche rondine qua e là e, soprattutto, un insperato ottimismo.

È stato un lungo inverno. Ho mangiato troppa verza. Ho perso qualche amico per strada ma ho meno rabbia nel cassetto.
Alcuni amici non sono per tutte le stagioni. Durano un paio d’anni poi appassiscono, travolti da un insolito destino o, più spesso, dalla loro incapacità di esserci.
L’amicizia non è per tutti. Alcuni vanno bene solo come conoscenti. Figure di un contorno ad una festa, perfetti per un aperitivo o per accompagnarti da Zara. Ma non chiamateli amici, perché quando avrete davvero bisogno di loro non saranno lì. Saranno a qualche festa, bevendo un aperitivo, facendo shopping.
Ma non importa. Ci ho messo un po’ a capirlo, però ora so che l’amicizia è come l’amore. Non è una cosa facile. Ci vuole coraggio.
Possiamo diventare amici, o amanti, per sentirci meno soli, per rinforzare l’autostima, per crederci migliori, per inventarci un altro noi.
Ma chi ti vuole bene davvero non ha bisogno di te, ti vuole perché sei come sei, non perché non ha altro da fare.
Non ho bisogno della primavera per superare l’inverno. Ma sapere che la primavera esiste mi rende felice.
Dovrebbe funzionare più o meno così.

Riguardo alla verza non fraintendetemi, la adoro.


IL POSTO DELLE FRAGOLE
mezzo chilo di fragole
125 ml di latte
200 ml di panna
50 grammi di zucchero
1 uovo

Questa mousse di fragole va bene per tutti. Gli amici da contorno la assaggeranno ad una festa e ti diranno “è buonissima, mi devi dare la ricetta”. Gli amici veri ti diranno forse la stessa cosa, ma loro avranno passato l’inverno al tuo fianco, avrete mangiato insieme la verza e ora si meritano davvero le tue fragole. Eccole quindi.
Lavo le fragole, le taglio a tocchetti e le metto nel frullatore insieme al latte, lo zucchero e il rosso d’uovo. Monto la panna e la chiara d’uovo. Unisco la panna al frullato e poi, molto delicatamente, la chiara montata a neve.
Verso il tutto in coppette che lascerò in frigo almeno un paio d’ore.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci
mi sentivo meno stanco di voi.
Ero molto meno stanco di voi.
(Fabrizio De Andrè)

Playlist amichevole
The Beatles - With a little help from my friends
Fabrizio De Andrè - Amico fragile

10.4.09

UovulAzioni



Quando la terra smetterà di tremare, i politici di sfilare, le telecamere di inquadrare.
Quando non ci saranno più banalità da proclamare né immagini struggenti da esibire né solidarietà da ostentare. Quando il silenzio cadrà sull'ultimo granello di polvere e una città distrutta si ritroverà sola, allora vorrei che finalmente tutti tornassimo a tremare, a sfilare e a inquadrare davvero la realtà.

Non lasciamoli soli.




Buona Pasqua, che
l'uovo sia con voi.












30.3.09

ColCavolo





Oggi ho telefonato all'Agnelli e gli ho detto: "Il mio posto di lavoro non si tocca..." Lui m'ha risposto:"E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo."

(Altan)




Piccoli gioielli on-line per gli incauti cercatori di lavoro.
“Cercasi giovane ragazzo max 27 anni anche prima esperienza, inserimento in società per assunzione immediata, astenersi laureati e perditempo.” Lauree a perdere.

“Cercasi commessa con esperienza per stage in negozio, rimborso spese”. Bontà loro.
“Si cercano blogger per nuovo portale. Retribuzione: euro 2,5 a post”. Troppo.
“Zona di lavoro: Dal 6 al 7 Aprile città di Roma. Dal 21 al 24 Aprile città di Trieste . Dal 28 al 29 Aprile città Siena. Saranno valutate solo le candidature che daranno disponibilità immediata per tutte le destinazioni di lavoro.” Il mondo è piccolo per noi.
“Si cercano appassionati per collaborazione con giornale on-line. Non è previsto nessun tipo di retribuzione”. La passione non ha prezzo.

Chi cerca trova quindi. Certo, dipende cosa.

CAVOLATE
Cavolo cappuccio

Kiwi
Senape
Olio
Sale


Dedico questa cavolata agli offritori di lavori inutili, ai furbastri in cerca di affari, alle commesse in stage, agli appassionati senza portafoglio e soprattutto ai quei perditempo dei laureati. Ma andate a lavorare!

Lavo il cavolo e lo taglio a listarelle. Metto in una insalatiera insieme al kiwi, tagliato a dadini. Condisco con un’emulsione di olio, sale e senape.
Se mi avanza un po’ di insalata, pubblico un annuncio e cerco di venderne un po’ a qualche appassionato residente a Roma, Trieste e Siena. Astenersi perditempo.

17.3.09

HortusConclusus

Il miglior medico è la natura: guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi.
(Galeno)


Barak Obama non è solo il primo presidente nero degli Stati Uniti. Non è neanche solo l’uomo che ha avuto per primo il coraggio di cambiare al grido di Yes we can e neppure l’unico a cui sia venuto in mente che in tempi di crisi i super bonus ai dirigenti non sono esattamente una buona idea.
Barak Obama è il primo presidente degli Stati Uniti a coltivare zucchine alla Casa Bianca. Altro che nero, lui e la moglie Michelle hanno un pollice verdissimo, e nel giardino della White House, lì dove Jakie Kennedie piantava roseti, hanno allestito un orto.
Broccoli, piselli e zucchine presidenziali inaugurano un’autarchia mangereccia destinata, forse, a rivoluzionare gli orizzonti gastronomici di un popolo cresciuto ad hamburger e burro di noccioline.

Intanto, l’orto della Casa Bianca è un ottimo esempio anche per noi di cibo a chilometri zero, altro che ingozzarsi di ananas e banane tutto l’anno.
Per essere in linea con i trend americani, sto per allestire una piantagione di basilico sul davanzale della mia finestra. L’orto ancora non ce l’ho, I’m sorry.
Ma mi aspetta una primavera odorosa e piena di pesto. E il resto si vedrà.

La natura non fa nulla di inutile.
(Aristotele)

PESTAGGI
Basilico
Pinoli
Parmigiano
Pecorino
Olio extra vergine di oliva
Aglio
Sale grosso

Mezzo chilo di linguine costa 60 centesimi. Farsi il pesto in casa con il basilico del proprio davanzale, non ha prezzo.
In un mortaio metto quindi un pizzico di sale grosso, l'aglio pelato e le foglie di basilico pulite. Schiaccio con il pestello facendo un movimento rotatorio, poi aggiungo i pinoli e continuo a pestare. Quando avrò amalgamato il tutto aggiungo pecorino e parmigiano, pesto ancora e poi aggiungo l’olio a filo.
Se il procedimento mi sembra troppo naturale e non reggo lo stress, posso sostituire al mortaio il mio infallibile minipimer, avendo cura di lasciarlo un po’ in frigo prima di cominciare, così le lame si raffreddano e non faccio surriscaldare il mio pesto, che altrimenti perderebbe il suo bel colore.
Uso così com’è sulle linguine cotte (allungandolo eventualmente con un po’ d’acqua di cottura della pasta) da sole o insieme a fagiolini e patate dell’orto di qualcun altro.
Accompagno con Vermentino Ligure che sarò andata a prelevare in Liguria a piedi, per non inquinare con il trasporto, o dallo scaffale del supermercato, così a inquinare ci pensa qualcun altro e noi la coscienza ce l’abbiamo pulita.
E che il pesto sia con voi.

6.3.09

StiamoTuttiBene

A volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialza e continua per la sua strada.
(Winston Churchill)


Tanto rumore per nulla.
Il nostro Presidente del Consiglio ha appena detto che la crisi c’è, ma i media esagerano. Fiuff, ora mi sento molto più tranquilla. E poi rincara: “il nostro sistema attuale di ammortizzatori sociali ci consente di intervenire meglio rispetto alle proposte dell'opposizione”. Infatti io mica lo vorrei un assegno di disoccupazione. Tanto la crisi non c’è, a che mi serve? Sono le solite proposte demagogiche di quegli scioperati dell’opposizione. Che ce ne facciamo noi precari degli ammortizzatori sociali? Voglio una vita spericolata, di quelle vite fatte così.
E già che ci siamo, a che servono i contributi pensionistici per i lavoratori a progetto (che allo stadio attuale non hanno sussidi di disoccupazione nè, appunto, contributi)?
Tanto di questo passo quando avrò sessantanni io l’età pensionabile per le donne sarà arrivata agli ottanta. Vivrò qualche anno da pensionata precaria e poi lascerò questa terra senza rimpianti. Si muore più felici da poveri.
La cambio io la vita che, che mi ha deluso più di te, portami al mare, fammi sognare, e dimmi che non vuoi morire...

Grazie a tutti.

SU&GIÙ
50 grammi di burro
50 grammi di farina
mezzo litro di latte
60 grammi Parmigiano grattugiato
60 grammi Emmental grattugiato
3 uova
sale
pepe

Il soufllè è come la crisi, un momento c’è, l’attimo dopo precipita.
In attesa di veder precipitare la crisi (quella che non c’è), accontentiamoci di far inabissare il nostro soufflè appena tolto dal forno.
È tutto un attimo.
In un pentolino faccio sciogliere il burro a fuoco basso, poi aggiungo la farina, girando continuamente con un cucchiaio di legno. Unisco poco alla volta il latte, precedentemente riscaldato, e faccio bollire piano piano, sempre mescolando. Aggiungo poi il sale e il pepe. A questo punto unisco i due formaggi e i tuorli d’uovo. Monto a neve ben ferma le chiare e aggiungo al composto mescolando con delicatezza. Verso il tutto in uno stampo imburrato e faccio cuocere in forno per 20 minuti a 180°. Tolgo dal forno e servo subito.
Il soufllè scenderà quasi subito ma tanto più giù di così c'è solo da scavare. Salirò?

Playlist immortale
Vasco Rossi - Vita spericolata
Patty Pravo - E dimmi che non vuoi morire
Anna Oxa - È tutto un attimo
Daniele Silvestri - Salirò

24.2.09

SeUnPomeriggioD'InvernoUnCercatore




Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
(Arthur C. Clarke)






Nella vita ho poche certezze. Una di queste è Google. Lui è sempre lì, trova tutto quello che cerco, mi da la posta elettronica, il blog, il raccoglitore di foto, le mappe e tutto quanto la mia vita tecnologica possa desiderare.
Oggi la posta elettronica di Google è andata in tilt per un paio di ore, e ancora adesso zoppica.
Mi sento tradita. Abbandonata dal mio Grande Saggio. Spogliata di una vita on-line.
E lo so che è solo un guasto momentaneo. Ma Google non sbaglia mai. Adesso che ha cominciato con gli errori potrebbe continuare. Sbagliarsi con i nomi nelle mappe. Non trovare quello che cerchi. Non riceve le tue e-mail.
Dove andremo a finire?
Tornemo indietro alla preistoira di carta e penna, enciclopedie, mappe cartacee?

Non sono pronta al collasso del sistema.
Almeno non prima di essermi definitivamente trasferita su una spiaggia deserta. Io, il sole, il mare, e un messaggio nella bottiglia: “come accendere il fuoco da soli - cerca con Google”

FILLO-SOFIE
Pasta fillo
Mele
Burro
Zucchero di canna
Mandorle tritate
Cannella

Ieri, per esempio, avevo della pasta fillo e delle mele. Ho interrogato il mio GoogleOracolo, mescolato un po’ i risultati, e mangiato quanto segue.
Sbuccio le mele e le taglio a tocchetti. In una padella con un po’ di burro faccio ammorbidire le mele insieme alla cannella. Fodero degli stampini da muffin con due rettangoli di pasta fillo sovrapposti. Riempo con le mele, cospargo di mandorle tritate e zucchero di canna e faccio cuocere in forno a 180° per una decina di minuti. Ottengo dei cestini ripieni di mele. Faccio intiepidire e mangio.
Ci sentiamo on-line. O ci vediamo sulla spiaggia deserta.

Playlist in bottiglia.
The Police - Message in a bottle




15.2.09

FratelloSoleSorellaMela


Un uomo ha molte stagioni mentre una donna ha diritto solo alla primavera.
(Jane Fonda)


A proposito di palestre, e di istruttori.
C’era una volta la mia infanzia, che, come qualcuno
ricorderà, si dipanava tra i sentieri tortuosi della lotta al grasso imposti dal matriarcato in cui vivevo.
Scoprii presto la mia vera natura: ero una “donna-mela”, di quelle che accumulano la ciccia nella parte alta del corpo. Questo mi garantiva lunghe gambe magre e continui “tieni indietro la pancia” di mia madre, “donna-pera”, e delle mie due sorelle maggiori, rispettivamente un’altra pera e un’altra mela. Nel frutteto chilofobico della mia famiglia approdò un giorno un pamphlet sovversivo, destinato a sconvolgere i nostri orizzonti dietetici. Era un libretto rosso, non di Mao ma altrettanto rivoluzionario. Sulla copertina svettava una sorridente Jane Fonda, all’interno decine di fotografie di donne intente ai più svariati esercizi, programmi di allenamento e consigli di vita. “Il mio libro di ginnastica” divenne rapidamente un cult book a casa nostra. Ricordo la mia stanza da letto trasformata in palestra, con le sorelle e le loro amiche intente a riprodurre gli esercizi consigliati da Jane ed io piccola a sgambettare in un angolo. I Duran Duran accompagnavano le nostre fatiche, Jane sorrideva dal suo libro e un futuro glorioso di eterna magrezza ci attendeva. Erano gli anni 80. I miracolosi addestramenti di Jane attraversarono trionfalmente l’intero decennio, allenarono un buon numero di mele e pere del quartiere e sbarcarono vittoriosi negli anni 90, quando la sottoscritta raggiunse l’adolescenza e l’ansia di smelizzarsi si fece concreta.
Al mio fianco avevo un’alleata, un’altra mela, pronta come me a combattere la ciccia senza esclusione di colpi. Era la mia vicina di casa, fedele compagna di avventure nei pomeriggi oziosi dopo scuola. Insieme ci accanivamo sulle pagine del libercolo, un addominale dopo l’altro in un mare di sudore che terminava spesso con una sostanziosa merenda, “tanto noi oggi abbiamo bruciato un sacco”. Ma nessuno può fermare il progresso, e di lì a poco il rivoluzionario libretto sarebbe stato superato da effetti speciali e colori ultravivaci. Con “La Repubblica” erano infatti arrivate in allegato alcune miracolose videocassette. Cindy Crawford, stanca delle passerelle, aveva deciso di lanciare una linea di video esercizi di aerobica che, ovviamente, non poteva mancare in casa mia. Jane rimase su uno scaffale a prendere polvere mentre sui nostri televisori riluceva Cindy, stretta in tutine mozzafiato e tutta intenta a spiegarci come diventare come lei con poche semplici mosse. I video erano ambientati in loft enormi a New York, su spiagge assolate di Malibù e in altre strabilianti location dove una delle donne più belle del pianeta saltellava con nonchalance sotto lo sguardo ammirato del suo personal trainer. La scena era quindi la seguente: io e la mia vicina, ingolfate in improbabili tutone, ansimavamo davanti al televisore cercando di riprodurre gli esercizi mentre la voce del personal trainer ripeteva “brava Cindy, sei bellissima”.
Furono anni difficili, quelli. Ma fu il mio tempo delle mele. E fu bello anche così.

Nel nuovo millennio, anche Cindy è in cantina. La mia vicina vive in Svizzera e io ho deciso di fare pace con la mela che è in me. Anche se non rinuncio alla palestra.
E ogni tanto, mentre trafelata eseguo il cinquantesimo addominale sotto lo sguardo sadico dell’istruttore, ripenso a quei pomeriggi, e sorrido.
Ah, io e la mia vicina tra di noi ci chiamiamo ancora Cindy e Jane. Ma non ditelo in giro.

IL TEMPO DELLE MELE
Mele
Uvetta
Zucchero di canna
Cannella

Se sei una donna mela, questo frutto è destinato a piacerti. Ma le mele al forno piacciono anche alle donne pere, alle donne sedano (le secchissime) e alle melone (le cicciottose). Piacciono anche agli uomini, specie se la mela gli viene consegnata da una donna. Ma questa è un’altra storia.
Prendo la mela, la lavo e la privo del torsolo. Riempo la mela con l’uvetta precedentemente ammollata e asciugata, lo zucchero di canna e la cannella in polvere. Volendo posso aggiungere anche delle mandorle tritate e/o dei biscotti secchi tritati e/o della scorza di limone. Metto in una teglia ricoperta da un leggero strato d’acqua e inforno a 180° per mezz’ora.
È buonissima, ed è più mela che mai.

Playlist renetta
Angelo Branduardi - Cogli la prima mela
Marlene Kuntz - Mala mela

8.2.09

ViaVia




Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori.
(Voltaire)




Prosegue inarrestabile la mia marcia trionfale in palestra. Ormai ho provato quasi tutte le lezioni, in un trionfo di lacrime e sudore che odora di tonici bikini e addominali piattissimi.
Ho imparato anche il gergo degli istruttori: urli incoraggianti, improbabili battute e dai dai dai forza abbiamo quasi finito scandiscono i minuti più faticosi delle nostre misere vite.
Fuori piove un mondo freddo, direbbe Conte, e noi sudiamo via i peccati uno ad uno, aspettando la primavera. Ma manca poco, no?

Nel frattempo in questo mondo freddo si decide della vita e della morte, di medici delatori, di ronde padane, di clochard bruciati e di immigrati in fuga da qualche pazzo vendicatore solitario.
Si sta meglio in palestra, ultimamente.
Via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri...

RADICCHIO INTEGRATO
Penne integrali
Radicchio rosso
Parmigiano grattugiato (o provola affumicata)
Cipolla
Olio
Sale
Pepe

Nell’attesa (vana?) che in Italia si cominci a parlare di integrazione, integriamo almeno la pasta con il radicchio, prima di tornare a nasconderci in palestra.
Usiamo pasta integrale, piena di fibre, che fanno bene un po’ a tutto ‘ste fibre, pare.
Semplicemente pulisco il radicchio, lo taglio a listarelle e lo metto in padella insieme alla cipolla tritata fatta leggermente appassire in un po d’olio. Aggiungo sale e pepe, copro e faccio cuocere una decina di minuti. Scolo la pasta al dente e poi la salto in padella insieme al radicchio. Volendo al radicchio si può aggiungere, durante la cottura, dello speck o del prosciutto crudo. Spolvero di parmigiano oppure cospargo di dadini di provola, e servo.
E chi può, si integri.

Playlist fuggi fuggi
Paolo Conte - Via con me

31.1.09

CiVuoleFisico

Il golf è l'unico sport dove i giocatori non vengono squalificati per l'erba.
(Bob Hope)

Andare in palestra ti porta a fare delle scoperte. Dal fondo degli abissi riemergono muscoli dimenticati, ritrovamenti archeologici che fanno tenerezza.
Il deltoideo esulta nella ritrovata attività, gli adduttori ballano la samba e l’addominale obliquo sorride al punto vita. Io sono un po’ stanca, ma non importa.
E poi oggi finisce gennaio, e questa, non so perché, è una buona notizia.
Nel frattempo cerco di abituarmi alla mia nuova weltanschauung salutista, alterno minestroni scoppiettanti di vitamine con ricadute ipercaloriche. Ma diamo tempo al tempo.
Già il tempo. Non è che le previsioni siano delle più rosee, a sentire i governi un po’ di tutto il mondo.
Quando finirà la Crisi? Offro un bicipite in omaggio a chi riporterà un po’ di calma nelle disastrate economie e nel mio conto in banca.

Non ho molto altro da aggiungere al momento, vi terrò aggiornati sugli ulteriori ritrovamenti.

EX PRIMO MINESTRONE
Minestrone surgelato (o preparato fresco per minestrone)
Uova
Parmigiano
Sale
Pepe
Olio

Va bene essere salutisti, ma a mangiare tutti i giorni il minestrone si finisce deperiti e depressi.
Una versione alternativa prevede di trasformare il minestrone surgelato in una frittata al forno. Così: prendo il minestrone e lo metto in padella con un po’ d’olio e della cipolla tagliata a tocchetti, fino a che le verdure non si siano scongelate (o faccio rosolare quelle fresche). Intanto sbatto i tuorli fino a farli diventare spumosi e aggiungo poi il parmigiano, le verdure, sale e pepe. A parte monto le chiare a neve ben ferma. Unisco i bianchi delicatamente al composto e verso il tutto in una pirofila unta con poco olio. In forno caldo per circa 20 minuti.
Ma mi raccomando, non dimagrite troppo: mi piacete così.

Playlist tonica
Francesco De Gregori - I muscoli del capitano
Luca Carboni - Ci vuole un fisico bestiale


21.1.09

Gratis&ColCiuffo


I soldi non fanno la felicità, dicono. Senza dubbio stanno parlando dei soldi degli altri.

(Sacha Guitry).



È finito il tempo delle vacche grasse, ieri mi sono iscritta in palestra. Il mio debutto in sala pesi ha tolto ogni dubbio a chi ancora pensava ci fosse per me un futuro da body builder. Ma come ha già detto Obama: “abbiamo preferito la speranza alla paura”, per cui ne riparliamo tra un mese, quando con nonchalance correrò sul tapis roulant la maratona di New York. Yes, we can.

Per il resto, il mio futuro lavorativo è ormai lo stesso di un sessantenne cassaintegrato, senza cassa però. Nel frattempo mi tocca sorbirmi incontri imbarazzanti con gli amici di amici di amici che potrebbero essere “contatti interessanti”. L’ultimo acquisto è stato un artista con ciuffo brizzolato sbarazzino, che a detta dei miei amici avrebbe potuto procacciarmi lavori appassionanti, stipendi milionari e feste tra attori e fiumi di champagne a Los Angeles. Gli incontri combinati “scopo lavorativo”, nella classifica delle cose-che-non-vorresti-mai-fare-ma-che-visti-i-tempi-te-tocca-fa’, sono secondi solo agli incontri “scopo serio fidanzamento” che gli stessi amici ogni tanto ti propinano, per cui sarà facile immaginare la gioia con cui la suddetta si è recata all’appuntamento al buio.
Il portatore di ciuffo brizzolato sbarazzino (d’ora in poi CBS) mi approccia con fare charmant, si presenta con improbabili nomi francesi e in 45 secondi mi snocciola il core business della sua attività, che non ho capito bene quale fosse ma non ho fatto domande per non interrompere il suo fighissimo elenco. Dopodiché improvvisa un colloquio di lavoro, con interrogativi pertinenti tipo “quindi cosa sai fare” e “ah bene, allora sai usare il computer”. Dopo un quarto d’ora di imbarazzanti domande e altri accenni compiaciuti ai “nomi grossi” che a sentir lui sarebbero clienti della sua società, parte la super proposta: andare al suo studio, nella periferia sprofondata di Roma est, tutti i giorni, a gratis, per fare telefonate. L’offerta è irresistibile perché si tratterebbe di procacciare affari per CBS il quale, nella sua infinità generosità, mi darebbe pure qualche spicciolo se gli trovo clienti. Se non trovo clienti niente, però avrei comunque la fortuna di poter stare giorno dopo giorno a contatto con un genio del ciuffo. Il che non è poco.
Temo di avergli spezzato il cuore, o quantomeno spettinato il ciuffo, rifiutando. E credo che non abbia ancora capito il perché. Del resto la proposta era davvero invitante.

Se qualcuno dei miei lettore fosse interessato, gli giro i contatti di CBS. Astenersi i perditempo che ancora credono che il lavoro vada pagato. Siete fuori moda e, ci scommetto, non avete neanche un bel ciuffo sbarazzino.

ME-LE PAGHI
6 mele farinose (o più, a seconda della grandezza)
650 grammi di zucchero
1 rotolo di pasta sfoglia

La prossima volta che incoccio qualcuno che vuole fare lo splendido a gratis, comincerò a sparare nomi francesi a caso, tanto per impressionarlo (e zittirlo) un po’. Mah sai, io ho lavorato per Philippe Matignon, sono intima amica di La Roche-Posay, domani sera esco con Tarte Tatin e Creme Brulè.
Nel frattempo la tarte tatin possiamo anche mangiarla, alla faccia loro. Quest’ottima torta di mele rovesciata si chiama così per le sorelle Tatin, che gestivano un ristorante nella Normandia di fine 800. Narra la leggenda che in una serata particolarmente convulsa la cuoca si accorse di aver dimenticato di preparare il dolce. In tutta fretta infornò le mele con lo zucchero e solo a metà cottura si rese conto che non aveva steso la pasta sotto le mele. Senza perdersi d’animo, decise che la pasta sfoglia l’avrebbe messa sopra e la rimise in forno. Una volta cotta la rovesciò e, voilà, era nata la tarte tatin.
In una tortiera antiaderente faccio caramellare lo zucchero. Aggiungo poi le mele sbucciate e tagliate a spicchi, mescolo bene e poi dispongo le mele a raggiera. Tolgo dal fuoco e ricopro con la pasta sfoglia sigillando bene i bordi. Bucherello con una forchetta e inforno a calore moderato per una ventina di minuti. Tolgo dal forno, capovolgo immediatamente e consumo tiepida.
Potere prepararla gratis per gli amici, basta che non abbiano il ciuffo sbarazzino.

Playlist a pagamento
The Beatles - Money
Renato Zero – Mi vendo
Abba – Money, money, money

11.1.09

UltimeNotizie



Na' tazzulella e' cafè e mai niente cè fanno sapè.
(Pino Daniele)


Splende su Roma un sole domenicale e birichino. Nel resto d’Italia, chi più chi meno, pure. Per colpa di questo ritrovato bel tempo nelle prossime ore i telegionali dovranno inventarsi qualcosa per cui valga la pena allarmarsi, i servizi sull’Italia “stretta nella morsa del gelo” al momento non servono. Del resto ce li hanno propinati in abbondanza nei giorni scorsi, come se la neve a Milano a gennaio fosse un evento di inaudita originalità.
Gli interminabili minuti che i tiggì dedicano al maltempo in inverno (e al caldo d’estate) mi fanno tornare alla mente i miei spensierati anni universitari, quando studiavo materie di indiscutibile utilità come Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico. Tra gli argomenti su cui noi promettenti precari di domani eravamo chiamati a indagare c’era una roba chiamata “newsmaking”, cioè i criteri di costruzione della notizia. In questa roba del newsmaking si parlava di una certa “legge di McLurg”, secondo la quale per i disastri esiste una scala graduata di notiziabilità: un europeo equivale a ventotto cinesi e due minatori gallesi equivalgono a cento pakistani.
Il quesito per solutori abili è quindi il seguente: a quanti pakistani corrispondono 10 centimetri di neve padana?

Ma visto che abbiamo deciso di concentrarci su eventi di scarsissima rilevanza mediatica, vorrei spendere due parole per ringraziare i malcapitati lettori di questo blog. Quelli assidui, quelli che commentano sempre, quelli che non commentano mai, quelli che passavo qui per caso, quelli che cuocaprecaria è il mio unico guru (occhei, questi non sono poi così tanti) e quelli che quanto mi annoio al lavoro, fammi vedere che ha scritto cuocaprecaria (e questi sono un po’ di più). A tutti va il mio grazie più sincero, vi adoro e vi auguro un 2009 niente affatto precario e molto cuoco.
Ma soprattutto vorrei rendere onore a quanti capitano su queste pagine per caso.
Chissenefrega dei pakistani, dedichiamo tutti un minuto di silenzio ad una persona che è capitata su questo blog la notte di capodanno, per la precisione alle 5.18 del primo gennaio, digitando su google: “come trovare la forza di stare a dieta”. Caro nottambulo cercatore, spero tu abbia trovato la forza e ti auguro un 2009 magrissimo. Ma dimmi: che avrai mangiato mai di così esagerato il 31 dicembre per decidere di cercare proprio quella notte, e per di più su un motore di ricerca, la forza di stare a dieta?
In attesa che l’affranto nottambulo risponda, vorrei poi omaggiare chi è arrivato qui digitando: “può una donna stufarsi della vita coniugale anni all'improvviso?”. Credo proprio di sì, e anche a te vanno i miei migliori auguri.
Comunque ragazzi, che avete combinato in queste vacanze? C’è chi ha cercato una “risposta dei nutrizionisti alla domanda: le lenticchie fanno ingrassare?” (e lascio ai nutrizionisti l’ardua sentenza), chi, pentito, il "riso in bianco contro la nausea” (va un po’ meglio oggi?) e chi addirittura si è preoccupato di “quanti grammi caffè una tazza di espresso dieta zona”, che io non conosco la dieta zona ma so per certo che il caffè non ha calorie, per cui mi sento di tranquillizzare il cercatore: una tazzulella non ha mai fatto ingrassare nessuno.
Altro che sondaggi, chi volesse sapere di cosa hanno bisogno di italiani dovrebbe indagare le loro navigazioni nel web. Allo “chef non stipendiato e senza contratto” va ovviamente tutta la mia solidarietà, mentre vorrei conoscere chi cerca su google “settantenni maggiorate” (e tanti saluti a Sofia Loren) e fare i miei più intensi auguri a chi ha cercato “per l'anno 2009 ricominciamo bene”, che non è neanche una ricerca, è una preghiera moderna, al posto dell’altarino il web.
Ma ricominciamo bene davvero, “con contabile senza contabile” come cerca qualcuno, o come vi pare come dico io. Purché bene.

NA TAZZULELLA 'E CAFE'
150 grammi di cioccolato fondente
1 tazzina di caffè ristretto
4 uova
80 grammi di zucchero a velo

Il marketing studiato a Scienze di Comunicazione a questo punto suggerirebbe di dare al pubblico quello che il pubblico, evidentemente, chiede a gran voce: ricette dietetiche, pentimento e contrizione (sulle maggiorate settantenni credo di non poter fare nulla).
Ma chissenefrega del marketing, e tiratevi un po’ su il morale con una bella mousse di cioccolato al caffè. Ecco la ricetta per quattro tazzulelle, per niente pentite e molto gustose.
Faccio sciogliere il cioccolato a bagnomaria, poi ci aggiungo il caffè caldo, mescolando bene. Lascio raffreddare e nel frattempo lavoro i tuorli con lo zucchero a velo fino a ottenere un composto spumoso e gonfio che andrò ad unire alla miscela di cioccolato e caffè ormai fredda. Alla fine aggiungo gli albumi montati a neve fermissima, mescolando con delicatezza. Divido la mousse in quattro tazzine, ricopro con un foglio di pellicola e lascio in frigo per 12 ore. Al momento di servire, crepi Sansone e tutti i nutrizionisti, aggiungo panna montata a volontà.
Una donna può stufarsi della vita coniugale all’improvviso, ma della mousse al cioccolato (e caffè) non si è mai stufato nessuno.
Se non ci credete, cercate su Google.

Playlist al caffè
Pino Daniele - Na tazzulella 'e cafe'
Domenico Modugno - O' Ccaffe'
Fabrizio De André - Don Raffaè

31.12.08

L’annoCheVerrà

E quindi uscimmo a riveder le stelle.
(Dante Alighieri)

Anno bisesto, anno funesto. Saranno pure vecchie superstizioni ma io questo 2008 non vedo l’ora di togliermelo dai piedi. E a quanto pare sono in buona compagnia. Ho appena visto su Facebook un evento con 145.314 “ospiti confermati” che propone: “mandiamo tutti insieme a fare in culo il 2008”. Dalle ore 23,55 fino alla mezzanotte del 31 dicembre centoquarantacinquemilatrecentoquattordici persone urleranno all’unisono “fanculo 2008”. 
Anzi, saranno 145.315, ho appena aderito anche io.

Ma vediamo cosa ci riserva il futuro.
Il 2009 sarà l’anno dell’Acquario e dei Gemelli. Per i cinesi sarà l’anno del Bue. Per Ján Figel, Commissario per l’Istruzione UE, sarà l’Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione. Per l’ONU sarà l’anno della Fibra Naturale. Per Maroni sarà l’anno delle autonomie locali, per Cannavaro questo sarà l'anno di Ibrahimovic.
Il 2009 sarà l’anno nero per i giornali europei ma sarà forse l’anno per il cinema in tre dimensioni. L’anno nuovo vedrà il ritorno della cucina casalinga e del turismo naturale. Sarà però anche l’anno della connettività internet dagli aerei e del wireless USB. Questo performante (e impegnatissimo) 2009 sarà anche l’anno del gorilla, che rischia l’estinzione, e l’anno della sicurezza sul lavoro, che è estinto già da parecchio (il lavoro).
Nel 2009 ricorre il bi-millenario di Vespasiano Flavio, quindi sarà pure l’anno del Colosseo. Sarà l'anno della rivoluzione dei consumi in Cina. E, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 2009 sarà l’anno del respiro.

Ma soprattutto, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  ha proclamato il 2009 Anno Mondiale dell’Astronomia.
Ricominciamo finalmente a vedere le stelle.

Buon 2009, sarà anche il vostro anno.

Abbracci,
CuocaPrecaria