16.10.08

PoveriNoi


Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità.
(Albert Einstein)


Il cielo di Roma pullula di rondini indecise. È tempo di migrare, qui si prepara il freddo.
I’m like a bird, I’ll only fly away.
Ma le rondini faranno meglio a dirigersi verso un atollo esclusivo con Club Mediterranée dove svolazzare frivole sui bikini abbronzati di annoiate signore inglesi. Se si sbagliano e finiscono a sorvolare un qualunque villaggio in Burkina Faso magari poi non le fanno tornare a popolare gli italici empirei. Qualche illuminato parlamentare forse sta già preparando una nuova mozione per la prossima primavera: rimpatriamo le rondini provenienti dai paesi poveri, i cieli italiani alle rondini italiane.

Non mi stupirebbe, visto l’accogliente clima di razzismo di questo autunno italiano.
Italianissimo da sette generazioni. Che ce ne andiamo in Bulgaria e invece di guardare la partita gridiamo slogan nazisti. Che ogni tanto andiamo a picchiare qualche negro, ma solo per noia. Che i rumeni so' tutti ladri, gli albanesi papponi, gli arabi terroristi e i cinesi mettono il latte avariato nei nostri biberon di plastica radioattiva. Che a scuola non vogliamo classi miste, gli stranieri non lo parlano bene come a noi il linguaggio italiano e i bambini poi farebbino casino coi congiuntivi se ce stessero i marocchini in classe.
L’Italia è nostra e la vogliamo tutta per noi, si sta così bene qui.

Intanto un italiano su quattro rischia di diventare povero, anche perché, wow, il nostro efficientissimo welfare è il meno efficiente d’Europa. Ci sono già sette milioni e mezzo di connazionali con pedigree che vivono sotto la soglia della povertà e, dati Istat alla mano, almeno altrettanti milioni di illustri discendenti di D’Annunzio camminano in bilico sul glorioso boulevard dell’indigenza. E ora che facciamo, organizziamo un marcetta su Fiume?
O ci imbarchiamo tutti sulla prima nave a vapore e andiamo a fare Little Italy in qualche paese esotico e generoso? Non servono neanche più la valige di cartone, possiamo usare il nostro comodo trolley della Samsonite, ci portiamo il cellulare quadriband così possiamo usarlo anche in Giappone e il portatile comprato a rate da Unieuro per spedire mail ai parenti rimasti in patria.
E speriamo che all’estero siano più accoglienti di noi.

ROTOLANDO
15 foglie di vite in salamoia
200 grammi di carne macinata (opzionale)
1 tazza di riso a grana lunga
1 cipolla
prezzemolo e/o aneto
olio
sale
pepe

Gli involtini di foglie di vite sono un piatto tipico turco, ma anche greco, rumeno, bulgaro e di chissà quali altri paesi strabordanti di stranieri pronti ad invadere la nostra penisola ricca e felice.
Siccome ho il fondato sospetto che presto tante Samsonite atterreranno all’estero in cerca di fortuna, magari proprio dai rumeni, vi omaggio di questa ricetta ottomana, fosse mai che arrotolando un involtino vi facciate amici i vostri nuovi vicini di casa.
Ripescate la vecchia hit rumena del 2004, Dragostea, mentre l’ascoltate sciacquate le foglie di vite per fargli perdere un po’ di sale e poi mettetele ad asciugare su un canovaccio. Nel frattempo preparate un soffritto con la cipolla, aggiungete il riso, la carne macinata (la versione vegetariana la sostituisce con l’uvetta e i pinoli) e le spezie. Ricoprite a filo con acqua calda e lasciate cuocere una decina di minuti, mescolando a ritmo dance. Poi fate raffreddare il tutto. A questo punto riempite ogni foglia di vite con un cucchiaino di ripieno e poi ripiegatela su se stessa fino a formare un rotolino. Quando avrete finito di arrotolare tutte le foglie (ci vorrà un po’, vi avviso) coprite il fondo di una pirofila con altre foglie di vite e disponetevi i rotolini allineati. Coprite d’acqua e fate cuocere a fuoco basso e con il coperchio per almeno 40 minuti.
Si mangiano tiepidi o freddi accompagnati con salsa allo yogurt.
Buon viaggio, scrivete quando siete arrivati. Baci ai pupi.

Playlist volante
Nelly Furtado - I'm like a bird
Haiducii - Dragostea din tei

13 commenti:

  1. il nostro nuovo coinquilino è turco e nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di affittargli una stanza...mmm...ritratto esemplare del bel paese, perbenista e benpensante...forse questo provocherà la mia espulsione immediata (e già che a nord del Po fanno storie a tenermi...), ma magari mi dice culo (e scusa se dico "culo" nel tuo blog) e trovo un lavoro all'estero, dove pare che un sacco di colleghi vengano pagati PIÙ meglio e rispettati ancora peggio...quindi, alla fine dei conti, io 'sta ricetta col turco me la rivendo subito...

    P.S. e pensa che ho avuto anche il coraggio di "invitare" su Facebook..sono proprio una ribelle!

    Lety

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  2. Ciao Laura, come stai? Molto bello questo post, la dice lunga sulla cecità e sull'ignoranza degli italiani, che vanno incontro alla crisi urlando al cellulare e mangiando le cozze in ristoranti da poco. Bah. Emigriamo tutti, emigriamo! La ricetta è molto bella, ancora non ho trovato le foglie di vite, ma ho visto un sacco di ricette con le foglie nel mio nuovo strafigo libro di ricette medio-orientali. Ti saprò dire. Baci!

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  3. bello il tuo blog!!!! buon w.e.

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  4. @ Mikamarlez: con il tuo coinquilino potresti organizzare un "tandem culinario", lui ti insegna qualche specialità turca e tu gli cucini qualche prelibatezza italica. Sarà sicuramente un bel match, e poi l'integrazione si sa, nasce a tavola!
    @ Maricler: uhm, sono curiosa di sapere quali ricette propone il tuo libro strafigo. Ci vediamo all'areoporto!
    @ Manu: grazie! Bello anche il tuo, ora ti linko. E fammi sapere come procede il concorso. A proposito, che si vince?!? Buon week-end anche a te.

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  5. Anvedi, Cippì, che hai trovato l'aggancio per le ricette turche? Grande Mika, la tua casa è come la borsa di Mary Poppins!
    Sto cercando di affrontare un altro libro di Elif Shafak, ma non riesco ad ingranare. Forse perchè fino a pag.97 non è ancora stato menzionato alcun manicaretto?
    Buon weekend!

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  6. Mi unisco al grido di Maricler: emigriamo! La crisi che stiamo attraversando temo sia un fenomeno irreversibile, ahinoi.
    Concordo sul bel post e sull'ottima ricetta. Mi piace questa tua particolare capacità di associare i pensieri ai sapori, un'intelligente profondità al frivolo piacere culinario.

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  7. ... e come disse Grillparzer: "Dall'umanità alla bestialità attraverso la nazionalità".
    C'è poco da fare: cambiano i tempi, ma il percorso degli imbecilli è sempre, pervicacemente, lo stesso.

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  8. ricambio con piacere la tua visita e anche il link: il tuo blog è davvero molto carino.

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  9. Bello questo blog! E trovo irresistibile che le considerazioni socio-politiche siano mischiate alla gastronomia.
    Però mi impaurisce un po' il consenso che sempre più spesso (qui Maricler e Acilia, per esempio) riscuote l'opzione "fuga dall'Italia". Io temo che se i giovani migliori, o anche solo i più intraprendenti, se ne vanno... Qui in Italia non resterà più nessuno a combattere per migliorare il sistema!
    Sul mio blog ho riportato la storia di Olimpia, che si è dovuta trasferire in Olanda per veder riconosciute (e retribuite) le sue competenze. (Per chi fosse curioso di conoscere la vicenda: http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/2008/10/olanda-chiama-italia-aggiornamenti.html). Però metto sempre in guardia i giovani dal considerare la fuga come una soluzione. Essere costretti a emigrare è una sconfitta: per noi e per l'Italia.

    PS: gli involtini di vite sono fenomenaliiiiii!!

    Eleonora
    http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/

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  10. Sono d'accordo con Eleonora; del resto lo diceva già Seneca:animum mutandum non coelum.
    E' vero però che lui ha fatto una pessima fine...



















    +

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  11. Ah però, vi avevo lasciato a discutere di involtini e vi ritrovo con Seneca...
    Sono d'accordo con Sibilla: bisogna cambiare la mentalità dentro di noi, non il cielo sopra la nostra testa. Partire non serve, se poi in terra straniera rimaniamo gli stessi fessacchiotti di prima.
    Sono d'accordo anche con Eleonora, l'istinto di fuga fa paura anche a me. Ma gli italiani, diciamolo, sono troppo mammoni per emigrare in massa. Per cui al momento il rischio di un'evasione collettiva mi sembra piuttosto remoto.
    Forse invece se davvero tutti i migliori trovassero il coraggio di Olimpia e lasciassero soli, con i loro stage da quattro soldi, i poco lungimiranti datori di lavoro italiani... chissà, magari qualcuno comincerebbe ad accorgersi che qualcosa non va.
    Intanto, visto che il dibattito si è fatto serio, vorrei anche dire che gli stage sotto pagati, e gli altri lavoretti "per la gloria", continuano ad esistere anche perchè tanti continuano ad accettare questi lavori. Non prendiamocela solo con gli imprenditori senza scrupoli, il popolo dei milleuristi e dei serial-stagisti dovrebbe farsi una semplice domanda: non sarà che alla fine è comodo stare qui da mamma e papà a lamentarmi del mio ennesimo stage senza avere mai il coraggio di chiedere di più?
    Forse mi darebbe più soddisfazione mantenermi da solo facendo il cameriere piuttosto che guadagnare 500 euro al mese per pagarmi l'aperitivo con gli amici mentre i miei mi mantengono pur di lavorare nel fantastico mondo della tv, della pubblicità, del giornalismo, della comunicazione... eccetera, eccetera, eccetera.
    Per esperienza posso dire ai miei adorabili connazionali mammoni che negoziare il proprio lavoro, e quindi anche rifiutare proposte svilenti il proprio livello di esperienza, alla lunga paga. Come dicevo qualche tempo fa (http://cuocaprecaria.blogspot.com/2007/12/saldidifineanno_07.html) il mercato del lavoro è un grande bazar. Voi vi fidereste a comprare un bracciale d'oro che costa troppo poco?
    Pretendere di essere pagati il giusto è la prima dimostrazione di quanto valiamo, state certi che gli altri prima o poi se ne accorgono.

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  12. ilcavalieremascherato20 ottobre 2008 22:47

    Ao' se chiamano dolmas, e a me me piacciono na cifra. Bravi

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  13. Ao' a cavaliè, è vero in Grecia se chiamano proprio dolmas, o domaldes.
    Poi se voi fa' lo splendido co' l'amici, te dico pure che in Turchia se chiamano sarmasi, in Bulgaria sarmì e in Romania sarmale.
    Ao', ciao.

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