24.2.09

SeUnPomeriggioD'InvernoUnCercatore




Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
(Arthur C. Clarke)






Nella vita ho poche certezze. Una di queste è Google. Lui è sempre lì, trova tutto quello che cerco, mi da la posta elettronica, il blog, il raccoglitore di foto, le mappe e tutto quanto la mia vita tecnologica possa desiderare.
Oggi la posta elettronica di Google è andata in tilt per un paio di ore, e ancora adesso zoppica.
Mi sento tradita. Abbandonata dal mio Grande Saggio. Spogliata di una vita on-line.
E lo so che è solo un guasto momentaneo. Ma Google non sbaglia mai. Adesso che ha cominciato con gli errori potrebbe continuare. Sbagliarsi con i nomi nelle mappe. Non trovare quello che cerchi. Non riceve le tue e-mail.
Dove andremo a finire?
Tornemo indietro alla preistoira di carta e penna, enciclopedie, mappe cartacee?

Non sono pronta al collasso del sistema.
Almeno non prima di essermi definitivamente trasferita su una spiaggia deserta. Io, il sole, il mare, e un messaggio nella bottiglia: “come accendere il fuoco da soli - cerca con Google”

FILLO-SOFIE
Pasta fillo
Mele
Burro
Zucchero di canna
Mandorle tritate
Cannella

Ieri, per esempio, avevo della pasta fillo e delle mele. Ho interrogato il mio GoogleOracolo, mescolato un po’ i risultati, e mangiato quanto segue.
Sbuccio le mele e le taglio a tocchetti. In una padella con un po’ di burro faccio ammorbidire le mele insieme alla cannella. Fodero degli stampini da muffin con due rettangoli di pasta fillo sovrapposti. Riempo con le mele, cospargo di mandorle tritate e zucchero di canna e faccio cuocere in forno a 180° per una decina di minuti. Ottengo dei cestini ripieni di mele. Faccio intiepidire e mangio.
Ci sentiamo on-line. O ci vediamo sulla spiaggia deserta.

Playlist in bottiglia.
The Police - Message in a bottle




15.2.09

FratelloSoleSorellaMela


Un uomo ha molte stagioni mentre una donna ha diritto solo alla primavera.
(Jane Fonda)


A proposito di palestre, e di istruttori.
C’era una volta la mia infanzia, che, come qualcuno
ricorderà, si dipanava tra i sentieri tortuosi della lotta al grasso imposti dal matriarcato in cui vivevo.
Scoprii presto la mia vera natura: ero una “donna-mela”, di quelle che accumulano la ciccia nella parte alta del corpo. Questo mi garantiva lunghe gambe magre e continui “tieni indietro la pancia” di mia madre, “donna-pera”, e delle mie due sorelle maggiori, rispettivamente un’altra pera e un’altra mela. Nel frutteto chilofobico della mia famiglia approdò un giorno un pamphlet sovversivo, destinato a sconvolgere i nostri orizzonti dietetici. Era un libretto rosso, non di Mao ma altrettanto rivoluzionario. Sulla copertina svettava una sorridente Jane Fonda, all’interno decine di fotografie di donne intente ai più svariati esercizi, programmi di allenamento e consigli di vita. “Il mio libro di ginnastica” divenne rapidamente un cult book a casa nostra. Ricordo la mia stanza da letto trasformata in palestra, con le sorelle e le loro amiche intente a riprodurre gli esercizi consigliati da Jane ed io piccola a sgambettare in un angolo. I Duran Duran accompagnavano le nostre fatiche, Jane sorrideva dal suo libro e un futuro glorioso di eterna magrezza ci attendeva. Erano gli anni 80. I miracolosi addestramenti di Jane attraversarono trionfalmente l’intero decennio, allenarono un buon numero di mele e pere del quartiere e sbarcarono vittoriosi negli anni 90, quando la sottoscritta raggiunse l’adolescenza e l’ansia di smelizzarsi si fece concreta.
Al mio fianco avevo un’alleata, un’altra mela, pronta come me a combattere la ciccia senza esclusione di colpi. Era la mia vicina di casa, fedele compagna di avventure nei pomeriggi oziosi dopo scuola. Insieme ci accanivamo sulle pagine del libercolo, un addominale dopo l’altro in un mare di sudore che terminava spesso con una sostanziosa merenda, “tanto noi oggi abbiamo bruciato un sacco”. Ma nessuno può fermare il progresso, e di lì a poco il rivoluzionario libretto sarebbe stato superato da effetti speciali e colori ultravivaci. Con “La Repubblica” erano infatti arrivate in allegato alcune miracolose videocassette. Cindy Crawford, stanca delle passerelle, aveva deciso di lanciare una linea di video esercizi di aerobica che, ovviamente, non poteva mancare in casa mia. Jane rimase su uno scaffale a prendere polvere mentre sui nostri televisori riluceva Cindy, stretta in tutine mozzafiato e tutta intenta a spiegarci come diventare come lei con poche semplici mosse. I video erano ambientati in loft enormi a New York, su spiagge assolate di Malibù e in altre strabilianti location dove una delle donne più belle del pianeta saltellava con nonchalance sotto lo sguardo ammirato del suo personal trainer. La scena era quindi la seguente: io e la mia vicina, ingolfate in improbabili tutone, ansimavamo davanti al televisore cercando di riprodurre gli esercizi mentre la voce del personal trainer ripeteva “brava Cindy, sei bellissima”.
Furono anni difficili, quelli. Ma fu il mio tempo delle mele. E fu bello anche così.

Nel nuovo millennio, anche Cindy è in cantina. La mia vicina vive in Svizzera e io ho deciso di fare pace con la mela che è in me. Anche se non rinuncio alla palestra.
E ogni tanto, mentre trafelata eseguo il cinquantesimo addominale sotto lo sguardo sadico dell’istruttore, ripenso a quei pomeriggi, e sorrido.
Ah, io e la mia vicina tra di noi ci chiamiamo ancora Cindy e Jane. Ma non ditelo in giro.

IL TEMPO DELLE MELE
Mele
Uvetta
Zucchero di canna
Cannella

Se sei una donna mela, questo frutto è destinato a piacerti. Ma le mele al forno piacciono anche alle donne pere, alle donne sedano (le secchissime) e alle melone (le cicciottose). Piacciono anche agli uomini, specie se la mela gli viene consegnata da una donna. Ma questa è un’altra storia.
Prendo la mela, la lavo e la privo del torsolo. Riempo la mela con l’uvetta precedentemente ammollata e asciugata, lo zucchero di canna e la cannella in polvere. Volendo posso aggiungere anche delle mandorle tritate e/o dei biscotti secchi tritati e/o della scorza di limone. Metto in una teglia ricoperta da un leggero strato d’acqua e inforno a 180° per mezz’ora.
È buonissima, ed è più mela che mai.

Playlist renetta
Angelo Branduardi - Cogli la prima mela
Marlene Kuntz - Mala mela

8.2.09

ViaVia




Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori.
(Voltaire)




Prosegue inarrestabile la mia marcia trionfale in palestra. Ormai ho provato quasi tutte le lezioni, in un trionfo di lacrime e sudore che odora di tonici bikini e addominali piattissimi.
Ho imparato anche il gergo degli istruttori: urli incoraggianti, improbabili battute e dai dai dai forza abbiamo quasi finito scandiscono i minuti più faticosi delle nostre misere vite.
Fuori piove un mondo freddo, direbbe Conte, e noi sudiamo via i peccati uno ad uno, aspettando la primavera. Ma manca poco, no?

Nel frattempo in questo mondo freddo si decide della vita e della morte, di medici delatori, di ronde padane, di clochard bruciati e di immigrati in fuga da qualche pazzo vendicatore solitario.
Si sta meglio in palestra, ultimamente.
Via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri...

RADICCHIO INTEGRATO
Penne integrali
Radicchio rosso
Parmigiano grattugiato (o provola affumicata)
Cipolla
Olio
Sale
Pepe

Nell’attesa (vana?) che in Italia si cominci a parlare di integrazione, integriamo almeno la pasta con il radicchio, prima di tornare a nasconderci in palestra.
Usiamo pasta integrale, piena di fibre, che fanno bene un po’ a tutto ‘ste fibre, pare.
Semplicemente pulisco il radicchio, lo taglio a listarelle e lo metto in padella insieme alla cipolla tritata fatta leggermente appassire in un po d’olio. Aggiungo sale e pepe, copro e faccio cuocere una decina di minuti. Scolo la pasta al dente e poi la salto in padella insieme al radicchio. Volendo al radicchio si può aggiungere, durante la cottura, dello speck o del prosciutto crudo. Spolvero di parmigiano oppure cospargo di dadini di provola, e servo.
E chi può, si integri.

Playlist fuggi fuggi
Paolo Conte - Via con me

31.1.09

CiVuoleFisico

Il golf è l'unico sport dove i giocatori non vengono squalificati per l'erba.
(Bob Hope)

Andare in palestra ti porta a fare delle scoperte. Dal fondo degli abissi riemergono muscoli dimenticati, ritrovamenti archeologici che fanno tenerezza.
Il deltoideo esulta nella ritrovata attività, gli adduttori ballano la samba e l’addominale obliquo sorride al punto vita. Io sono un po’ stanca, ma non importa.
E poi oggi finisce gennaio, e questa, non so perché, è una buona notizia.
Nel frattempo cerco di abituarmi alla mia nuova weltanschauung salutista, alterno minestroni scoppiettanti di vitamine con ricadute ipercaloriche. Ma diamo tempo al tempo.
Già il tempo. Non è che le previsioni siano delle più rosee, a sentire i governi un po’ di tutto il mondo.
Quando finirà la Crisi? Offro un bicipite in omaggio a chi riporterà un po’ di calma nelle disastrate economie e nel mio conto in banca.

Non ho molto altro da aggiungere al momento, vi terrò aggiornati sugli ulteriori ritrovamenti.

EX PRIMO MINESTRONE
Minestrone surgelato (o preparato fresco per minestrone)
Uova
Parmigiano
Sale
Pepe
Olio

Va bene essere salutisti, ma a mangiare tutti i giorni il minestrone si finisce deperiti e depressi.
Una versione alternativa prevede di trasformare il minestrone surgelato in una frittata al forno. Così: prendo il minestrone e lo metto in padella con un po’ d’olio e della cipolla tagliata a tocchetti, fino a che le verdure non si siano scongelate (o faccio rosolare quelle fresche). Intanto sbatto i tuorli fino a farli diventare spumosi e aggiungo poi il parmigiano, le verdure, sale e pepe. A parte monto le chiare a neve ben ferma. Unisco i bianchi delicatamente al composto e verso il tutto in una pirofila unta con poco olio. In forno caldo per circa 20 minuti.
Ma mi raccomando, non dimagrite troppo: mi piacete così.

Playlist tonica
Francesco De Gregori - I muscoli del capitano
Luca Carboni - Ci vuole un fisico bestiale


21.1.09

Gratis&ColCiuffo


I soldi non fanno la felicità, dicono. Senza dubbio stanno parlando dei soldi degli altri.

(Sacha Guitry).



È finito il tempo delle vacche grasse, ieri mi sono iscritta in palestra. Il mio debutto in sala pesi ha tolto ogni dubbio a chi ancora pensava ci fosse per me un futuro da body builder. Ma come ha già detto Obama: “abbiamo preferito la speranza alla paura”, per cui ne riparliamo tra un mese, quando con nonchalance correrò sul tapis roulant la maratona di New York. Yes, we can.

Per il resto, il mio futuro lavorativo è ormai lo stesso di un sessantenne cassaintegrato, senza cassa però. Nel frattempo mi tocca sorbirmi incontri imbarazzanti con gli amici di amici di amici che potrebbero essere “contatti interessanti”. L’ultimo acquisto è stato un artista con ciuffo brizzolato sbarazzino, che a detta dei miei amici avrebbe potuto procacciarmi lavori appassionanti, stipendi milionari e feste tra attori e fiumi di champagne a Los Angeles. Gli incontri combinati “scopo lavorativo”, nella classifica delle cose-che-non-vorresti-mai-fare-ma-che-visti-i-tempi-te-tocca-fa’, sono secondi solo agli incontri “scopo serio fidanzamento” che gli stessi amici ogni tanto ti propinano, per cui sarà facile immaginare la gioia con cui la suddetta si è recata all’appuntamento al buio.
Il portatore di ciuffo brizzolato sbarazzino (d’ora in poi CBS) mi approccia con fare charmant, si presenta con improbabili nomi francesi e in 45 secondi mi snocciola il core business della sua attività, che non ho capito bene quale fosse ma non ho fatto domande per non interrompere il suo fighissimo elenco. Dopodiché improvvisa un colloquio di lavoro, con interrogativi pertinenti tipo “quindi cosa sai fare” e “ah bene, allora sai usare il computer”. Dopo un quarto d’ora di imbarazzanti domande e altri accenni compiaciuti ai “nomi grossi” che a sentir lui sarebbero clienti della sua società, parte la super proposta: andare al suo studio, nella periferia sprofondata di Roma est, tutti i giorni, a gratis, per fare telefonate. L’offerta è irresistibile perché si tratterebbe di procacciare affari per CBS il quale, nella sua infinità generosità, mi darebbe pure qualche spicciolo se gli trovo clienti. Se non trovo clienti niente, però avrei comunque la fortuna di poter stare giorno dopo giorno a contatto con un genio del ciuffo. Il che non è poco.
Temo di avergli spezzato il cuore, o quantomeno spettinato il ciuffo, rifiutando. E credo che non abbia ancora capito il perché. Del resto la proposta era davvero invitante.

Se qualcuno dei miei lettore fosse interessato, gli giro i contatti di CBS. Astenersi i perditempo che ancora credono che il lavoro vada pagato. Siete fuori moda e, ci scommetto, non avete neanche un bel ciuffo sbarazzino.

ME-LE PAGHI
6 mele farinose (o più, a seconda della grandezza)
650 grammi di zucchero
1 rotolo di pasta sfoglia

La prossima volta che incoccio qualcuno che vuole fare lo splendido a gratis, comincerò a sparare nomi francesi a caso, tanto per impressionarlo (e zittirlo) un po’. Mah sai, io ho lavorato per Philippe Matignon, sono intima amica di La Roche-Posay, domani sera esco con Tarte Tatin e Creme Brulè.
Nel frattempo la tarte tatin possiamo anche mangiarla, alla faccia loro. Quest’ottima torta di mele rovesciata si chiama così per le sorelle Tatin, che gestivano un ristorante nella Normandia di fine 800. Narra la leggenda che in una serata particolarmente convulsa la cuoca si accorse di aver dimenticato di preparare il dolce. In tutta fretta infornò le mele con lo zucchero e solo a metà cottura si rese conto che non aveva steso la pasta sotto le mele. Senza perdersi d’animo, decise che la pasta sfoglia l’avrebbe messa sopra e la rimise in forno. Una volta cotta la rovesciò e, voilà, era nata la tarte tatin.
In una tortiera antiaderente faccio caramellare lo zucchero. Aggiungo poi le mele sbucciate e tagliate a spicchi, mescolo bene e poi dispongo le mele a raggiera. Tolgo dal fuoco e ricopro con la pasta sfoglia sigillando bene i bordi. Bucherello con una forchetta e inforno a calore moderato per una ventina di minuti. Tolgo dal forno, capovolgo immediatamente e consumo tiepida.
Potere prepararla gratis per gli amici, basta che non abbiano il ciuffo sbarazzino.

Playlist a pagamento
The Beatles - Money
Renato Zero – Mi vendo
Abba – Money, money, money

11.1.09

UltimeNotizie



Na' tazzulella e' cafè e mai niente cè fanno sapè.
(Pino Daniele)


Splende su Roma un sole domenicale e birichino. Nel resto d’Italia, chi più chi meno, pure. Per colpa di questo ritrovato bel tempo nelle prossime ore i telegionali dovranno inventarsi qualcosa per cui valga la pena allarmarsi, i servizi sull’Italia “stretta nella morsa del gelo” al momento non servono. Del resto ce li hanno propinati in abbondanza nei giorni scorsi, come se la neve a Milano a gennaio fosse un evento di inaudita originalità.
Gli interminabili minuti che i tiggì dedicano al maltempo in inverno (e al caldo d’estate) mi fanno tornare alla mente i miei spensierati anni universitari, quando studiavo materie di indiscutibile utilità come Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico. Tra gli argomenti su cui noi promettenti precari di domani eravamo chiamati a indagare c’era una roba chiamata “newsmaking”, cioè i criteri di costruzione della notizia. In questa roba del newsmaking si parlava di una certa “legge di McLurg”, secondo la quale per i disastri esiste una scala graduata di notiziabilità: un europeo equivale a ventotto cinesi e due minatori gallesi equivalgono a cento pakistani.
Il quesito per solutori abili è quindi il seguente: a quanti pakistani corrispondono 10 centimetri di neve padana?

Ma visto che abbiamo deciso di concentrarci su eventi di scarsissima rilevanza mediatica, vorrei spendere due parole per ringraziare i malcapitati lettori di questo blog. Quelli assidui, quelli che commentano sempre, quelli che non commentano mai, quelli che passavo qui per caso, quelli che cuocaprecaria è il mio unico guru (occhei, questi non sono poi così tanti) e quelli che quanto mi annoio al lavoro, fammi vedere che ha scritto cuocaprecaria (e questi sono un po’ di più). A tutti va il mio grazie più sincero, vi adoro e vi auguro un 2009 niente affatto precario e molto cuoco.
Ma soprattutto vorrei rendere onore a quanti capitano su queste pagine per caso.
Chissenefrega dei pakistani, dedichiamo tutti un minuto di silenzio ad una persona che è capitata su questo blog la notte di capodanno, per la precisione alle 5.18 del primo gennaio, digitando su google: “come trovare la forza di stare a dieta”. Caro nottambulo cercatore, spero tu abbia trovato la forza e ti auguro un 2009 magrissimo. Ma dimmi: che avrai mangiato mai di così esagerato il 31 dicembre per decidere di cercare proprio quella notte, e per di più su un motore di ricerca, la forza di stare a dieta?
In attesa che l’affranto nottambulo risponda, vorrei poi omaggiare chi è arrivato qui digitando: “può una donna stufarsi della vita coniugale anni all'improvviso?”. Credo proprio di sì, e anche a te vanno i miei migliori auguri.
Comunque ragazzi, che avete combinato in queste vacanze? C’è chi ha cercato una “risposta dei nutrizionisti alla domanda: le lenticchie fanno ingrassare?” (e lascio ai nutrizionisti l’ardua sentenza), chi, pentito, il "riso in bianco contro la nausea” (va un po’ meglio oggi?) e chi addirittura si è preoccupato di “quanti grammi caffè una tazza di espresso dieta zona”, che io non conosco la dieta zona ma so per certo che il caffè non ha calorie, per cui mi sento di tranquillizzare il cercatore: una tazzulella non ha mai fatto ingrassare nessuno.
Altro che sondaggi, chi volesse sapere di cosa hanno bisogno di italiani dovrebbe indagare le loro navigazioni nel web. Allo “chef non stipendiato e senza contratto” va ovviamente tutta la mia solidarietà, mentre vorrei conoscere chi cerca su google “settantenni maggiorate” (e tanti saluti a Sofia Loren) e fare i miei più intensi auguri a chi ha cercato “per l'anno 2009 ricominciamo bene”, che non è neanche una ricerca, è una preghiera moderna, al posto dell’altarino il web.
Ma ricominciamo bene davvero, “con contabile senza contabile” come cerca qualcuno, o come vi pare come dico io. Purché bene.

NA TAZZULELLA 'E CAFE'
150 grammi di cioccolato fondente
1 tazzina di caffè ristretto
4 uova
80 grammi di zucchero a velo

Il marketing studiato a Scienze di Comunicazione a questo punto suggerirebbe di dare al pubblico quello che il pubblico, evidentemente, chiede a gran voce: ricette dietetiche, pentimento e contrizione (sulle maggiorate settantenni credo di non poter fare nulla).
Ma chissenefrega del marketing, e tiratevi un po’ su il morale con una bella mousse di cioccolato al caffè. Ecco la ricetta per quattro tazzulelle, per niente pentite e molto gustose.
Faccio sciogliere il cioccolato a bagnomaria, poi ci aggiungo il caffè caldo, mescolando bene. Lascio raffreddare e nel frattempo lavoro i tuorli con lo zucchero a velo fino a ottenere un composto spumoso e gonfio che andrò ad unire alla miscela di cioccolato e caffè ormai fredda. Alla fine aggiungo gli albumi montati a neve fermissima, mescolando con delicatezza. Divido la mousse in quattro tazzine, ricopro con un foglio di pellicola e lascio in frigo per 12 ore. Al momento di servire, crepi Sansone e tutti i nutrizionisti, aggiungo panna montata a volontà.
Una donna può stufarsi della vita coniugale all’improvviso, ma della mousse al cioccolato (e caffè) non si è mai stufato nessuno.
Se non ci credete, cercate su Google.

Playlist al caffè
Pino Daniele - Na tazzulella 'e cafe'
Domenico Modugno - O' Ccaffe'
Fabrizio De André - Don Raffaè

31.12.08

L’annoCheVerrà

E quindi uscimmo a riveder le stelle.
(Dante Alighieri)

Anno bisesto, anno funesto. Saranno pure vecchie superstizioni ma io questo 2008 non vedo l’ora di togliermelo dai piedi. E a quanto pare sono in buona compagnia. Ho appena visto su Facebook un evento con 145.314 “ospiti confermati” che propone: “mandiamo tutti insieme a fare in culo il 2008”. Dalle ore 23,55 fino alla mezzanotte del 31 dicembre centoquarantacinquemilatrecentoquattordici persone urleranno all’unisono “fanculo 2008”. 
Anzi, saranno 145.315, ho appena aderito anche io.

Ma vediamo cosa ci riserva il futuro.
Il 2009 sarà l’anno dell’Acquario e dei Gemelli. Per i cinesi sarà l’anno del Bue. Per Ján Figel, Commissario per l’Istruzione UE, sarà l’Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione. Per l’ONU sarà l’anno della Fibra Naturale. Per Maroni sarà l’anno delle autonomie locali, per Cannavaro questo sarà l'anno di Ibrahimovic.
Il 2009 sarà l’anno nero per i giornali europei ma sarà forse l’anno per il cinema in tre dimensioni. L’anno nuovo vedrà il ritorno della cucina casalinga e del turismo naturale. Sarà però anche l’anno della connettività internet dagli aerei e del wireless USB. Questo performante (e impegnatissimo) 2009 sarà anche l’anno del gorilla, che rischia l’estinzione, e l’anno della sicurezza sul lavoro, che è estinto già da parecchio (il lavoro).
Nel 2009 ricorre il bi-millenario di Vespasiano Flavio, quindi sarà pure l’anno del Colosseo. Sarà l'anno della rivoluzione dei consumi in Cina. E, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 2009 sarà l’anno del respiro.

Ma soprattutto, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  ha proclamato il 2009 Anno Mondiale dell’Astronomia.
Ricominciamo finalmente a vedere le stelle.

Buon 2009, sarà anche il vostro anno.

Abbracci,
CuocaPrecaria

20.12.08

Straripamenti




Non puoi immergerti due volte nello stesso fiume
(Eraclito)




È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. 
Roma è sopravvissuta alla Grande Pioggia. Il Tevere prometteva un’esondazione storica ma poi, come tanti giuramenti capitolini, il tutto si è risolto in un nulla di fatto. L’ufficio stampa del fiume romano ha annunciato che il Tevere strariperà solo quando saranno conclusi i lavori della linea C della metropolitana. Abbiamo tempo in abbondanza per organizzarci. 

E ora eccoci qui, ultimo sabato prima di Natale, come va con la crisi? 
Pare tutto bene, almeno stando a quanto dichiarato pochi minuti fa dal Presidente del Consiglio nella conferenza di fine anno. 
Ore 19:04 Berlusconi: "L'Italia ha fatto da apripista alla soluzione della crisi".
Non capisco bene come, ma il proclama è incoraggiante.

Nel frattempo le strade di Roma sfrigolano di compratori last minute e, direi, anche un po’ low cost. 
Ma comunque basta il pensiero, no? 
Io infatti vi penso tutti con straziante intensità.

MA CHE FREDDO FA (FICO PERÒ)
250gr di fichi secchi
100ml di miele, 
135ml di panna, 
50ml di latte

Chi l’ha detto che il gelato si mangia solo d’estate? E perché con i fichi secchi ci si fanno solo le nozze? 
Con la ricetta della mirabolante Fiordizucca, mi preparo ad un Natale coi fichi secchi e col gelato, freddo fuori ma buono dentro. Volendo, se proprio non potete rinunciare alla tradizione, potete servire le palline di gelato sopra una fetta di pandoro tagliata per il largo (provate, viene a forma di stella). 
Il pandoro procuratevelo voi, la ricetta del gelato invece è questa: lascio i fichi in ammollo in acqua tiepida per un’ora, poi li asciugo e li sminuzzo insieme al miele con il frullatore. Aggiungo la panna e il latte e continuo a mixare fino a ottenere una crema compatta. Verso il tutto in un contenitore che possa andare in freezer e lì lascio il mio gelato per due ore. Vado a comprare dei regali di Natale o faccio quello che mi pare, che tanto basta il pensiero. Due ore dopo torno, riapro il freezer e do una bella mescolata con il cucchiaio. Richiudo e lascio lì il gelato fino al momento di servire. 
È Natale anche così.
Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l'autografo. 
(Shirley Temple)

Playlist gelida
Nada – Ma che freddo fa

10.12.08

MetàMortiMetàNo



Tutto cambia.
(Ovidio – da Le Metamorfosi)

Pochi giorni fa è stato presentato il rapporto Censis 2008 sullo stato di salute del nostro bel Paese. Dopo l’inquietante risultato dell’anno scorso (remember le mucillagini) e visto il procedere trionfale della Crisi, quest’anno aspettavo il peggio e mi accingevo a leggere il rapporto circondata da amuleti e corone d’aglio. E invece i ricercatori del Censis sono stati, bontà loro, incredibilmente ottimisti.
Certo, non è che ci sia poi tanto da scialare: il 40% delle famiglie italiane si sentono minacciate dalla Crisi e il 32% "reputa più pessimisticamente che la crisi invece ci peggiorerà, facendo riemergere l'egoismo e l'interesse personale esasperato". Ma un coraggioso 37% di italiani pensa che la Crisi potrà portare a un miglioramento. Una “seconda metamorfosi” la chiama il Censis, “forse già silenziosamente in marcia” e capace di risollevare le sorti del Paese come e meglio della prima metamorfosi, quella del trentennio 1945-1975. Siamo praticamente tornati al dopoguerra, ma questo vuol dire che forse je la potemo fa’. E sottolineo il forse.
Nel frattempo più di un italiano su tre considera il proprio lavoro a rischio, percentuale che sale vertiginosamente al 64,7% tra i lavoratori “flessibili”. E il divario tra occupazione maschile e femminile è ancora scandalosamente alto.
Ma insomma, tutte le difficoltà spalancate sul nostro incerto cammino potrebbero, sostiene il Censis, avviare nuove possibilità di cambiamento.

Il mio ultimo post era quindi abbastanza profetico, e scusate se è poco.
A questo punto non rimane che essere ottimisti, e ritornare agilmente all’antico se, come si legge nel rapporto, “da noi la strada verso una nuova frugalità, fatta di consumi funzionali conditi con qualche sfizio, è meno tormentata”.
Questa storia del frugale condito con sfizi mi piace, cominciamo subito allora.

LENTI MA PICCANTI
lenticchie
carote
sedano
cipolla
pomodori secchi
acqua o brodo
curry
olio
sale

Crisi o no, un piatto di lenticchie costa sempre poco e, pare, è anche di buon auspicio. In attesa che le lenticchie si tramutino in euro, possiamo condire il frugale ma benaugurante pasto con qualche sfizio piccante, in questo caso il curry.
Trito finemente carote, sedano, pomodori secchi e cipolla e li faccio soffriggere qualche minuto in olio. Aggiungo poi le lenticchie, un po’ d’acqua (o il brodo), il sale e comincio la cottura, mescolando ogni tanto. A mano a mano che si asciuga aggiungo altra acqua/brodo e quando è quasi pronto aggiungo il curry. A cottura ultimata (ci vuole circa un'ora) condisco con un filo d’olio a crudo.
Volendo potete frullare il tutto con il minipimer e trasformare le lenticchie in crema da spalmare su fette di pane caldo. Anche queste sono metamorfosi…

Playlist metamorfizzante
Philip Glass – Metamorphosis
Hilary Duff – Metamorphosis
Cafe Macuba - Metamorfosis

28.11.08

CambiaVento








La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
(Theodor Adorno)





Crisi:dal greco krinò = separo, decido.
La crisi è un momento di rottura dal passato, una separazione di eventi. Avviene quando qualcosa sta cambiando o quando qualcuno decide che le cose devono cambiare.
La crisi segna il passaggio, il cambiamento.
A ben guardare quindi la nostra tanto chiacchierata crisi non è necessariamente una cosa negativa, o almeno non solo. Il vento cambia, portando oggi burrasca (e Social Card), domani aria nuova. Forse.
Ma se più in basso di così c’è solo da scavare, allora non è poi difficile pensare che le cose miglioreranno prima o poi, no?

Nel frattempo devo postare una ricetta natalizia, per quanto un po’ in anticipo.
In uno slancio di incauta hubris culinaria, ho infatti deciso di rispondere all’invito di
GialloZafferano e partecipare al concorso “Sapore di Sfida – Dolce Natale”.
Sicura di non vincere, do il mio contributo alla categoria “io almeno ci ho provato”, postando per prima volta, e in via del tutto eccezionale, anche le foto della mia ricetta.
Ma non ci fate la (pessima) abitudine.

Il mio dolce è un torrone bifasico, bianco come l’ottimismo, nero come la crisi e separato come gli eventi, aspettando il cambiamento.
È facile, perché se il tempo è denaro e di soldi ce ne sono pochi, bisogna ottimizzare pure i minuti.
È anche buono, perché per affrontare qualunque burrasca ci vuole un po’ di dolcezza .

TORRONE BLACK&WHITE (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO)
200 grammi di cioccolato fondente
100 grammi di cioccolato bianco
50 grammi di nocciole

Faccio sciogliere a bagnomaria i due cioccolati in contenitori separati. Intanto fodero uno stampo rettangolare (o della forma che preferite) con alluminio. Appena il cioccolato è fuso, rivesto lo stampo con il cioccolato fondente e infilo le nocciole, intere o tagliate a metà. Rivesto il tutto con il cioccolato bianco e con uno stuzzicadenti rimuovo la superficie in modo da creare delle onde. Lascio raffreddare e quando è ben solidificato taglio a rettangoli.





Mangio aspettando il Natale, o il cambiamento, o entrambi.

Playlist bianca e nera e in crisi
Daniele Silvestri – Salirò
Sarah McLachlan – Black and white
Michael Jackson - Black Or White


17.11.08

CalmaGialla



Se riesci a mantenere la calma quando intorno a te tutti hanno perso la testa, può darsi che tu non abbia afferrato bene la situazione.
(Jean Kerr)




È troppo tempo che non aggiorno il blog, ma non ho davvero nulla da dichiarare.
Sciolgo il silenzio solo per darvi una buona notizia: il Natale è quasi alle porte, presto ingrasseremo almeno 3 chili, non faremo sport a sufficienza e, se tutto va bene, ci beccheremo pure l'influenza. A gennaio saremo sicuramente più poveri, cicciottelli, indeboliti e depressi. Ovviamente anche precari, ma a quello oramai siamo abituati.

Ma coraggio, dal Giappone arriva una nuova speranza: la Morning Banana Diet.
Inventata da una farmacista nipponica stufa della pancetta del marito, tale Sumiko Watanabe, la nuova follia dietetica ha presto conquistato le platee soprappeso di tutto il mondo promettendo dimagrimenti rapidi e senza fatica. In Giappone pare sia oramai difficile trovare banane nei supermercati e negli Stati Uniti la nuova dieta gialla è già fenomeno di costume, ne parlano i giornali, anche i più seriosi, e le televisioni schierano nutrizionisti di grido per commentare l’innovativo regime dietetico.
Insomma, a quanto pare una banana al giorno leva la ciccia di torno, e anche lo stress. L'idea di base del nuovo miracolo dietetico è infatti, oltre alle banane, la ricerca della quiete perduta. La dieta prescrive di andare a letto presto, massimo a mezzanotte, e di evitare in ogni modo di preoccuparsi. Oltre ai frutti del banano da consumare a colazione, pare non ci siano altre restrizioni particolari se non quella di evitare i dolci e bere tanta acqua. E soprattutto, stare tranquilli.
Fate sport solo se vi va, prescrive la bananologa di Osaka, non affannatevi, non inseguite il dimagrimento, rilassatevi.
È l’unico frutto dell’amor, è la banana.
Insomma, chi non si stressa forse non ingrassa, magari dimagrisce e sicuramente vive più sereno.
C'è di che riflettere.

DON'T WORRY, BANANA HAPPY
2 banane
25 grammi di burro
50 grammi di zucchero di canna
3 cucchiai di panna
1 cucchiaio di mandorle a lamelle

Questo wok di banane caramellate non è esattamente quello che io definirei un piatto dietetico, ma è sicuramente rilassante. Le dosi sono per due persone, o per una molto rilassata e pochissimo a dieta.
Sbrigatevi a comprare le banane prima che la Morning Banana Diet spopoli anche qui, se Bruno Vespa decidesse di parlarne a Porta a Porta con la Parietti e Crepet addio banane (e addio relax).
Sbuccio le banane e le taglio a tronchetti. Poi scaldo il burro nel wok (o in una padella dai bordi alti) e salto a fuoco vivo le banane finché non diventano tenere. Nel frattempo faccio dorare le mandorle qualche minuto in un padellino antiaderente. Ritiro poi le banane dal wok e le sistemo in un piatto (meglio se riscaldato). Aggiungo allora nel wok lo zucchero, mescolo bene e lascio caramellare fino a doratura. Verso poi il caramello sulle banane e cospargo con le mandorle tostate.
Servite, mangiate e cantate in coro:
Come, Mister tally man, tally me banana, daylight come and me wan' go home. Day-o, day-ay-ay-o, daylight come and me wan' go home.
Vi vedo già più magri.

Playlist gialla
M. Chacon - È l’unico frutto dell’amor
Bob McFerrin - Don't worry, be happy
Harry Belafonte - Banana Song

7.11.08

Cambiamenti

La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti.
(James Joyce)

Per chi ancora non se ne fosse accorto Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti.
Obama quello “giovane, bello e abbronzato”, secondo la fortunata definizione del nostro Presidente del Consiglio. Il tris di epiteti sfornato dal Cavaliere ha ovviamente scatenato le polemiche dell’opposizione e dei giornalisti italiani, e lo “stupore” della stampa internazionale. Macché razzismo, era una “carineria”, ha precisato poi il nostro simpatico gaffeur.
Ai petulanti detrattori, che continuavano a scocciare con le loro dichiarazioni indignate, Berlusconi ha poi detto “Dio ci salvi dagli imbecilli”, e successivamente “uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole”, gettando in questo modo le basi per un nuovo pout-pourrì di veementi scambi di idee (quali?) tra maggioranza e opposizione che ci faranno compagnia nei prossimi giorni.

Altro che American Dream, qui si muore di noia.

ARIA FRITTA (meglio cambiare, no?)
1 Pollo a pezzi
2 Uova
1 bicchiere di latte
Farina
Olio di semi
Spezie varie

Dedico questo croccante "Fried Chicken" al vento di cambiamento che soffia in America, ai suoi abbronzati politici e a tutti quelli che vogliono cambiare: qualcosa o qualcuno o sé stessi.
Non lo dedico invece a chi non cambia mai, loro possono riscaldarsi la solita, vecchia, minestra.

Preparo una miscela di spezie secche che aggiungerò alla farina per impanare. Uso tutto quello che ho in casa (aglio e cipolla in polvere, pepe nero grattugiato, paprika, origano, salvia e basilico sminuzzati, cannella, ecc) e lo setaccio insieme alla farina in una scodella.
Nel frattempo sbatto due uova con il latte e faccio scaldare l’olio di semi in una padella capiente. Passo i pezzi di pollo nelle uova e successivamente nella miscela di spezie e farina. Poi tuffo nell’olio bollente, rigirando spesso. Appena i pezzi di polli hanno raggiunto un invitante aspetto dorato e “crispy”, li metto a scolare su carta assorbente. Mangio caldissimi.
Volendo, accompagno la degustazione con una canzone d'annata. Migliora con gli anni, come il buon vino. E speriamo che i tempi stiano cambiando davvero.
For the loser now, will be later to win. For the times they are a-changin'.

Playlist cangiante
Bob Dylan - The times they are a changin'

27.10.08

PuntoDiDomanda


Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
(Alessandro Baricco)




Ci sono domande che non hanno risposta.
Per tutte le altre c’è Yahoo Answers.

Se come me ogni tanto vi capita di rivolgere al web le vostre domande più inconfessabili avrete già visto in azione il mirabolante risponditore di Yahoo.
Lo adoro, soprattutto perché il moderno oracolo digitale contribuisce fortemente alla manutenzione della mia autostima. Ogni volta che digito una domanda assurda, stupida o, appunto, inconfessabile, trovo sempre qualcuno che quella domanda se l’è posta prima di me. Quindi: la domanda non è così stupida, oppure è stupida ma comunque non siamo soli sulla terra.
In ogni caso è un buon risultato.

Se non ci credete andate QUI a provare. E poi già solo l’home page garantisce un’iniezione rapida di buon umore. Mentre scrivo, le domande in home page sono, fra le altre, le seguenti:
- Dove posso trovare delle recinzioni per porcellini d'india?
- Il 30 ottobre che sciopero è?
- Esistono i cofanetti che raccolgono tutti i film di halloween e di venerdi 13?
- Ragazze! Consigli per un primo appuntamento?
- Essere salutisti, esserlo nell'anima?

Non so voi, ma il sapere che tra tutti i miei problemi non ho quello di trovare una recinzione per porcellini d'india mi è di grande conforto in questo momento.

Certo, poi ci sono domande alquanto inquietanti… Come questa:
Ragazze, in una lotta qualè la zona da colpire x far cadere una ragazza molto più alta di voi? (immaginate che nn riuscite a colpirla in faccia perchè non ci arrivate) voi avete mai picchiato una + alta di voi ? come avete fatto?”.
Quindi in giro c’è una nanerottola bellicosa a piede libero che ha rimediato già ben 5 risposte alla sua domanda. Le stangone sono avvertite.

Per il resto, sbizzarritevi pure. Io ho appena digitato “c’è vita su Marte?” e ho scoperto che 50 persone prima di me hanno fatto questa domanda, e chissà quanti hanno risposto.
Magari i marziani non sono solo su Marte…


ORZOTTO SPERANZOSO
Orzo Perlato
Cipolla bianca
Carote
Brodo
Parmigiano
Sale
Olio
Prezzemolo
Pepe

Questa non è una ricetta. È una risposta. Dedicata a tutti quelli che si chiedono ansiosi: ma cos’è l’orzotto? È un risotto fatto con l’orzo perlato.
E con questo so di aver alleggerito i cuori di molti instancabili domandieri.
Faccio un soffritto con l’olio e la cipolla mentre sciacquo l’orzo sotto l’acqua corrente (non ha bisogno di ammollo). Quando la cipolla imbiondisce unisco l’orzo e faccio rosolare qualche minuto. Poi, mentre canto Tell me why, tell me why is it so, aggiungo il brodo. A metà cottura (ci vuole circa mezz’ora) aggiungo una o due carote crude tagliate a cubetti.
Intono ditemi perché se la mucca fa mu il merlo non fa me mentre spengo il fuoco, aggiungo il prezzemolo e il parmigiano grattugiato e lascio mantecare. Una volta nei piatto cospargo con pepe nero appena macinato.
E per oggi non ho altre domande.

Playlist dell'oracolo
Gloria Gaynor - Never can say goodbye
Elio e le storie tese - Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario)

16.10.08

PoveriNoi


Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità.
(Albert Einstein)


Il cielo di Roma pullula di rondini indecise. È tempo di migrare, qui si prepara il freddo.
I’m like a bird, I’ll only fly away.
Ma le rondini faranno meglio a dirigersi verso un atollo esclusivo con Club Mediterranée dove svolazzare frivole sui bikini abbronzati di annoiate signore inglesi. Se si sbagliano e finiscono a sorvolare un qualunque villaggio in Burkina Faso magari poi non le fanno tornare a popolare gli italici empirei. Qualche illuminato parlamentare forse sta già preparando una nuova mozione per la prossima primavera: rimpatriamo le rondini provenienti dai paesi poveri, i cieli italiani alle rondini italiane.

Non mi stupirebbe, visto l’accogliente clima di razzismo di questo autunno italiano.
Italianissimo da sette generazioni. Che ce ne andiamo in Bulgaria e invece di guardare la partita gridiamo slogan nazisti. Che ogni tanto andiamo a picchiare qualche negro, ma solo per noia. Che i rumeni so' tutti ladri, gli albanesi papponi, gli arabi terroristi e i cinesi mettono il latte avariato nei nostri biberon di plastica radioattiva. Che a scuola non vogliamo classi miste, gli stranieri non lo parlano bene come a noi il linguaggio italiano e i bambini poi farebbino casino coi congiuntivi se ce stessero i marocchini in classe.
L’Italia è nostra e la vogliamo tutta per noi, si sta così bene qui.

Intanto un italiano su quattro rischia di diventare povero, anche perché, wow, il nostro efficientissimo welfare è il meno efficiente d’Europa. Ci sono già sette milioni e mezzo di connazionali con pedigree che vivono sotto la soglia della povertà e, dati Istat alla mano, almeno altrettanti milioni di illustri discendenti di D’Annunzio camminano in bilico sul glorioso boulevard dell’indigenza. E ora che facciamo, organizziamo un marcetta su Fiume?
O ci imbarchiamo tutti sulla prima nave a vapore e andiamo a fare Little Italy in qualche paese esotico e generoso? Non servono neanche più la valige di cartone, possiamo usare il nostro comodo trolley della Samsonite, ci portiamo il cellulare quadriband così possiamo usarlo anche in Giappone e il portatile comprato a rate da Unieuro per spedire mail ai parenti rimasti in patria.
E speriamo che all’estero siano più accoglienti di noi.

ROTOLANDO
15 foglie di vite in salamoia
200 grammi di carne macinata (opzionale)
1 tazza di riso a grana lunga
1 cipolla
prezzemolo e/o aneto
olio
sale
pepe

Gli involtini di foglie di vite sono un piatto tipico turco, ma anche greco, rumeno, bulgaro e di chissà quali altri paesi strabordanti di stranieri pronti ad invadere la nostra penisola ricca e felice.
Siccome ho il fondato sospetto che presto tante Samsonite atterreranno all’estero in cerca di fortuna, magari proprio dai rumeni, vi omaggio di questa ricetta ottomana, fosse mai che arrotolando un involtino vi facciate amici i vostri nuovi vicini di casa.
Ripescate la vecchia hit rumena del 2004, Dragostea, mentre l’ascoltate sciacquate le foglie di vite per fargli perdere un po’ di sale e poi mettetele ad asciugare su un canovaccio. Nel frattempo preparate un soffritto con la cipolla, aggiungete il riso, la carne macinata (la versione vegetariana la sostituisce con l’uvetta e i pinoli) e le spezie. Ricoprite a filo con acqua calda e lasciate cuocere una decina di minuti, mescolando a ritmo dance. Poi fate raffreddare il tutto. A questo punto riempite ogni foglia di vite con un cucchiaino di ripieno e poi ripiegatela su se stessa fino a formare un rotolino. Quando avrete finito di arrotolare tutte le foglie (ci vorrà un po’, vi avviso) coprite il fondo di una pirofila con altre foglie di vite e disponetevi i rotolini allineati. Coprite d’acqua e fate cuocere a fuoco basso e con il coperchio per almeno 40 minuti.
Si mangiano tiepidi o freddi accompagnati con salsa allo yogurt.
Buon viaggio, scrivete quando siete arrivati. Baci ai pupi.

Playlist volante
Nelly Furtado - I'm like a bird
Haiducii - Dragostea din tei

7.10.08

Bersagliati

Imparai a perdermi nella respirazione con tanto abbandono che talvolta avevo la sensazione di non essere io a respirare ma - per quanto possa suonare strano - di essere respirato.
(Eugen Herrigel - Lo Zen e il tiro con l’arco)


Ottobrata romana, fatevi sotto.
La Società per Azioni Inconsulte, CuocaPrecaria SpAI, è alla ricerca di personale da inserire nel proprio disorganico.
Ai candidati si richiede: capacità di lavoro di squadra, empatia, intelligenza, creatività, tolleranza, autoironia in dosi significative.
Questo è quindi il momento buono per: lodarmi o adularmi (non noterei la differenza), offrirmi supporto morale e/o materiale (ancora meglio entrambi), raccontarmi storie belle, darmi un pacca sulle spalle, un bacio accademico, un giorno di pace.
Astenersi privi di requisiti, perditempo, astiosi e rancorosi.
Si offre contratto a tempo indefinibile. Retribuzione secondo effettive competenze. Ottime cene.


Soprattutto ottime cene.
Al momento infatti, mentre tutto il resto traballa, ho l’Io Gastronomico in gran forma e mi produco in improvvisazioni culinarie di alto livello (per i miei livelli).
Vado forte specialmente nelle jam session di“cosa abbiamo in frigo”. Scruto gli sparuti ingredienti che ancora attendono una collocazione alimentare, li riordino mentalmente e appronto combinazioni che stupiscono anche me.

I risultati sono quasi sempre buoni, a volte ottimi, a volte, quando mi distraggo, bruciacchiati. Ma in generale il bilancio è assolutamente strabiliante, se teniamo conto della scarsità di alimenti che normalmente caratterizza il mio frigo.

La mia creatività ora è stranamente focalizzata sull’agroalimentare.
Potrei mettermi a zappare la terra. Per cui allargo la ricerca di personale anche ai latifondisti della zona (si offrono interessanti provvigioni). Prestatemi un campicello dove coltivare zucche e pomodori e, nel contatto con la terra, ritrovare finalmente me stessa.

O dove perdermi definitivamente di vista. Non sono sicura che sentirei la mia mancanza.

In attesa di smistare la creatività anche oltre il mio orto, o il mio fornello, nei prossimi giorni allungherò il brodo della sezione link, aggiungendo alcuni blogger che si occupano di lavoro, precariato e stabilità, certezze e dubbi, scrittura e analfabetismo di ritorno. Sono tempi duri, e bruciacchiati, bisogna ascoltare voci nuove, le vecchie blaterano risposte che non servono più a nessuna domanda.
Conto di dare presto il mio contributo alla causa, soprattutto agli analfabeti, quelli di ritorno e quelli che non si sono mai mossi da lì.
E ora libiamo, negli incerti calici.

ME, MY FRIDGE AND I

Niente ingredienti, stiamo parlando di una jam session, dovete improvvisare. Il mio ruolo qui è solo quello di guidarvi nella fase creativa del processo.
Nel nostro corso accelerato di lo zen e l’arte del frigo mezzo vuoto per prima cosa, cari amici, occorre “impostare l’attitudine”.

La nostra powerful mind deve essere chiaramente focalizzata sul risultato positivo del processo, come quando tirate con l’arco (e chi non tira con l’arco al giorno d’oggi?), bisogna vedere la freccia che centra il bersaglio ancora prima di tirare. Chiaro, no?
Ci avviciniamo al frigo con passo sicuro, respiriamo col diaframma e lasciamo fluire liberamente l’energia. Svuotiamo la testa dai pensieri negativi, noi possiamo farlo. Yes, we can (anzi ripensandoci questo non diciamolo, porta sfiga).
Ripetiamo insieme: io sono consapevole delle mie capacità, io mi stimo e mi voglio bene, io mi perdono per l’arrosto bruciato, io amo l’universo e l’universo mi ama.
Respiriamo ancora. Liberiamo l’energia. Mente focalizzata sull’obiettivo. Io sono calma e tutto andrà bene.
Ok, adesso possiamo aprire il frigo.

Buona fortuna.