28.7.08

VitaDaRicci

Il più bello dei mari è quello che non navigammo.
(Nazim Hikmet)



Torno brevemente alla base, dopo aver circumnavigato i mari di Liguria e Sardegna, con una brevissima apparizione in Francia.
Lo so, è un lavoraccio. Ma qualcuno doveva pur farlo.

Sarò ormeggiata a Roma fino alla settimana prossima, poi ricomincia il cuocaprecaria tour. I fan mi aspettano in Spagna. È dura essere una star.

E comunque la vacanza è un’attività impegnativa, prevede continuamente la risoluzione di complessi problemi di ordine gestionale. A che spiaggia andiamo oggi? Mi passi la crema? Che gelato vuoi? Vieni a fare un bagno? La giornata è tempestata di dubbi…

Nel frattempo sono diventata un’esperta pescatrice di ricci a mani nude, che mangiavo sulla spiaggia in perfetto stile survivors. Sarebbe stato bello poterci fare una spaghettata, ma la pigrizia vacanziera mi ha distolto dall’eroico proposito. E poi gustarli appena presi e aprendoli con mezzi di fortuna fa molto più figo, vuoi mettere.
In ogni caso se doveste capitare in Sardegna, o in altri mari pulitissimi, raccogliete tanti ricci, che la ricetta ve la do io.
Se galleggiate invece in acque più torbide, chiedete al vostro pescivendolo di fiducia, a volte li vendono.
Altrimenti riposatevi a casa, che la vacanza è faticosa…

RICCI E CAPRICCI
Ricci di mare
Linguine
Aglio
Prezzemolo
Olio
Sale

Cari Robinson Crusoe de noantri, come sicuramente già saprete, i ricci commestibili sono i Paracentrotus lividus, al secolo i ricci femmina. I maschi lasciateli stare, fanno solo perdere tempo. Per distinguerli basta guardare il colore, le femmine sono violacee o marroni, i maschi sono neri e incazzati.
La leggenda vuole che il periodo migliore per pescare i ricci siano i giorni di plenilunio o di luna calante, quando le femmine sono piene di uova, che è poi quello che si mangia.
Se come me ancora non programmate le vostre vacanze in base alle fasi lunari, affidatevi alla sorte, mettendo in conto di trovare qualche riccio con poche uova. Comunque scegliete ricci grandi, ovviamente hanno più uova. Staccateli dalla roccia con un coltellino o, se siete fighi come me, con una pietra rimediata sulla spiaggia o addirittura a mani nude, che è il top dello stile naufrago. E pazienza se poi porterete tutto l’anno le stigmate di qualche aculeo inferocito che vi si è conficcato nelle dita. È il prezzo dell’avventura.
Una volta a casa, per aprire i ricci prendo un coltello o delle forbici e pratico un’incisione circolare sulla parte superiore, quella con il forellino. Poi elimino la calotta e raccolgo le uova (la parte arancione) in una terrina.
A questo punto il più è fatto, ora semplicemente faccio dorare l’aglio in padella mentre cuocio le linguine in acqua salata. Scolo al dente, tolgo l’aglio, metto la pasta nella padella e la faccio saltare brevemente insieme alla polpa di riccio ed il prezzemolo tritato. Se risulta troppo asciutto (o se ho pescato pochi ricci) aggiungo un po’ di acqua di cottura della pasta.
Il sapore del mare è incredibile, al sapore di sale ci ha già pensato Gino Paoli

Playlist saporita
Gino Paoli - Sapore di sale

16.7.08

AssenteIngiustificata



Camminante, sono le tue orme
il cammino e nient’altro.
Camminante, non c’è cammino,
si fa cammino all’andar.

(Antonio Machado)

Vado, e internet non mi seguirà.
Niente blog per un po'.
Ma non disperate, torno presto.

Prima che possiate sentire la mia mancanza. O ancora prima.

Abbracci vacanzieri,
vostra CuocaPrecaria

14.7.08

AmiciMiei


Chi ha un vero amico può dire di avere due anime
(Arturo Graf)

Non crediate sia facile.
Voi che in questo periodo lavorate non avete altro a cui pensare, a parte quanto siete annoiati e quanto avete voglia di andarvene in vacanza.
Io invece devo gestire il mio tempo libero, attività nella quale non sono mai stata particolarmente abile. Il risultato è che passo le mie giornate nella più totale apatia, rimandando a dopodomani tutto quello che avrei potuto fare l’altro ieri.
Fortuna che almeno, tra un nulla e l’altro, devo occupare il tempo cercando voli low cost per raggiungere i gentili amici che qui e lì mi ospitano.
Oramai sono un’esperta indiscussa del viaggio al minimo prezzo, del resto se sei precaria devi ingegnarti.
Riguardo ai simpatizzanti che mi accolgono nelle più varie località, vi avevo già avvertiti in tempi non sospetti: la carta dei doveri del buon precario prevede che siate simpatici e generosi, anche quando avreste solo voglia di abbaiare al mondo. Gli amici vi servono, e voi servite a loro: li fate sentire meno precari.
Lo scambio è equo.

A proposito, ho da poco ricevuto in dono da un’amica della bottarga e dei capperi.
A lei dedico questi spaghetti, conditi con Montale: Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d'un greto.
Ti voglio bene Dani, il tuo sorriso è sempre un porto dove sbarcare le mie tristezze. Grazie.
Ah, ricordati che mi devi ospitare nella tua casa al mare!

OSSI DI SEPPIA E BOTTARGA
Spaghetti
Bottarga
Capperi sotto sale
Pomodorini
Olio
Aglio
Pepe
Limone
Prezzemolo

La poesia di prima è stata scelta quest’anno tra i temi di maturità, al candidato si chiedeva di commentare il “ruolo salvifico della donna" espresso nella poesia. Peccato che Montale avesse scritto questi versi per un amico, tale Boris Kniaseff, dimenticato ballerino russo...
Dedico quindi questi spaghetti anche agli esperti di letteratura del Ministero, con tutte le polemiche scatenate dal grossolano errore avranno sicuramente bisogno di un amico che li consoli…
Taglio la bottarga a fettine molto sottili, oppure uso quella macinata. In ogni caso mescolo con un filo d’olio, il succo di un limone, un po’ d’acqua di cottura della pasta e uno spicchio d’aglio tritato sottile e privato dell’anima.
Taglio in due i pomodorini, ne bastano quattro o cinque, e li aggiungo al resto insieme al prezzemolo tritato, una spolverata di pepe e a qualche cappero accuratamente sciacquato.
Scolo gli spaghetti al dente, lasciando un po’ d’acqua di cottura da parte che aggiungerò se il condimento dovesse risultare troppo asciutto.
E godetevi gli amici, soprattutto i ballerini russi!

Playlist ti scrivo una canzone se mi inviti a casa tua (anche i cantanti lo fanno)
Dionne Warwick and Friends - That's what friends are for
The Rembrandts – I’ll be there for you (sarebbe la sigla di Friend’s)
James Taylor - You've got a friend

7.7.08

OhLaLa


Ciò che non è chiaro non è Francese.
(Antoine de Rivarol)

Nella fresca Francia il vento soffiava gentile, giravo in bicicletta, dicevo oh la la, mangiavo baguette e tutto andava bene.
Amaramente ora la rimpiango, tornata in patria in questo arroventato 7 luglio.

È un paese meraviglioso, se non fosse per i suoi abitanti. Non fraintendetemi, non mi stanno affatto antipatici. È solo che a volte sono troppo, insopportabilmente, francesi.
Par example: è carina questa cosa che ci si da tutti del voi (cioè del lei), anche tra coetanei. Quando non ci si conosce è maleducato dare del tu. Perfetto. Entri in un negozio e ti senti Maria Antonietta (la regina, non la portiera del vostro palazzo), con i commessi profusi in smancerie tra un bonjour madame appena varchi la soglia, seguito a ruota da je peux vous aider? (il corrispettivo del "dimmi" che ti ciancica la commessa romana se proprio vuole collaborare, cosa affatto scontata), il tutto innaffiato da merci (ti ringraziano qualsiasi cosa tu faccia) e je vous emprie (che sarebbe prego, se li ringrazi tu, ma loro possono continuare con il grazie – prego per ore).
Al momento dei saluti poi danno il massimo, con litanie interminabili di grazie, prego, a presto, è stato un piacere, passi una buona giornata o una buona serata o un buon week end o una qualunque cosa buona lei voglia passare.
Giuro.
Sono un po' leziosi, insomma, e quasi rimpiangi le rustiche commesse romane che a fatica ti salutano quando varchi la soglia del negozio.
Al ristorante poi i camerieri ti svolazzano intorno solleciti, pronti ad esaudire ogni tuo desiderio neanche fossi il critico culinario in incognito che è lì per decidere se dare loro la 3° stella della guida Michelin.

Sono gentili, questo non si può negare… anche se bisogna dire che non eccellono certo in empatia linguistica.
Provate a chiedergli un’informazione con il vostro sgangherato francese, se non pronuncerete esattamente la vostra domanda li vedrete strabuzzare gli occhi come se gli aveste appena detto di prestarvi 50.000 euro per andarvi a bere un caffè, mentre magari avete semplicemente pronunciato male una delle mille vocali strane della loro gutturale lingua.
Tanto per farvi capire che non esagero: sotto si dice “au-dessous”, sopra si dice “au-dessus”. E adesso provate ad andare a chiedere se il gatto è sopra o sotto il tavolo.

A proposito di caffè, gli irriducibili della tazzina farebbero meglio ad evitare la Francia. Il loro café è una brodaglia nera, bollente oltre ogni ragionevole motivo, servito in una tazza enorme e per di più caro, non meno di 1.50€, quando va bene, per una schifezzuola che rischia di rovinarvi la giornata. Ed è inutile cercare di fare i furbi ordinando un expresso (con l’accento ovviamente sulla o), vi portano la stessa acquetta disgustosa, solo che in una tazzina più piccola.

Comunque sono adorabili, attenti solo a non fare come me.
L’altro giorno, par example, ero in un bar all’aperto, mi godevo il venticello e aspettavo mia sorella per mangiare insieme una tartine. Vedo avvicinarsi volteggiando la solita gentilissima cameriera e comincio a ripetermi senza sosta che io aspetto una persona di sesso femminile, quindi devo dire UNE amie (leggi uuuuun) e non UN amie (leggi an), ero concentratissima.
Arriva la tipa, si scioglie in salamelecchi e poi mi chiede se voglio ordinare.
Non mi freghi! Rispondo tutta seria: J’espere une amie.
La gentilissima mi guarda allibita, passano alcuni secondi colmi di tensione mentre io scocciata penso “vabbè, magari avrò detto male sto accidenti di uuuun, ma in fondo a te che ti cambia se aspetto un amico o un’amica?”, poi la sconvolta cameriera ha un lampo di genio: Ah, vous ATTENDEZ une amie! E ridacchiando sotto il solito sorriso cortese mi abbandona, lasciandomi sola alla mia approssimativa attesa.
Uuuuun era pronunciato perfettamente, peccato io abbia detto "spero un’amica", dimenticando che aspettare e sperare usano lo stesso verbo solo in Spagna.

In Francia mentre aspetti qualcuno puoi solo sperare di non essere fraintesa…

GENTILISSIMA TARTINA
Pane bianco
Marmellata di fichi
Insalatina
Salame
Gherigli di noci

Dopo l’incidente diplomatico, e una volta arrivata mia sorella a farmi da interprete, ho gustato un’ottima tartine, che sarebbe una specie di bruschetta, una fetta di pane molto lunga su cui i francesi mettono di tutto.
La mia prevedeva uno strato di marmellata di fichi, ricoperto da un'insalatina tipo rucola, delle fette di salame (erano fette piuttosto larghe e sottili, tipo il nostro salame Milano), il tutto sormontanto da gherigli di noci.
Magari non sarete mai in grado di dire se il salame va messo “au-dessous" o “au-dessus” dell'insalata, ma riprodurre questa gustosa tartine dovrebbe essere alla portata di tutti, j'espere!
Grazie, siete stati gentilissimi a voler leggere fino a qui.
Buon appetito, buona serata e buon inizio settimana.

Playlist di cortesia
Charles Trenet - Douce France


30.6.08

Attesissima

La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico.
(Giacomo Leopardi)

Olé.
Dai, non state a brontolare, se la sono meritata. Hanno giocato bene, e sono stati ripagati dopo 44 anni di attesa. La pazienza premia.
E del resto gli spagnoli per aspettare e sperare usano lo stesso verbo, esperar. Evidentemente hanno capito meglio di noi che i due concetti viaggiano insieme. E per sperare e aspettare ci vuole necessariamente una dose consistente di pazienza. E ora si godono i risultati.

Io intanto sono in Francia, oh oui. E sempre sia lodato Ryanair.
Oggi sono cominciate le mie lunghissime “vacanze”, che è un modo carino per dire che il mio contratto è finito. Cuocaprecaria ha terminato la sua missione e, chiaro, di questi tempi nessuno mi paga per stare in ufficio a scaldare la sedia, per cui mi rimane solo da sperare che a settembre abbiano una nuova avventura da affidarmi. E quindi, pazientemente, aspetto.
Mi sento un super eroe senza portafoglio, una wonderwoman in cassa integrazione.
Ma nel frattempo mi godo la prospettiva di due mesi di totale, vacanziero, precariato. Olé.
Potete anche invidiarmi, stipendiati che non siete altro.
Almeno finché non finisco i soldi.

GAZPACH-OLÉ
Pane raffermo
Peperoni
Pomodori maturi
Cetrioli
Cipolla rossa
Aceto
Olio
Sale
Pepe

Come per vincere gli europei o per avere un nuovo contratto, anche per preparare il gazpacho ci vuole pazienza. Ma sarete ripagati. O anche pagati e basta. Speriamo.
Allora, pulisco i pomodori levando la buccia e i semi e nel frattempo lascio ad ammollare in acqua e un po' di aceto il pane raffermo. Poi frullo i pomodori con il pane strizzato, i cetrioli, la cipolla e i peperoni. Aggiungo sale e pepe, un filo d'olio e lascio a riposare in frigo almeno 3 ore.
Ve l'ho detto che ci voleva pazienza.
Quando arriverà l'agognato momento di servire il gazpacho, accompagno con pomodori, peperoni e cetrioli tagliati a quadretti e con cubetti di pane fritti.
Da gustare con un paziente sottofondo musicale.
Buona attesa.

Playlist speranzosa
Pooh – Io ti aspetteró
Carmen Consoli - La dolce attesa
Lenny Kravitz - I'll be waiting
Tony Renis - Quando quando quando

23.6.08

Rigorosi


L'arte di vincere la si impara nelle sconfitte.
(Simon Bolivar)

Sì, perdere ai rigori scoccia. Parecchio.
Ma insomma, così è la vita. E diciamolo: gli spagnoli hanno giocato un po’ meglio, e avevano più fame di vittoria. E poi avere un re e una regina che tifano per te fa la differenza, vuoi mettere. Noi invece avevamo Zidane in tribuna che gufava...
E ancora: i rigori sono un terno al lotto, ai mondiali è andata bene, ma non è mica sempre domenica.
Ora tifo per i turchi, a seguire per i tedeschi e anche un po' per gli spagnoli, non sono un tipo rancoroso.
Ma poi vinca il migliore, o il più fortunato. E basta.

Nel frattempo l’estate è deflagrata come una bomba, rischio seriamente l’ebollizione. A Trastevere persino i gatti vorrebbero trasferirsi al mare, vacillano sui sanpietrini con lo sguardo afflitto di chi ha visto giorni migliori. Neanche un topo alla griglia servito su un letto di croccantini deluxe sembrerebbe in grado di poterli consolare.
Instancabile, io proseguo invece la mia dieta lampo, tra mille tormenti e una voglia matta e disperatissima di un piatto di spaghetti alle vongole.
Sabato termina finalmente il flagello, poi le vongole non avranno più scampo.
Nel frattempo però ho scoperto che l’olio, nemico numero uno durante le diete lampo, non è sempre così indispensabile come potrebbe sembrare. Il cosciotto di pollo al forno, per esempio, viene buonissimo anche senza.
Ecco la ricetta per i dietisti dell’ultima spiaggia.

MAGRE COSCE
Cosciotto di pollo
Pomodori
Olive nere
Aglio
Rosmarino
Erbe provenzali

Semplicemente deposito il cosciotto in una teglia ricoperto di pomodori tagliati a fette, olive, rosmarino, aglio, sale e una spolverata di erbe provenzali. Ricopro il tutto con un po’ d’acqua e inforno a temperatura media per almeno trenta minuti, ma dubito che si cuocia prima di tre quarti d’ora (per me è cosi). La magia è che il polletto dentro il forno rilascia tanta acqua, per cui il vostro dietetico companatico una volta pronto sarà accompagnato da un liquidino succulento, e sarà buonissimo. Per gli oliopatici più rigorosi, segnalo che la pelle del pollo è grassa e non va mangiata. Ma se poi vi sbagliate, sappiate che è croccante e buonissima.
Accompagno la degustazione con le sonorità “oriental dub” dei Baba Zula, un gruppo turco che unisce strumenti tipici come la darbuka con atmosfere elettriche. Molto carini, e poi fanno venir voglia di ballare, così smaltite pure.
Che volevate di più, vincere gli europei?

Playlist magrissima

18.6.08

GloriaEffimera



Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
(Gandhi)


Menomale.
L'Italia di Donadoni è passata ai quarti di finale, eliminando una sfortunata Francia e mettendo a tacere quanti accusavano i nostri tatuatissimi campioni del mondo di essere una squadra di bamboccioni.
Personalmente mi sento sollevata. Abbiamo sfiorato lo psicodramma nazionale, con i giornalisti intenti a dipingere tetri scenari di congiure fra arbitri corrotti, allenatori incapaci e giocatori fanfaroni.
Invece siamo ancora in ballo e possiamo continuare a gongolare, almeno fino alla sfida di domenica con la Spagna, dove i bamboccioni avranno bisogno di tutta la loro fortuna.
Così è l'Italia comunque, 57.634.000 commissari tecnici pronti a salire sul carro del vincitore, ma altrettanto pronti a scenderne quando le cose si mettono male.
Per il momento godiamoci la gloria, il sole splende sul calcio italiano, e su Roma, che finalmente assomiglia un po' di più ad una città d'estate.

Io sono alla prese con una dieta lampo, di quelle che in una settimana promettono miracoli, quasi come le imprese calcistiche dei bamboccioni…
Vediamo chi arriva fino alle semifinali.
Cuocaprecaria – rotolini: 3 – 0
Che ve ne pare?

ROTOLINI VITTORIOSI
Bresaola a fette
Rucola
Olio
Limone
Sale
Pepe

Mangiare rotolini per eliminare i rotolini è meglio di una cura omeopatica, praticamente lo stesso principio delle vaccinazioni.
La bresaola è il vaccino più diffuso contro le cicce, provare per credere.
Semplicemente preparo una vinaigrette con l'olio e il limone, ci condisco la rucola e poi metto tutto dentro le fettine di bresaola, che chiudo con uno stuzzicadenti, cospargo con una grattugiata di pepe e mangio.
E che vinca il migliore!

12.6.08

TantoPe'



A Roma tutti sanno cosa succede, ma non lo capisce nessuno.
(Luigi Barzini Jr)





“Grazie per il ruolo che responsabilmente e coraggiosamente hai assunto e hai saputo mantenere come leader del paese più importante del mondo".

Queste le parole che l’emozionato Berlusconi ha rivolto a Bush alla fine della conferenza stampa congiunta dei due illustrissimi statisti, dopo che il presidente degli Usa aveva scorrazzato tutto il giorno per la blindata Città Eterna, tra rombi di elicotteri e sirene, con grande gioia dei romani.
Mentre scrivo questo post i due sono ora a cena a Villa Madama: nel menu insalata caprese, pennette tricolore, tagliata di filetto di chianina e formaggi. Il Giorgione del Connecticut non sarà certo un palato raffinato, ma le portate mi sembrano quantomeno banali.
Io gli avrei fatto provate i rigatoni alla pajata, che dopo un piatto così ti passa la voglia di bombardare l’Iraq. O le puntarelle con le alici, che certe cose mica le trovi a Washington.
E al posto di Apicella, che ovviamente sarà presente alla cena per allietare i commensali con brani tratti dai testi di Silvio Berlusconi, avrei proposto un repertorio di canzoni romane.
Sei venuto a Roma caro George, mica una città qualunque.

E del resto già cinquant’anni fa un profetico Claudio Villa così cantava:
E tu Roma mia, senza nostargia, segui la modernità.
Fai la progressista, l'universalista.
Dichi ok... hello... thank you... ya,ya
Vecchia Roma sotto la luna nun canti più

Li stornelli, le serenate de gioventù
Er progresso t'ha fatto granne ma stà città
Nun è quella 'ndò se viveva tant'anni fa
Più nun vanno l' innammorati pè Lungotevere
A rubbasse li baci a mille lì sotto l'arberi
Cò li sogni sfojati all'ombra de un cielo blusò ricordi der tempo bello che nun c'è più...

PUNTARELLE MADE IN ROME
Puntarelle
Filetti di acciughe dissalate
Olio
Aglio
Sale
Pepe
Limone

La puntarella, my dear George, è il germoglio della cicoria, un ricciolo verde chiaro che trovi solo a Roma. Se decidi di farti una cenetta romana come si deve, sappi che non è facile pulire la cicoria per ricavarne le puntarelle, ma al mercato vai tranquillo che le trovi già pronte e lavate.
Questa non è stagione di puntarelle, ma appuntatati la ricetta, che quando andrai in pensione hai voglia di tempo per cucinare…
Devi preparare la salsina, be careful al procedimento: metti nel mortaio (tanto abbiamo detto che il tempo non ti manca) qualche spicchio d’aglio e qualche filetto d’acciuga con delle gocce di limone. Pesta che ti ripesta otterrai una poltiglia, a quel punto aggiungi l’olio a filo. Per ultimo metti sale e pepe. A questo punto it’s ready, unisci la salsina alle puntarelle, dai una bella mescolata e you eat l’insalata cantando pè fà la vita meno amara, me sò accomprato 'sta chitara, e quanno er sole scenne e more, me sento 'n core cantatore...
Vuoi mettere con le pennette tricolori?!?

Playlist der fontanone

Claudio Villa – Vecchia Roma
Ettore Petrolini – Tanto pe’ canta’

5.6.08

IlluminateIdee



La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla.
(David Hume)

Io gli uomini li capisco.
Voglio dire, capisco le loro difficoltà.
Non deve essere facile avere a che fare con le donne.
Valle a capire, sempre in lotta con il tempo e con la forza di gravità. E ti credo che poi sono nervose.

Ragione e sentimento, ecco l'eterno dualismo, schizofrenia femminile che trova la sua più compiuta espressione all'interno dei templi della bellezza moderna, le profumerie.
Una volta superati i 15 anni, ogni signorina raggiunge la granitica conclusione che quanto promesso da creme, shampoo, e altre mirabilia è solo una chimera. Niente renderà mai davvero la pelle morbida come la seta, i capelli lisci come canne di bamboo e la bocca carnosa come albicocche mature. Impariamo che quello che ci ha assegnato madre natura ce lo porteremo dietro tutta la vita, e solo pochissime, precarie, migliorie sono possibili, mentre i peggioramenti, ahinoi, sono piuttosto inevitabili, proprio come lo scorrere del tempo.

Eppure ci caschiamo ogni volta. Varchiamo la soglia della profumeria col passo sicuro di chi non si fa più fregare, siamo qui solo per comprare un balsamo, uno qualunque, non abbiamo tempo da perdere, noi. Mentre scrutiamo gli scaffali, una scatola particolarmente lucente, guarda caso una delle più costose, attira la nostra attenzione. Esaminiamo, odoriamo e soppesiamo la confezione dell'unguento miracoloso, ma sappiamo perfettamente che quel balsamo NON darà l'effetto luce che promette e una voce dentro di noi continua a ripetere: le solite cretinate.
Ma poi, nell'eterna lotta tra istinto e razionalità, tra sperpero e precariato, all'improvviso, senza una vera ragione, cediamo, convinte che quella sia la volta buona. Messo a tacere il nostro saggio grillo parlante, ci dirigiamo spavalde alla cassa e paghiamo con la confortante certezza che la costosa cremina possiede quell'ingrediente miracoloso che cambierà per sempre i nostri orizzonti tricologici e che ce ne andremo in giro con fluenti capigliature soffuse di bagliori irresistibili, praticamente un’areola che ci renderà delle vere sventole, ma con un tocco di santità.
Al primo utilizzo il portentoso balsamo si rivelerà poi uguale a tutti gli altri, e andrà a rimpinguare l'arsenale di prodotti di bellezza di cui è strapieno ogni bagno femminile del mondo.
E così via all'infinito, in uno sperpero di risorse economiche e di speranze in frantumi che prosegue lineare fino ai 90 anni.

Poi ci sono le mode, che ci illudono per qualche stagione prima di abbandonarci al nostro crespo, screpolato destino.
Gli anni 80, per esempio, sono stati segnati inequivocabilmente da alcuni prodigiosi prodotti, poi misteriosamente dimenticati dalla cosmetica mondiale. Basti citare l'onnipresente midollo di bue, che avrebbe dovuto far scintillare le nostre bizzose criniere, costretto all'oblio dal dilagare della mucca pazza. E l'olio di jojoba? Era l'elisir di lunga vita, peccato solo che nessuno sappia che forma abbia questa pianta(?) e che la sua gloria non sia sopravvissuta fino al nuovo millennio.
Gli anni 90 poi volevano stupirci, le profumerie all’improvviso pullulavano di creme corpo alla vaniglia, zucchero filato, creme caramel e altre diabetiche delizie, con il risultato che salire in autobus era come entrare in una pasticceria, peccato che a volte i dolcetti fossero scaduti…
Il duemila è il millenio dell'aloa vera, che rassoda la pelle, manda via le rughe e tutti i guai, e delle Parole Magiche, che ci ipnotizzano, rendendoci incapaci di intendere e volere.
Per esempio: prendete una donna e ditele che un qualunque intruglio ha effetti drenanti. Lo comprerà seduta stante, perché quelle 8 letterine evocano il bonifico delle pianure pontine, gli spurganti per lavandini, una piscina senz’acqua.
Abbiamo l’ossessione dell’acqua, ne beviamo a litrate perché fa bene, ma poi dobbiamo drenarla, perché espellerla fa ancora meglio.
Per motivi analoghi, sono da considerarsi magiche, e quindi te le ritrovi su qualunque cosmetico in commercio, anche le seguenti parole: rivitalizzante, elasticizzante, esfoliante, rassodante, volumizzante, lisciante, illuminante.
Lisce, elastiche e assolutamente irresistibili, continuiamo a crederci.
Un mondo migliore è sempre possibile, no?

SPAGHETTI YES WE CAN
Spaghetti taumaturgici
Pomodorini incredibili
Aglio straordinario
Olio vellutante
Pan grattato esfoliante
Prezzemolo rivitalizzante

Visto che abbocchiamo proprio a tutto, perché non credere che questi spaghetti abbiano proprietà drenanti? Secondo me sono anche volumizzanti, rivitalizzanti lo sono sicuramente.
Taglio a metà i pomodorini e li metto in una teglia con olio, aglio e sale. Prima di infornare a 200° aggiungo un po’ d’acqua e li cospargo di pan grattato. Quando i pomodorini cominciano a diventare morbidi (ci vuole circa un quarto d'ora) cuocio gli spaghetti al dente, poi scolo e li aggiungo alla teglia, mescolo, spolvero di prezzemolo e lascio insaporire qualche istante prima di servire.
Non vi sentite già meglio?

Reading list illuminante
Jane Austen - Ragione e sentimento
Barbara Di Meo – Voglio i capelli lisci!
Giulio Cesare Giacobbe - Come diventare bella, ricca e stronza
Pulsatilla – La ballata delle prugne secche

30.5.08

RollingPea







How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
(Bob Dylan)




Chi ha avuto, ha avuto, chi ha mangiato, ha mangiato…
Oramai il dado knorr è tratto, inutile recriminare sulla ciccia accumulata.
Nel fine settimana di festa si prevede bel tempo e gli italiani si riverseranno in massa sulle spiagge assolate. Sfoggeremo i nostri costumi sulle bianche carni, non voglio più sentire storie.

E comunque buone notizie: è record di inflazione, abbiamo il valore più elevato dal 1996.
Questo significa che aumenteranno ulteriormente i prezzi di benzina e alimentari.
Per risparmiare, cari precari cicciottosi, andremo quindi tutti a piedi, e faremo meno la spesa. Qualcuno farà addirittura la fame.

Se non dimagrite così, non so più che dirvi.

SIAMO AL VERDE
Piselli in scatola
Tahina
Olio
Limone
Sale
Prezzemolo
Paprika

Bisogna risparmiare, ma senza morire di tristezza.
Ecco a voi la ricetta dell’hummus di piselli, deliziosa cremina capace di risollevare anche gli animi più depauperati. Una scatola di piselli costa più o meno cinquanta centesimi, e ci sfamate due o tre commensali desiderosi di gustare un aperitivo irresistibile, versione verde e innovativa del celebre hummus di ceci.
Il resto della cena è a carico vostro, ma pane e acqua non si negano a nessuno, no?
Il procedimento è di una semplicità devastante, basta frullare i piselli con un po’ della loro acqua, unendo olio, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di tahina e il succo di mezzo limone. Lascio da parte qualche pisello per la decorazione e unisco paprika e prezzemolo fresco prima di servire, cantando you don’t have to be rich to be my girl.
Se poi sono in vena di grosse spese, posso comprare anche delle mandorle e unirle all’impasto.
E buone passeggiate a tutti.

A proposito di politica... ci sarebbe qualcosa da mangiare?
(Totò)

Playlist green
Bob Dylan - Like a rolling stone
Prince - Kiss

21.5.08

NelFrattempo


Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.
(Konrad Adenauer)


Oh signur, come vola il tempo. È già passata una settimana dal mio ultimo post.
Non che le mie condizioni siano molto migliorate, anzi.

Nel frattempo però la Roma è stata campione d’Italia per 45 lunghissimi minuti. Pochi certo, ma la vita è fatta di attimi, basta saperli cogliere. Del resto non c’è niente di più precario della felicità, anche nel calcio.

Nel frattempo un nubifragio, sicuramente interista, sta affiggendo la vita dei romani, che ne avranno fino a venerdì, pare. La meteorologia è una scienza precaria, e anche il sole a volte dura poco.

Nel frattempo le 41.353 (finora) vittime del terremoto in Cina nei telegiornali vengono dopo le dichiarazioni di Bossi, di Berlusconi, di Fini e compagnia bella e meritano 2 minuti scarsi di servizio, quando va bene. Anche le tragedie sono un’opinione, precaria.

Nel frattempo la dieta bikini aspetta il sole, e il sole aspetta il bikini, e così via.
Nel frattempo però ho vissuto attimi di intensa felicità con un pollo al cocco, che con molta fantasia si può considerare un piatto magro, precariamente dietetico. O anche no, ma la dieta a volte è come il sole, va e viene.
Insomma, niente certezze da queste parti, a parte la pioggia.

COCCO BELLO
Petto di pollo
Latte di cocco
Curry
Cipolle
Prezzemolo
Riso basmati

Mentre canticchio i’m singing in the rain taglio a striscioline il petto di pollo e lo metto a marinare in un piatto con il curry (le quantità dipendono da quant’è piccante il curry, diciamo un cucchiaio per 300 grammi di pollo, più o meno) e il sale per una decina di minuti. Poi taglio a fettine sottili una cipolla bionda e la faccio soffriggere in padella con un po’ d’olio, appena diventa trasparente aggiungo il pollo, lascio qualche minuto a rosolare e poi verso il latte di cocco, lasciando due dita di liquido per il riso.
Nel frattempo preparo il riso, metto 2 tazze d’acqua (la proporzione è due a uno) a bollire in un pentolino con il sale, appena bolle aggiungo il riso, il latte di cocco rimanente, una spolverata di curry e aspetto che assorba tutta l’acqua girando di tanto in tanto. Cuocio il riso un po’ al dente e lo travaso in una formina (se non ce l’avete va bene anche una tazza) dove lo lascio intiepidire.
Quando il pollo avrà assorbito il latte di cocco (ma non troppo, deve rimanere cremoso) impiatto cospargendo con un po’ di prezzemolo (o meglio coriandolo fresco) e decorando con la nuvoletta di riso.
E aspettiamo il sole...

Playlist solare
Frank Sinatra - Singing in the rain

14.5.08

Emaciati


I migliori medici della mia vita sono tre: il dottor Dieta, il dottor Riposo e il dottor Ottimismo.
(Jonathan Swift)


Oramai l'ho promesso, mi tocca postare delle ricette dimagranti.
Certo che noia. La via crucis del calo ponderale è lunga e lastricata di buone intenzioni.
Agosto è ancora incredibilmente lontano, e noi già siamo qui a soffrire.

Credo di essere nata nel decennio sbagliato. Dovevo nascere negli anni 30. Avrei avuto 20 anni nell'epoca delle maggiorate e le mie morbide curve sarebbero state oggetto di ammirazione e invidia, altro che sudare in palestra e mangiare insalatine anemiche.
Questo spiega anche perché io riscuota tanto successo tra i settantenni di oggi, gli ricordo la Mangano (versione economica).
Nel 2008 invece il mito dei miei coetanei chi è? L'anoressica Kate Moss?
Non lo so, ma sospetto che in ogni caso non avrò mai talmente poca carne addosso per erigermi a ossuta sex symbol.
Pazienza, e ringrazio i miei fan settantenni per il supporto morale.

Nel frattempo sono sempre più convinta di avere qualche virus incurabile e sconosciuto, che mi causa sonnolenza, nessuna voglia di lavorare e scarsissimo entusiasmo.
Figuriamoci con che brio affronto quindi la dieta bikini.
Ma se ricetta dietetica deve essere, che sia.

INVOLTINI DI CARNE EMACIATA
Carne macinata
Foglie di verza
Cipolla bianca tritata
Pan grattato
Parmigiano (poco, per carità)
Passata di pomodoro
Sale
Pepe
Noce moscata (opzionale)

Mescolo tutti gli ingredienti (tranne le verza e la passata) cercando di non stancarmi troppo. Se proprio voglio eccedere nell'entusiasmo, al posto del pangrattato posso usare della mollica di pane ammollata nel latte, ma sappiate che questo farà salire il bilancio calorico. A vostro rischio e pericolo. Poi metto l'impasto dentro le foglie di verza sbollentate e le chiudo con uno stecchino. Metto in padella con pochissimo olio e copro con la passata. Lascio cuocere a fuoco basso, così intanto mi riposo, e rigiro di tanto in tanto.
Terminata la cottura, se non sono troppo stanca, mangio.

6.5.08

PancetteAllaRibalta


Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi.
(James Joyce)


Sono l'ultima di tre figlie femmine.
Mia madre ha sempre sostenuto che se avesse avuto un figlio maschio lui sì che... non come voi che... (seguono rivendicazioni di vario tipo in base all'umore e/o altri accadimenti contingenti).
Io ho avuto la sfortuna di nascere poco prima dell'invenzione dell'ecografia, per cui quel fatidico aprile del 77 tutti si aspettavano Carlo, l'agognato maschietto. Le mie sorelle avevano già comprato i soldatini per il fratellino e tutto il parentado gongolava aspettando il figliol prodigo... Papà guardava con sollievo l'arrivo dell'erede che avrebbe diviso con lui il peso del gineceo e mamma sognava braccia virili cui affidare le buste della spesa e la riparazione del rubinetto che perdeva.
Facile quindi immaginare con che gioia il mondo ha accolto la notizia della terza femmina, annunciata dal dottore che mi ha fatto nascere (che era un amico dei miei) con queste parole: "purtroppo è un'altra pisciona".

2.5.08

CuochiGlobali




Non si può far nulla senza che l'intero mondo si intrometta.
(Paul Valery)




È giunto il momento di aprirsi al resto dell’umanità.
Non di solo precariato vive l’uomo.
Dedico quindi questo barboso 2 maggio passato in ufficio a linkare ufficialmente tutti quelli che avrei dovuto segnalare già da tempo… I cuochi veri, e non per caso.
Sappiatelo, la blogosfera straborda di cucinieri provetti, che sfornano blog meravigliosi, con ricette incredibili, correlate di foto perfette. Roba da morire di invidia, o di fame.
I miei affezionati e affamati lettori troveranno perciò da oggi una gustosa categoria nuova: “Più cuochi per tutti”, dedicata a tutti quelli che hanno un serio blog culinario, o che seriamente pubblicano ricette. Mica come me.
La selezione è stata dura, e continuerò con solerzia ad aggiungere link ogni volta che mi capiterà di incrociare qualche altro blog succulento. Nel frattempo godetevi questi, ma non abbandonatemi!
Nella sezione dei link normali aggiungo invece finalmente una blogger che mi ripromettevo da tempo di citare: casalinga precaria.
Ha tante virtù, prima fra tutte quella di chiamarsi quasi come me (o io quasi come lei), un umorismo graffiante e una penna leggera. E poi è meravigliosamente precaria.

A tutti i cuochi, a tutti i precari e anche un po’ agli altri: buon week-end.

23.4.08

Stupori




Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russell)




Stupida io a non pensarci.

Il mondo è pieno di stupidi, dovrei ricordarmene più spesso. E tenere a mente queste semplici leggi di Murphy:
1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Sulla pericolosità degli stupidi bisognerebbe indagare. Il tema merita maggiore attenzione.
Certo mi si potrebbe obiettare che potrei essere stupida e non saperlo. Mi salva il punto 3: non mi sembra di aver causato danni a qualcuno senza ricavarne vantaggi.
Ma potrei essere così stupida da non essermene accorta...

Nel frattempo i romani stanno decidendo in queste ore chi sarà il loro nuovo sindaco. Chi sceglieranno tra la minestra riscaldata di Rutelli e l’insalata scondita di Alemanno? Agli scrutinatori l’ardua sentenza.
Il mio interesse per la politica comunque è ai minimi storici. E non credo di essere la sola ad osservare con annoiato cinismo il glorioso futuro che l'Italia si è appena guadagnata.
Anche se è da stupidi.


ROBA DA POLLI
Pollo in pezzi
1 peperone rosso
1/2 bicchiere di vino bianco
Olive nere
4 pomodori piccoli
Aglio
Cipolle
Olio
Sale
Pepe
Prezzemolo

In quest'orizzonte di minestrine e insalate scondite, meglio consolarsi con un bel piatto saporito, colorato e popolare. Lontano dai palazzi della politica ci sono ancora tanti polli da spennare, e da mangiare.
In una padella con l'olio faccio un soffritto con uno spicchio d'aglio e due cipolle bionde di media grandezza, aggiungo il vino, il sale e il pepe e faccio sfumare. Nel frattempo taglio a pezzi il peperone privandolo dei semi e delle parti bianche, poi lo metto in forno il tempo necessario a che la pelle si sollevi un po', quindi lo spello e lo metto da parte.
Aggiungo il pollo al soffritto, unisco i pomodori e faccio rosolare per diciamo 15 minuti. Poi aggiungo il peperone spellato e tagliato a listarelle e le olive. Lascio cuocere altri 20 minuti o comunque fino a che il peperone è quasi disfatto e il pollo è morbidissimo. Completo con una spolverata di prezzemolo fresco e mangio.
Non fate sapere ai politici quant'è buono.