28.10.09

SolitoTransTrans






Tutti gli uomini cercano la donna ideale, specie dopo il matrimonio.
(Helen Rowland)


Succedono più scandali qui che in un ballo a corte nell’ottocento francese.
E girano molte più parrucche.
Il tutto è abbastanza noiosetto, con il suo strascico di moralismi da autobus e le analisi televisive del fenomeno.
L’unica cosa che non capisco è perché politici e imprenditori di successo siano così attratti dalle depilate e costose grazie della Consuelo di turno, con quadricipiti da calciatore, seni rifatti, voce possente e altri attributi non troppo femminili.
Sei ricco, potente e spesso anche belloccio, cosa ci trovi in una trans? O forse, cosa hanno le trans in più delle donne? (e non siate volgari, please)
Ci deve essere qualcosa che mi sfugge, perché il genere va molto di moda al momento.
Forse noi donne siamo diventate meno femminili della versione “maschile” di noi stesse. Forse Consuelo, o chi per lei, sa essere così caricaturalmente donna da essere più affascinante di chi donna lo è per nascita, ma spesso non per vocazione.
Poi possiamo parlare della parte maschile e femminile in ognuno di noi, di omosessualità più o meno latente, di antica Grecia, di desiderio di trasgressione… Ma il mistero rimane.

Solo una cosa è chiara: le escort sono di destra, le trans di sinistra.
Le altre donne stanno in mezzo, visibilmente confuse.

TRASFORMAZIONI
Pollo a pezzi
Burro
Mele
Cipolla
Senape
Dado
Vino bianco

Il pollo è il pollo e la mela è la mela. Ma anche il pollo ha un lato dolce, e le mele nascondono sorprese, da sempre. Per cui non siate bigotti, mettete mele nei vostri polli, fiori nei vostri cannoni e tappi nelle vostre orecchie, che ultimamente si bisbiglia un po’ troppo.
Rosolo i pezzi di pollo nel burro con le cipolle tagliate sottili (una cipolla non troppo grande per mezzo pollo). Dopo qualche minuto aggiungo un cucchiaino di senape, un mezzo dado vegetale e un bicchiere di vino. Poi aggiungo le mele (una o due ogni mezzo pollo) tagliate a tocchetti, copro e lascio cuocere per circa 50 minuti.
Servo caldo e invio di nascosto a Repubblica le foto del pollo.
Ci sentiamo al prossimo scandalo.

Playlist trasformata
The Rocky Horror Picture Show - Movie soundtrack

20.10.09

Fissazioni




L'eternità è un pensiero terribile; voglio dire, dove andrà a finire?
(Tom Stoppard)











In ottemperanza alle nuove direttive ministeriali, questo blog d’ora poi si chiamerà CuocaFissa.
Tremonti ha cambiato idea: macché flessibilità, il posto fisso in Italia è un valore. “È la base della stabilità sociale”, ha detto.
Fico, ma ora che ne facciamo dei frutti di anni di elogi sperticati della mobilità? I nostri flessibilissimi contratti a progetto dove li buttiamo? E soprattutto i progettisti, da quale ponte si buttano?
“Il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia” ha aggiunto il nostro ministro dell’economia.
Ah, ecco perché sono single.

Del resto, che il nostro non fosse un welfare particolarmente accogliente verso chi praticasse la flessibilità (attiva o passiva) era un sospetto che avevo avuto anche io. Ma aspettavo conferme dall’alto.
Nel dubbio, rimanevo una flessibile semi-passiva, cioè una a cui magari la flessibilità piacerebbe pure, ma che gliela impongono. Mi flettevo a volte talmente tanto da spezzarmi, ma questo oramai appartiene al passato. L’aria è cambiata, basta con questi co.co.pro. da quattro soldi, chissenefrega della flessibilità, non siamo mica in America noi. Da oggi tutti stabili, indeterminati e fissi, immobili, inamovibili.
Datemi un lavoro (se lo trovate) e me lo tengo fino a che morte non ci separi.
O finché Tremonti non cambia di nuovo idea.


ARIA FRITTA
Bocconcini di mozzarella
Farina
Uova
Pan grattato
Olio per friggere
Sale

La mozzarella filante è una delle cose più flessibili che esistono. Temo che Tremonti la farà sparire presto, per cui affrettiamoci a mangiare la mozzarella fritta.
Passo i bocconcini nella farina, poi nelle uova sbattute e salate e poi nel pangrattato. Tuffo in padella nell’olio bollente e appena pronti faccio asciugare i bocconcini su carta assorbente.
Mangio con assoluta fissità.
Quant’è bella mozzarella, che si frigge tuttavia, chi vuol esser stabil sia, del doman non v’è certezza.

10.10.09

CheFortuna

Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo degli altri?
(Jean Cocteau)

Ancora state a cincischiare col supernalotto? E che ve ne fate di tutti quei milioni di euro, sai che stress vincere? Diventi ipermilionario e non sai più come spendere i soldi, i discendenti del cugino del tuo bisnonno emigrato in Argentina cominciano a telefonarti tutti i giorni, i promotori finanziari fanno la fila sotto casa tua, insieme ai parenti argentini che hanno preso il primo volo da Buenos Aires, agli ex amici, ai nuovi amici che improvvisamente ti trovano adorabile, alla televisione che ti vuole intervistare e soprattutto insieme a quelli della ricevitoria dove hai fatto la schedina che vogliono la tua foto per metterla in bella vista sulla cassa vicino alle Virgorsol e alle Diana Blu.

Roba vecchia, che noia. Adesso c’è una nuova lotteria, se vinci ti pagano 4.000 euro al mese per tutta la vita.
Una volta si sognava di diventare ricchi e vivere per sempre su un’isola caraibica (sempre se riuscivi ad uscire di casa, vista la fila che c’era). Ma ogni epoca ha i sogni che si merita. E che possiamo sognare nelle nostre vite a progetto se non un eterno, incondizionato, lauto stipendio?
Nel cassetto non ci sono più sogni, solo polvere. Adesso si sogna qualcuno che ti paghi tutti i mesi. O si sogna di scollinare l’angusto orizzonte dei mille euro mensili (quando va bene). O si sogna di sentirsi sicuri. Non milionari, non stravaganti, non liberi dagli impegni. Si sogna un lavoro, o qualcosa che ci assomigli, o qualcosa che ci assomigli e sia retribuito con coscienza.
Sarà, ma a me sembra un po’ triste.

Per maggior gioia di tutti, una catena di supermercati della provincia di Varese ha creato una lotteria destinata ai suoi clienti, 30 euro di spesa e ricevi una cartolina. Chi vince avrà un contratto di un anno per un posto di lavoro all’interno del supermercato. Gratta, gratta, che magari vinci e vai a fare il banconista a Cazzago Brabbia (VA).
La lotteria del lavoro. Non lavora chi è più bravo, solo chi ha più culo.
E questo è ancora più triste.

Ma temo che non sia così solo nei supermercati del Varesotto.
Il posto tanto agognato non si conquista più come prima, quando c’erano le schedine la domenica, i sogni, i colloqui di lavoro e i progetti per il futuro. C’erano anche i raccomandati, certo, ma qualche grammo in più di meritocrazia ancora si trovava.
Il lavoro adesso lo vincono i fortunati.
Gli altri rimangono a grattare.

GRATTACAPI
Spaghetti o bucatini o rigatoni quello che vi pare
Guanciale
Pecorino
Pepe nero

Già che stiamo a grattare, grattugiamo anche un bel po’ di pecorino e consoliamoci delle avverse fortune con un piatto di pasta alla gricia.
Mentre bolle l’acqua per la pasta mettiamo il guanciale tagliano a striscioline in una padella antiaderente e lasciamolo sciogliere un po’. Scoliamo poi la pasta al dente e la facciamo saltare in padella con il guanciale aggiungendo il pepe e il pecorino grattugiato e facendo mantecare con un po’ di acqua di cottura della pasta. Servire subito.
Buona fortuna e buon lavoro.

Playlist fortunata
Dean Martin - Lucky Song
Jason Mraz - Lucky

22.9.09

LeParoleCheNonHoDetto




Altrove, senza dubbio, esistono i tramonti. Ma perfino da questo quarto piano sulla città si può pensare all'infinito. Un infinito con magazzini sottostanti, è vero, ma con stelle all'orizzonte.
(Fernando Pessoa)






Voi non lo sapete, ma il mio vero blog io lo scrivo nella testa.
Compilo nella mia scatola grigia pagine e pagine di riflessioni. Nascoste tra le mie confuse sinapsi giacciono un’infinità di parole. Ho scritto milioni di post dentro di me, passeggiando, parlando al telefono, cucinando, cantando una canzone, lavorando (riesco ancora a pensare quando lavoro. Penso ad altro in genere, ma almeno qualcosa penso).
Non a caso sono una maestra del multitasking. Faccio cose, vedo gente, lavoro per quattro denari, cambio lavoro, mando curricula, faccio colloqui, stringo legami, spezzo catene, mi annoio, rido, ascolto, piango, sogno, vivo. E intanto, silenziosamente, nella mia testa scrivo.
Li dimentico quasi sempre questi scarabocchi mentali, travolta da qualcosa che in fondo non è mai così importante. Ma neanche i miei cuocaprecari pensieri, a ben vedere, sono abbastanza importanti, non sopravvivono alla fugacità della mia memoria a breve termine. I post che arrivano fino qui sono solo riflessioni estemporanee, quello che rimane quando ho dimenticato tutto il resto.
Ma qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure. E devo dirlo, a volte mi sorprende pensare che questo blog sia sopravvissuto a uno degli inverni più lunghi e più cupi della mia esistenza. Mi sorprende vedere che sono riuscita a ridere, quasi sempre. A volte anche a fare ridere.
L’inverno 2009 è stato infinito, deserto, smarrito, confuso, ovviamente precario, nauseabondo e triste, tremendamente triste. Eppure l’ho superato. Gli ho riso contro. E diamine, ogni tanto sotto voce mi dico: «brava, è stata proprio dura, ma sei ancora qui».

Ma l’inverno è finito. Non sono meno CuocaPrecaria. Sono solo meno stanca. Ed è un bel risultato.
E lo so che brontolo che adesso arriva l’autunno, che l’estate è finita, e che tristezza, e sempre io e te, noi e voi, e non cambia mai niente e bla bla bla.
Ma dentro di me ci sono post nuovi, nuove parole nascoste, meno tristi. Ce l’ho fatta. L’inverno è finito. Adesso può anche arrivarne un altro. Io sono pronta.
Fatti sotto tristezza. Precarietà, a noi due.
Tutto il resto, semplicemente, ‘fanculo.


QUELLO CHE RIMANE
Macinato misto
Mollica di pane
Uova
Mortadella a dadini
Formaggio filante
Uvetta
Parmigiano
Prezzemolo
Olio
Sale
Pepe

Il polpettone mi rilassa. Non ha regole, non ha obblighi, non ha quasi mai errori. È semplice, buono, economico, è tanto. Esistono mille polpettoni, ognuno ha il suo. Io ne ho diversi, tutti sparsi e senza regole come le parole nella mia testa. Tenetelo a mente quando arriverà l’inverno. Anche un polpettone a volte aiuta. Non basta, ma aiuta.
Eccone uno, fate questo, oppure un altro. Fate come vi pare.
Mescolate tutti gli ingredienti (tranne il formaggio molle) in dosi approssimative ma sensate. Per 300-400 grammi di carne non più di un uovo, per esempio. Non mettete troppo parmigiano. Olio pochissimo, anche niente. L’uvetta fatela prima rinvenire in un po’ in acqua e poi mettetene quanto basta per dare un sapore diverso, ma non troppa, che non è mica un panettone. Prezzemolo il giusto. Mortadella un po’, che non fa mai male e fa bene all’umore, ma a dadini piccoli sennò intralcia. Mollica di pane strizzata nel latte o pan grattato, in fondo è lo stesso, non fate i fissati. Sale poco, pochissimo, ma un po’ ci vuole, l’insipido è da depressi. Fate sport se vi preoccupa l’ipertensione. E bevete tanta acqua. Ma non mangiate sciapo, che tristezza. Pepe non troppo che questo polpettone non è un albergo (di spezie), ma non dimenticatelo, sennò che gusto c’è. Mescolate tutto, anche con le mani. Mescolate ancora, impastate, perdetevi nel polpettone crudo. Serve, credetemi. E poi è fatta, basta appiattire il composto in un piatto e mettere al centro le fette di formaggio, quello che avete va bene. Richiudete il polpettone sopra il formaggio e formate un rettangolo, con il formaggio al centro. È più facile farlo che scriverlo. Mettere in forno a circa 180° per mezz’ora o un po’ di più.
Vi auguro un inverno pieno di bellissime parole. E di tutto quello che rimane.

Playlist avanzata
Francesco De Gregori - Rimmel

16.9.09

WakeMeUpWhenSeptemberEnds

L'animo non avrebbe arcobaleno se gli occhi non avessero lacrime.
(John Vance Cheney)

Sono giorni che penso di scrivere qualcosa per queste neglette pagine ma non riesco a produrre niente di più sensato di vaghi mugolii.

Settembre è un mese crudele, mi strappa dalla pelle il sapore dell’estate. Si torna a scuola, devo comprare un’agenda nuova, avere nuovi sogni, nuove idee, vecchie paure.
Odio settembre, è un precipizio sull’autunno.

Ma non sono venuta qui per borbottare malmostosa, avrete anche voi il vostro settembre da smaltire, immagino.
Potremmo sederci su una panchina, guardare le giornate che si accorciano mentre la routine allunga la sua ombra minacciosa sui ricordi di un agosto ormai lontano.
Macché, non sono mica di malumore, figuriamoci. Mai stata più felice. No, non sono lacrime, è la pioggia settembrina. E sì, certo che ho voglia di tornare al mio lavoro precario, a inseguire contratti, cocopro e altre vaghe certezze. Chi non ne avrebbe voglia?

Ma è settembre per tutti e non infierirò.

Che poi lo so, non è così tremendo come può sembrare. Il destino è sempre lì acquattato in un angolo, tra una pozzanghera e il primo giorno di scuola. E le stelle continuano a guardarci, e a sorridere maliziose.

Niente ricette oggi, solo un mugolio affettuoso per tutti voi.

23.8.09

StellePrecarie







Per aspera ad astra.
(Seneca)






Anche questo ferragosto ce lo siamo tolto dai piedi.
Alcuni rapidi aggiornamenti prima di rimandarci a settembre:

L’italiano medio ha troppi tatuaggi, è troppo abbronzato ed è, decisamente, troppo depilato. Bisogna inventarsi qualcosa per far tornare alla ragione l’uomo italico.

Il cielo al mare ha un sacco di stelle. Ha tutte quelle che in città non si vedono. Pensi che non ci siano più, te ne dimentichi, vivi la tua vita orfana di cielo e poi eccole lì, e sono tantissime. È un pensiero che consola (soprattutto dopo aver visto l’uomo italico).

Il destino esiste, è come le stelle. Sta lì a guardare, fa finta di niente e poi, zac. Le cose cambiano anche se non vogliamo, o non ci speriamo più. Cambiano anche se non ce ne accorgiamo. Anche questo consola, spesso.

Il 30 agosto CuocaPrecaria compie due anni. Il tempo passa sempre ma, diversamente dalle stelle e dal destino, non puoi mai fare a meno di notarlo. E questo spesso non consola.

La torta alle mele è buonissima anche con le pere. Decidete voi se questo vi consola o no.

In ogni caso consolatevi, l’estate è quasi finita e presto smetteremo di vedere le stelle. Ma loro non smetteranno di vedere noi. Perciò comportatevi bene, siete osservati.


CASUALITÀ
250 grammi di farina
4 o 5 pere (a seconda della grandezza)
150 grammi di burro
150 grammi di zucchero
1 bustina di lievito
2 uova intere
½ bicchiere di latte
1 pizzico di sale
scorza di 1 limone grattugiato
cioccolato fondente grattugiato

Quando si dice il destino. L’anno scorso per il primo compleanno di questo blog divulgavo al mondo la ricetta della torta di mele di zia Anna. Poco tempo fa mi trovavo in campagna a casa di amici. C’era un albero di pere e non c’erano mele. Quello che è risultato è stata una delle migliori torte di non mele che io ricordi. Un’ottima coincidenza per festeggiare il secondo compleanno di queste paginette.
La ricetta la trovate QUI, sostituite le mele con le pere e aggiungete all’impasto cioccolato fondente grattugiato nella quantità che preferite.
E che il vostro cielo sia pieno di stelle.

Playlist stellata
Muse - Starlight
The Cranberries – Stars
Francesco Guccini – Stelle
Giacomo Puccini – E lucevan le stelle (Tosca)

5.8.09

PerChiSeiBellaRoma?




Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l'enorme garage del ceto medio d'Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un'estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi.
(Ennio Flaiano)








Una caldissima serata di fine luglio. Tra i tavolini affollati di un bar di trastevere, circondate da un’umanità rumorosa, improbabile e sudaticcia, due amiche bevono una Peroni e discutono di massimi e minimi sistemi.
CuocaPrecaria ha il cipiglio mistico delle grandi occasioni, lo sguardo perso in un avvenire lontano e dolciastro e il pessimismo catastrofico che le regala l’estate:
«La bellezza di Roma è inutile. I romani non sanno che farsene, la maltrattano, la sfottono come una donna bella ma un po’ noiosa le cui grazie oramai hanno smesso di sedurre. Sono fieri della loro città, ma non la guardano più.»
«Poveri turisti, non li invidio per niente. Li vedi camminare sotto il sole con le infradito, le spalle scottate e i piedi sporchi in bilico sui sanpietrini arroventati. Scattano foto - fontana di Trevi, Pantheon, Colosseo, Piazza Venezia - mangiano pizza e cappuccino, muoiono di caldo, si fanno maltrattare da camerieri annoiati e insolenti che a loro sembrano pittoreschi, salgono sugli autobus a due piani dove una guida sottopagata biascica poco convinta quattro nozioni sui Fori Imperiali, fanno una passeggiata serale tra bancarelle piene di foulard cinesi, comprano souvenir assurdi e poi tornano a casa a dire agli amici quant’è bella Roma. Mostrano le foto, fanno pediluvi, mettono creme sulle scottature e ancora una volta di questa città non hanno capito niente. Forse sono contenti lo stesso, o forse devono essere contenti. Mica puoi fare una vacanza a Roma e poi dire che non ti è piaciuta, no? Ma la finta osteria con le tovaglie a quadretti rossi e bianchi dove servono carbonara scotta, vino scadente e scontrini astronomici non vale il viaggio fino a qui, anche se l’osteria è in una piazza bellissima, o in un vicolo pittoresco. Eppure loro che ne sanno? I romani sono contenti così, non vogliono che i turisti scoprano la loro città, quella vera, quella così affascinante che la puoi anche maltrattare, farla sentire in colpa per la sua assurda, magnifica, inutile bellezza.»

L’amica sembra colpita da queste parole, ha l’aria mistica anche lei adesso. Ma forse ha bevuto troppa birra, fa troppo caldo. Dice solo:
«Devi fare un post sull’inutile bellezza di Roma.»


Eccolo qui allora il post, inutile come la bellezza di una città troppo calda e troppo stanca.
Con l’augurio che i romani tornino ad amare questa città e i turisti abbiano modo di capirla un po’ di più. Con la speranza che Roma non sia solo bella ma anche un po’ più viva, stimolante, promettente. E con un suggerimento piccolo piccolo a chi questa città la governa: perchè non renderla più accessibile, più trasparente, più viva? Perchè costruire quartieri che sono solo dormitori senza pensare che la bellezza di una città è fatta anche dalla sua periferia? Perchè dobbiamo vivere in centri storici immobili e polverosi come musei o in banlieue sperdute dove arrivare in centro è un incubo ma ci devi arrivare comunque perchè dove abiti tu non c’è niente?


Qui il link ad una triste puntata di Report sull’abusivismo edilizio a Roma.
E no, niente ricetta della carbonara, sarebbe inutile. No?

Playlist capoccia der monno infame
Antonello Venditti - Roma capoccia

24.7.09

DottoressaJekyll&SignorinaHyde



Beh, mi dispiace Wendy, ma io non mi fido di una cosa che sanguina per cinque giorni e poi non muore.
(South Park - Il film)






Essere una donna può presentare dei vantaggi a volte. Il fruttivendolo ti chiama amore mio per rifilarti le albicocche dell’anno scorso, il capo ti rivolge sorrisi elettrizzanti prima di consegnarti la busta paga di Paperino e qualche muratore ucraino al tuo passaggio si profonde in espressioni di sincero apprezzamento; o magari sta dicendo «spostati di lì che sto lavorando», ma se non capisci il russo non lo scoprirai mai.

Nella maggior parte dei casi però è solo una grandiosa seccatura. Prendiamo il ciclo, per esempio. La vita è fatta di anni, gli anni di mesi e i mesi di settimane. Leviamo i giorni spensierati dell’infanzia e lasciamo le preoccupazioni sulla menopausa ad altri momenti. Rimangono circa una trentina d'anni di età fertile.
Per 30 anni ogni mese della vita di una donna è cadenzato da tre momenti topici: fase preparatoria all’ovulazione, ovulazione e mestruazioni. Tra l’ovulazione e le mestruazioni avviene quella che chiamerei quarta fase, fase di emergenza. Una settimana circa prima dell’inizio delle mestruazioni comincia infatti per due donne su tre il calvario della Sindrome Premestruale. Ovviamente io sono una di quelle due.
Una volta al mese, ogni benedetto mese, per tre o quattro, nei casi peggiori cinque, interminabili giorni patisco contemporaneamente la maggior parte dei seguenti disagi: irritabilità, cambiamento d'umore, crisi di pianto immotivate, manifestazioni depressive, aggressività, stanchezza, aumento di peso e tensione addominale.
In pratica sono un pallone gonfiato stanco, incazzato nero e irrimediabilmente depresso. Mentre scrivo queste righe sono nel pieno della mia sindrome. In due giorni ho già mandato a spigolare una manciata di persone a me care, pianto qualche lacrima, provato pentimento per le persone da me bistrattate, chiesto perdono, sperimentato senso di angoscia inguaribile, pianto di nuovo e nuovamente mandato a farsi friggere un altro paio di malcapitati.
Oramai l’arrivo delle mestruazioni l’accolgo con sollievo, vuol dire che sono sopravvissuta a un’altra Sindrome Premestruale (con qualche amico in meno forse, ma viva).
Le mestruazioni in sé tra l’altro sono meno fastidiose di quanto si possa immaginare, se non calcoliamo il mal di testa dei primi due giorni di ciclo. Ma almeno sono tra quelle fortunate che non soffrono lancinanti dolori di pancia e si drogano di Aulin con sguardo assassino. È già qualcosa.
Mi rimangono poi una decina di giorni per ristabilirmi prima della fase ovulatoria. Fase della durata di tre giorni in cui trovo attraente chiunque e lancio sguardi carichi di tenere promesse ad ogni uomo tra i 17 e i 67 anni che abbia la sfortuna di entrare nel mio raggio visivo. All’alba del quarto giorno mi dimentico di aver mai avuto un'ovulazione, sbadiglio di fronte al calendario sexy di Raul Bova e rispondo con sdegno alle profferte amorose del 17enne, l’unico ad aver preso sul serio le lusinghe degli occhi miei ridenti e fulminati.

In sostanza sono una persona emotivamente stabile, serena e capace di normali interazioni sociali per circa 4 giorni al mese. Il resto del tempo sono semplicemente una pazza, vittima delle complesse interazioni tra estrogeni, progesteroni, ormoni luteinizzanti e chissà cos’altro ancora.
Precaria invece lo sono sempre. Ma quella non è una sindrome. O sì?


QUESTIONE DI GIORNI
Spaghetti
Pan grattato
Acciughe
Capperi
Olive nere
Aglio
Olio EVO
Prezzemolo
Peperoncino

Quasi dimenticavo: durante la Sindrome Premestruale si è vittime di tremendi attacchi di fame. I migliori svaligiamenti del frigo avvengono in questi periodi, generalmente di notte ma ogni ora è buona. Ci sono stati avvistamenti di donne intente ad addentare oggetti, insetti vivi e distribuire morsi a ignari passanti. Generalmente però cioccolata, dolci e carboidrati sono gli alimenti più richiesti. Del resto non si è mai visto nessuno mangiare sedano scondito durante un raptus mangereccio.
Vista la stagione, consiglio alle vittime della sindrome, ai parenti delle vittime e anche un po’ a tutti gli altri, un buon piatto di spaghetti con pan grattato e alici.
In una padella faccio dorare uno spicchio d’aglio con l’olio d’oliva, aggiungo le alici e le lascio sciogliere. Aggiungo poi i capperi, le olive e il peperoncino e faccio cuocere pochi minuti. Scolo la pasta molto al dente e la faccio saltare in padella con gli altri ingredienti, aggiungendo se serve un po’ di acqua di cottura. Ricopro con il pan grattato (tostato precedentemente con un filo d’olio) e con il prezzemolo fresco.
E che l’ormone sia con voi.

16.7.09

BelleFuori



Se una donna si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità quanto di coraggio.
(Mark Twain)




Incontro per caso una mia conoscente. Cinguettiamo del più e del meno per qualche minuto poi lei mi dice: «Non farci caso, oggi ho una faccia tremenda. Sto lavorando troppo in questo periodo». Brillava in effetti di quel colorito spento, simile al mio del resto, di chi passa troppo ore di fronte a un monitor e troppe poche a scorrazzare all’aria aperta . «Ma che dici? Stai benissimo», la rassicuro io poco convinta. Ci esaminiamo di sottecchi le reciproche forme fisiche e ci salutiamo con l’inutile promessa di rivederci presto.
Poco dopo mi sono ritrovata a pensare: «Ma perché si è scusata di avere una faccia tremenda? Perché si sente in colpa se non si può mostrare al meglio a una conoscente che incontra per caso una volta ogni tre anni? Perché capisco così bene il suo stato d’animo? E perché probabilmente al posto suo avrei detto la stessa cosa anche io?».

Già, perché?
Per lo stesso motivo per cui quando sei al mare con un’amica lei si giustifica se ritiene di non essere perfettamente depilata, se pensa di avere troppe smagliature o una percentuale di cellulite troppo superiore alla media socialmente tollerabile. «Oddio guarda che pancia che ho. È che mi sento così gonfia ultimamente». Perché questa frase, pronunciata con aria contrita, non mi stupisce più? Perché la pronuncio così spesso anch’io? (e comunque la Marcuzzi può dire quello che vuole, ma quella non si chiama pancia gonfia, si chiama ciccia. Il bifidus actiregularis non serve a niente)

La domanda, a questo punto alquanto scontata, è: «Perché le donne si sentono in colpa se non sono perfette?».
Adesso dovremmo parlare di ruolo della donna, disparità sociale, modelli estetici imposti dai media e ansia da prestazione nel voler essere contemporaneamente una manager di successo e una mamma felice avendo un fisico da modella anche dopo 4 gravidanze, di cui una gemellare, e un cervello da premio Nobel per la fisica anche dopo esserti sposata l’equivalente intellettuale di Homer Simpson.
Ma col caldo che fa non me la sento di sobbarcarmi questa fatica.

Comunque le mie amiche non sono aspiranti veline. Ho viste ragazze intelligentissime inveire contro se stesse per qualche trascurabile difetto fisico, geni delle scienza uscire in lacrime da un camerino, donne in carriera dichiarare con aria sognante che farebbero qualsiasi cosa per avere i capelli lisci e pezzi di fimmina meravigliose ammazzarsi di diete da quando sono al mondo.

Ho visto anche marmocchie vestite da veline giocare con bambole dalle labbra siliconate. Ho visto reggiseni imbottiti e perizoma destinati espressamente a bambine di 8 anni. Ho visto ex attrici dal volto deturpato dagli interventi estetici. Ho visto tante donne normali ugualmente deturpate. Ho visto anziane truccate come ballerine da avanspettacolo. Ho visto tatuaggi nei luoghi più impensati, piercing, extension, unghie finte e ciglia posticce. Ho visto donne abbigliarsi come porno star per andare al supermercato. Ho visto fiumi di insicurezza nascosti dietro gli ombretti e universi popolati di come-sarebbe-tutto-meglio-se-solo-non-fossi-così: grassa, magra, senza tette, con troppo culo, bassa, stangona, pelosa, con pochi capelli, con tutti questi ricci, vecchia, troppo giovane. Se solo non fossi troppo me.

Neanch’io sono un’aspirante velina. Altrimenti mi farei pagare per andare a qualche festa, passerei le estati a Formentera e vivrei terrorizzata dall’idea di invecchiare.
Invece mi preoccupo più del mio sostentamento finanziario che dell’innarrestabile avanzata delle rughe; fortunatamente non ho la gobba nè la gotta e grazie a qualche estimatore qua e là e ad amiche lusinghiere riesco talvolta a guardarmi allo specchio senza odiarmi troppo.
Ma allora perché ogni tanto l’idea di non assomigliare ad Angelina Jolie (o chi per lei) mi fa sentire in colpa? Perché non conosco nessuna che assomigli ad Angelina Jolie ma tutte, più o meno spesso, chiedono scusa al mondo per la discrepanza?
Perché Angelina Jolie, molto probabilmente ma forse non così spesso, si guarda in cagnesco allo specchio e maledice le sue occhiaie?
Perché nessuno è perfetto ma nessuna donna ancora se ne capacita?

Chi fornisce la risposta ai quesiti avrà in omaggio una crema snellente trattamento intensivo.
Perché voi valete.


SCIVOLARE SU UNA BUCCIA DI ARANCIA
2 vasetti di yogurt bianco
2 arance
zucchero a velo
mandorle

Il bifidus dello yogurt non servirà a farvi scomparire la pancia ma, insieme alla buccia d’arancia, può tornare utile per un dessert. È sempre qualcosa.
Per due persone semplicemente sbuccio un’arancia e la taglio a fettine. L’altra la spremo, dopo aver raccolto la scorza con l’apposito aggeggio. Mescolo lo yogurt con il succo di arancia, le scorze e uno o due cucchiai di zucchero a velo. Verso in due coppette e ricopro con le fettine d’arancia e una manciata di mandorle. Faccio riposare un po’ in frigo prima di servire.
Ora devo proprio andare, ho un aspetto tremendo oggi e non vorrei incontrare qualcuno.
E scusate la faccia.


5.7.09

VaOraInOnda


La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro a una scatola di legno.
(Darryl Zanuck, produttore televisivo e cinematografico americano -1946)



Dal 16 giugno nel Lazio è sbarcato il digitale terrestre. Plof, dal buon vecchio etere sono sparite per sempre Rai2 e Rete4, visibili ora solo ai fortunati possessori di televisioni postmoderne con decoder incorporato e agli habitué del satellite.
La mia televisione è del 1987, la comprò mio padre quell’estate per portarla al mare da noi figlie degli anni 80 che non potevamo perderci lo storico concerto di Madonna in Italia, quando Louise Veronica Ciccone gridava: siete pronti, siete caldi? Quello lì.
È un microscopico Philips che ha visto passare dal suo tubo catodico le immagini degli ultimi 22 anni: muri che crollavano a Berlino, le guerre di tanti Golfi, 4 presidenti americani, non so quante legislature italiane, Berlusconi I, II, III e IV, innumerevoli starlette del piccolo schermo, la nascita di Mtv, il primo Grande Fratello, l’ultima intervista ad Enzo Biagi, milioni di film e qualche quiz milionario.
È nato molto prima di internet, mi ha seguito quando sono andata a vivere da sola ed è durato ad oggi più di quasi tutto quello che mi circonda, con una fedeltà inaudita in questi tempi digitali.
Il 16 giugno il mio vecchio, quadrato amico si è visto improvvisamente privato degli iperbolici Tg di Emilio Fede, dei Bellissimi di Rete4, dei film stralunati del sabato sera su Rai2 e chissà di quali altre meraviglie. Da quel fatidico giorno non è stato più lo stesso, Rai1 è smarrita in una nebbiolina indistinta, Rai3 cigola e Canale5 biascica (più del normale, intendo). La7 si vedeva malissimo anche prima. Rimangono praticamente solo Italia1 ed Mtv. Un palinsesto ciovane e per i ciovani. Temo che il vecchio non supererà l’estate. Non comprerò un nuovo televisore, e non solo per questioni di budget. Voglio portare per un po’ il lutto di un epoca che muore, schiacciata dal nuovo (ma neanche poi tanto) che avanza.
È strano, ma l’idea di non poter godere dei 100 e più canali che il digitale terrestre mi metterebbe a disposizione non mi spaventa affatto.
Sarà una lunga estate. Siete pronti, siete caldi?


TUBO CATARTICO
Uova
Parmigiano
Prosciutto cotto
Spinaci
Sottilette
Sale
Pepe
Olio

Gli anni 80 sono morti ufficialmente quest’estate, insieme al buon vecchio Philips, a Michael Jackson, e alla nostalgia. Non è più tempo di rimpianti, al massimo di rivisitazioni culturali. La frittata, per esempio, è incredibilmente eighties, così nazional-popolare, da sabato sera a casa davanti al tubo catodico a guardare Heather Parisi e le sue cicale. Cucinare una frittata di questi tempi può dare delle risposte, far ricordare chi ha dimenticato. Che mangiavamo prima del sushi take away? C’era vita sulla terra prima della nascita di RyanAir? È stata fondata prima Roma o Cologno Monzese? Cose così.
Facciamola a tubo questa frittata, un involtino vecchio stile per un omaggio digitale ai tempi andati.
Preparo come al solito, sbattendo le uova con un po’ di parmigiano, sale e pepe. Cuocio in padella come ogni frittata del mondo e poi, quando è pronta, la appoggio su un foglio di stagnola. Ricopro con sottilette, spinaci lessati e prosciutto cotto. Arrotolo delicatamente e lascio nella stagnola a prendere forma per una decina di minuti. Poi tolgo la carta e taglio a fettine. Mangio guardando un film sul computer, magari proprio un bel film degli anni 80, magari “Ricomincio da Tre” (1981).

Gaetano: Cioè, chell che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite ind'a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero? Da tre!

Playlist ricomincio da 2009
Madonna - Like a Virgin
Heather Parisi - Cicale

10.6.09

PiùPrecariDiCosì...

La vita è una sola. E non nel senso che è unica.
I mesi di stipendio annunciati QUI con tanta sicumera forse non saranno più 3, ma 2 e un pacchetto di caramelle del discount. Cioè il mio contratto è di tre mesi ma, come ho testè scoperto, forse luglio non si lavora, e se pensate che lavoro a cottimo arriverete facilmente alla conclusione che luglio col bene che ti voglio manco un euro ti guadagno (e maggio e giugno sono pagati da fame). Il tutto l’ho dovuto indovinare attraverso indagini degne dell’ispettore Clouseau. I miei magnanimi quanto distratti datori di lavoro semplicemente si erano dimenticati di dirmelo. E che vuoi che sia?
Non contenta ho altresì appreso di dovere al fisco la bellezza di euro 370 relativi all’adeguamento dell’aliquota di non so che cosa dell’anno solare 2008. Anno solare e molto simpatico in cui la vostra eroina ha lavorato da febbraio a luglio, il resto in gloria, e in cui ogni prestazione lavorativa è stata regolarmente contrattualizzata e tassata.
Ma evidentemente non basta, e pazienza se i mesi in cui non ho lavorato lo stato italiano non me li pagherà mai, intanto devo versare io. E che vuoi che sia?
I soldi non fanno la felicità, ma la mia sfiga farebbe scappare un vaffanculo pure al Dalai Lama.

Ma, ehi: non penserete mica che mi deprimo? Giammai, continuo a sorridere alla mia ruota della fortuna, prima o poi dovrà pur girare nel verso giusto...
Bubbole, sono distrutta ma la verità è che una depressione ora non me la posso permettere, con quello che costano gli strizzacervelli, lo Xanax e i corsi di yoga per riappropriarsi del proprio respiro e dire per sempre addio allo stress.

Vi annuncio quindi ufficialmente, cari lettori, che tra un po’ inizierò i saldi lavorativi di fine stagione: chiunque fosse interessato ad assoldare CuocaPrecaria per i mesi estivi (o per tutta la vita) può contrattualizzarla ora per pochi euro, un affare. Formula soddisfatti o a progetto. Stipendio rateizzabile, nessun vincolo, inaffondabili doti di multitasking a disposizione perpetua.
E che vuoi che sia?

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…
Pane secco
Passata di pomodoro
Mozzarella
Basilico
Latte
Olio
Sale

Quando il gioco si fa duro, ti rimane solo il pane secco. Rimboccati le maniche, compra della mozzarella in offerta e preparati una bella pizza di pane, un piatto talmente povero che l’alternativa più economica è il digiuno.
Prendo le fette di pane raffermo, le passo rapidamente nel latte e le sistemo poi in una teglia da forno. Ricopro con la passata, aggiungo un po’ di sale e cospargo il tutto di fette di mozzarella, un po’ d’olio e qualche foglia di basilico. In forno caldo per circa un quarto d’ora ed è fatta.
Il Dalai Lama dice: “Il mio suggerimento o consiglio è molto semplice ed è quello di avere un cuore sincero.”
Io per oggi mi astengo dalle pillole, di saggezza.

Playlist che s’ha da fa pe’ campa’
Riccardo del Turco – Luglio

7.6.09

ExVoto


Governare è far credere.
(Machiavelli)


Giornata elettorale e domenica piovosa.
Due ottimi motivi per essere di cattivo umore. Il primo è particolarmente efficace.

Rimiro il bianco teschio della mia scheda elettorale e mestamente recito:
Votare o non votare, questo il dilemma. Se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi di una classe politica imbarazzante e per loro, o contro di loro, suffragare, o prender l'armi contro un mare di triboli e disperdersi nel seggio con una scheda bianca di silenziosa protesta. Votare, dormire, nulla più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie di foto rubate, sinistre all’arrembaggio del nulla e all’ottusa, opaca indifferenza che tutti ci travolge. Morire, votare, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di politica. É la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.

Alla fine temo che andrò a votare, turandomi naso, bocca e orecchie.
L’ottimismo è il deodorante che non dura tutto il giorno, l’odore di marcio arriva ovunque ormai, non solo in Danimarca.
Buona giornata anche a voi.

È TUTTO UN MAGNA MAGNA
150 grammi di mortadella
50 grammi di ricotta
Parmigiano
Panna liquida
Pistacchi

Un tempo, narra la leggenda, si usava mettere una fetta di mortadella dentro la scheda elettorale in segno di protesta, accompagnata dalla scritta “e mangiatevi pure questa”. Oggi il disamore per la nostra psicotica classe politica è tale che nessuno si sognerebbe di sprecare per loro neanche una fetta di mortadella. Meglio un silenzioso sit in culinario, che se è tutto un magna magna, tanto vale mangiare pure noi. La mortadella è sempre utile però, per esempio per farne una mousse.
Frullo la mortadella e la ricotta con il minipimer, aggiungo poi un cucchiaino di parmigiano e poca panna, quanto basta per rendere il composto cremoso. Lascio in frigorifero un paio d’ore e al momento di servire cospargo di pistacchi tritati.
Non sarà un granché come protesta, ma sgranocchiare un teschio non è particolarmente gustoso.
Amletici saluti e buon appetito.


Playlist si stava meglio quando si stava peggio
Franco Battiato - Povera patria

20.5.09

CheNeSaràDiNoi

Quando le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe; e quando sono certe, non si riferiscono alla realtà.
(Albert Einstein)




“Cosa c’è nel tuo futuro lavorativo?” Cerca con Google.
I super cervelloni del più famoso motore di ricerca hanno appena scoperto una formula matematica che permetterà alle aziende di individuare con precisione gli impiegati che potrebbero voler cambiare lavoro. Il rivoluzionario algoritmo consentirebbe, incrociando un gran numero di variabili e dati personali, di prevedere quali dipendenti possano avere intenzione di licenziarsi ancora prima che loro stessi ne siano consapevoli.
"Le informazioni che vengono incrociate e confrontate nell'algoritmo riguardano il salario, le promozioni, le mansioni, le risposte a sondaggi interni, i rapporto di superiori e altri colleghi, e altri dati che l'azienda non rivela.” (La Repubblica)
Per il momento la formula - magica - rimane segreta, ma non si esclude che un domani i geniacci googlettiani possano decidere di commercializzarla. Le aziende avrebbero così a disposizione una potentissima chiave di lettura del dipendente-pensiero e decidere di licenziarlo prima che lo faccia lui. Magari qualcuno potrebbe voler usare l’algoritmo già in fase di colloquio, per verificare quanto il potenziale stipendiato rimarrà nei secoli fedele al suo magnanimo datore di lavoro.
Fantastico, sono d’accordo. Un dipendente scontento può far perdere all’azienda soldi e tempo.
Ma ehi, signori scienziati: a quando la formula matematica che riveli allo sperduto precario se questo contratto durerà oppure no? Il tempo che perde un non più stipendiato a passare da un lavoro all’altro non è abbastanza monetizzabile?
Temo di no. Per sapere se il contratto sarà rinnovato non rimane che l’abracadabra e la danza del sole. Ma per chi come me in matematica ha sempre avuto il 4 periodico, tra un algoritmo e una formula magica continuo a preferire sim sala bim.
A me gli occhi, please.

AGLIO, FRAVAGLIO, FATTURA CÀ NUN QUAGLIA
100 gr di mandorle pelate
2 spicchi d’aglio
150 gr di mollica di pane
100 gr di olio
1 litro d’acqua fredda
aceto
sale

L’aglio è più efficace di un algoritmo, a volte. Tanto per cominciare tieni lontani i vampiri, che in giro ce ne sono parecchi. È scaramantico, e alzi la mano chi alla firma del contratto non fa qualche scongiuretto. E poi è l’ingrediente base dell’ajo blanco, zuppa spagnola imperdibile. Fatevi un giro di ajo blanco e poi alitate sui vampiri, il risultato è garantito.
Trito l’aglio insieme alle mandorle e a un pizzico di sale. Poi aggiungo la mollica di pane, precedentemente ammollata in acqua e strizzata, e comincio a versare l’olio a filo. Quando avrò raggiunto la consistenza di una maionese stempero con qualche goccia d’aceto. Verso in una zuppiera e aggiungo l’acqua fredda mescolando bene. Si serve freddissima con crostini di pane.
Di può non posso dirvi.

(...)
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Eugenio Montale)

13.5.09

AltaFedeltà





Vent'anni d'amore rendono una donna simile a un rudere, ma vent'anni di matrimonio la rendono simile a un monumento pubblico.
(Oscar Wilde)




L’estate sta per deflagrare sui cieli di Roma, mentre si discute di flussi migratori da bloccare, veline da smaltire, divorzi all’italiana e “papi” onnipresenti.
Ma, ehi, c’è una buona notizia: i mariti fedifraghi d’ora in poi potranno giustificare la scappatella con la teoria del complotto. “Cara, non ho messo io questa bionda nel mio letto. È un sabotaggio organizzato dalle sinistre”. Ottimo, si salveranno così molti matrimoni traballanti. Se la colpa non è tua, ma di una faziosa opposizione, non abbiamo più bisogno di divorziare. Oppure divorziamo, ma che lo sappia tutta la nazione.
Tra moglie e marito non mettere l’Onu, basta la stampa nazionale.

Nel frattempo i giapponesi hanno inventato il reggiseno con il timer. Si apre solo quando viene inserito un anello. Cioè se mi chiedi in sposa mi levo il reggiseno (e parte la marcia nuziale). Altrimenti non si aprirà mai e io vivrò rinchiusa in una gabbia toracica tutta la vita. Questo vuol dire che in Giappone ci sono uomini disposti a sposarti solo per dare una palpatina.
In Italia per quello è tanto se ti offrono una pizza, o un seggio in parlamento.


CHE PIZZA
Patate
Pomodorini
Cipolla
Capperi
Olio
Sale

È fatta. Avete abboccato alla teoria del complotto e vi siete tenute il marito (sperando, prima o poi, di togliervi il reggiseno). Se tutto va bene vi ricompenserà della vostra buona fede offrendovi una pizza - al taglio - sotto casa. Altrimenti costringetelo quanto meno a cucinarvi una pizza di patate, è una ricetta semplice e sicuramente più afrodisiaca di tante puntate di Porta a Porta.
Faccio lessare le patate e poi le passo con lo schiacciapatate. Unisco un po’ di olio e di sale e lascio raffreddare. Nel frattempo soffriggo un po’ di cipolla affettata e, quando sarà imbiondita, aggiungo i pomodorini tagliati a metà. Lascio cuocere una decina di minuti. Fodero uno stampo con carta da forno e ci verso metà del composto di patate, livellandolo con una spatola. Ricopro con le cipolle e i pomodorini e aggiungo i capperi. Stendo poi sopra l’altra metà del composto di patate. Spennello il tutto con un po’ d’olio e faccio cuocere nel forno già caldo a 200° per una ventina di minuti.
E se son patate, fioriranno. Auguri.

4.5.09

PezziDiCielo


La libertà comincia dall'ironia.
(Victor Hugo)

Eccomi qui. Tra pochi giorni tornerò a calcare le scene con un nuovo precarissimo lavoretto che mi terrà impegnata se tutto va bene fino a luglio. Si prospettano tre lunghi mesi di stipendio, queste sì che sono certezze.
Nell’attesa di riciclarmi nell’ennesimo “impiego”, che vedrà il mio inossidabile multitasking al massimo del suo splendore ("Cara CuocaPrecaria, puoi fare questo e anche quello? Certo, che domande"), uso questi ultimi giorni di libertà per gironzolare tra le vie di Roma, e non solo.
Oggi per esempio era una giornata meravigliosa, e mentre voi stipendiati sbadigliavate in qualche ufficio la vostra eroina se ne andava in spiaggia, dove c’erano praticamente solo lei, la sabbia, il mare, il vento (ma neanche troppo) e qualche intrepido surfista che aveva confuso il litorale laziale per le coste dell’Australia.
La vita è così: sei precaria, il tuo orizzonte economico non è più roseo di quello di un qualunque paese indebitato dell’Africa Subsahariana, il tuo lavoro non sai neanche più qual’è perché oramai ne hai fatti troppi (e troppi ne rimangono ancora da fare), è un mondo difficile e vita intensa eppure a volte puoi godere di momenti di inusitata, rubacchiata, libera felicità.
Un lavoro non precario ti garantisce meno angosce, sì. Ma un lunedì di maggio al mare, tu, il sole, la sabbia e qualche surfista confuso, non ha prezzo.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi, diceva una canzone. Oggi non c’erano neanche tanti cattivi ricordi da affogare, solo un pezzo di cielo tutto mio.
Quanto ai surfisti sono al sicuro anche loro, affogare tra le onde alte 5 centimetri del litorale laziale mi sembra piuttosto improbabile.

PUNKY TZATZY
Cetrioli
Yogurt
Aglio
Olio evo
Sale
Aneto o prezzemolo

L’estate e lo tzatziki sono per me praticamente la stessa cosa. Non ho una ricetta da darvi, la mia preparazione dello tzatziki è punk come un lunedì di maggio al mare. Procedo ogni volta in un modo diverso, ma credetemi: la combinazione di cetrioli, yogurt e olio garantisce da sola il risultato, è praticamente impossibile che non venga buono. Se riuscite a produrre uno tzatziki cattivo per favore fatemelo sapere. Altrimenti vi basterà prendere i cetrioli (diciamo uno o due per ogni vasetto di yogurt), pelarli e tagliarli a tocchetti. I cetrioli, come lo yogurt, andrebbero lasciati a scolare per perdere l’acqua almeno un’ora, io non lo faccio quasi mai e non me ne pento. In ogni caso i cetrioli vanno poi uniti allo yogurt (la ricetta originale prevede ovviamente lo yogurt greco, io produco quantità industriali di yogurt fatto in casa con la yogurtiera per cui uso il mio) e a uno spicchio, o più, di aglio tritato finissimo. Si aggiunge lentamente l’olio d’oliva, il sale e un po’ di aneto (oppure prezzemolo) e si mescola bene. Si può aggiungere alla fine qualche goccia di aceto, oppure no.
Siate liberi come il vostro tzatziki, sarà buonissimo.

Playlist (de)liberata
Tonino Carotone - Me cago en el amor
Modena City Ramblers - Morte di un poeta