16.7.09

BelleFuori



Se una donna si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità quanto di coraggio.
(Mark Twain)




Incontro per caso una mia conoscente. Cinguettiamo del più e del meno per qualche minuto poi lei mi dice: «Non farci caso, oggi ho una faccia tremenda. Sto lavorando troppo in questo periodo». Brillava in effetti di quel colorito spento, simile al mio del resto, di chi passa troppo ore di fronte a un monitor e troppe poche a scorrazzare all’aria aperta . «Ma che dici? Stai benissimo», la rassicuro io poco convinta. Ci esaminiamo di sottecchi le reciproche forme fisiche e ci salutiamo con l’inutile promessa di rivederci presto.
Poco dopo mi sono ritrovata a pensare: «Ma perché si è scusata di avere una faccia tremenda? Perché si sente in colpa se non si può mostrare al meglio a una conoscente che incontra per caso una volta ogni tre anni? Perché capisco così bene il suo stato d’animo? E perché probabilmente al posto suo avrei detto la stessa cosa anche io?».

Già, perché?
Per lo stesso motivo per cui quando sei al mare con un’amica lei si giustifica se ritiene di non essere perfettamente depilata, se pensa di avere troppe smagliature o una percentuale di cellulite troppo superiore alla media socialmente tollerabile. «Oddio guarda che pancia che ho. È che mi sento così gonfia ultimamente». Perché questa frase, pronunciata con aria contrita, non mi stupisce più? Perché la pronuncio così spesso anch’io? (e comunque la Marcuzzi può dire quello che vuole, ma quella non si chiama pancia gonfia, si chiama ciccia. Il bifidus actiregularis non serve a niente)

La domanda, a questo punto alquanto scontata, è: «Perché le donne si sentono in colpa se non sono perfette?».
Adesso dovremmo parlare di ruolo della donna, disparità sociale, modelli estetici imposti dai media e ansia da prestazione nel voler essere contemporaneamente una manager di successo e una mamma felice avendo un fisico da modella anche dopo 4 gravidanze, di cui una gemellare, e un cervello da premio Nobel per la fisica anche dopo esserti sposata l’equivalente intellettuale di Homer Simpson.
Ma col caldo che fa non me la sento di sobbarcarmi questa fatica.

Comunque le mie amiche non sono aspiranti veline. Ho viste ragazze intelligentissime inveire contro se stesse per qualche trascurabile difetto fisico, geni delle scienza uscire in lacrime da un camerino, donne in carriera dichiarare con aria sognante che farebbero qualsiasi cosa per avere i capelli lisci e pezzi di fimmina meravigliose ammazzarsi di diete da quando sono al mondo.

Ho visto anche marmocchie vestite da veline giocare con bambole dalle labbra siliconate. Ho visto reggiseni imbottiti e perizoma destinati espressamente a bambine di 8 anni. Ho visto ex attrici dal volto deturpato dagli interventi estetici. Ho visto tante donne normali ugualmente deturpate. Ho visto anziane truccate come ballerine da avanspettacolo. Ho visto tatuaggi nei luoghi più impensati, piercing, extension, unghie finte e ciglia posticce. Ho visto donne abbigliarsi come porno star per andare al supermercato. Ho visto fiumi di insicurezza nascosti dietro gli ombretti e universi popolati di come-sarebbe-tutto-meglio-se-solo-non-fossi-così: grassa, magra, senza tette, con troppo culo, bassa, stangona, pelosa, con pochi capelli, con tutti questi ricci, vecchia, troppo giovane. Se solo non fossi troppo me.

Neanch’io sono un’aspirante velina. Altrimenti mi farei pagare per andare a qualche festa, passerei le estati a Formentera e vivrei terrorizzata dall’idea di invecchiare.
Invece mi preoccupo più del mio sostentamento finanziario che dell’innarrestabile avanzata delle rughe; fortunatamente non ho la gobba nè la gotta e grazie a qualche estimatore qua e là e ad amiche lusinghiere riesco talvolta a guardarmi allo specchio senza odiarmi troppo.
Ma allora perché ogni tanto l’idea di non assomigliare ad Angelina Jolie (o chi per lei) mi fa sentire in colpa? Perché non conosco nessuna che assomigli ad Angelina Jolie ma tutte, più o meno spesso, chiedono scusa al mondo per la discrepanza?
Perché Angelina Jolie, molto probabilmente ma forse non così spesso, si guarda in cagnesco allo specchio e maledice le sue occhiaie?
Perché nessuno è perfetto ma nessuna donna ancora se ne capacita?

Chi fornisce la risposta ai quesiti avrà in omaggio una crema snellente trattamento intensivo.
Perché voi valete.


SCIVOLARE SU UNA BUCCIA DI ARANCIA
2 vasetti di yogurt bianco
2 arance
zucchero a velo
mandorle

Il bifidus dello yogurt non servirà a farvi scomparire la pancia ma, insieme alla buccia d’arancia, può tornare utile per un dessert. È sempre qualcosa.
Per due persone semplicemente sbuccio un’arancia e la taglio a fettine. L’altra la spremo, dopo aver raccolto la scorza con l’apposito aggeggio. Mescolo lo yogurt con il succo di arancia, le scorze e uno o due cucchiai di zucchero a velo. Verso in due coppette e ricopro con le fettine d’arancia e una manciata di mandorle. Faccio riposare un po’ in frigo prima di servire.
Ora devo proprio andare, ho un aspetto tremendo oggi e non vorrei incontrare qualcuno.
E scusate la faccia.


5.7.09

VaOraInOnda


La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro a una scatola di legno.
(Darryl Zanuck, produttore televisivo e cinematografico americano -1946)



Dal 16 giugno nel Lazio è sbarcato il digitale terrestre. Plof, dal buon vecchio etere sono sparite per sempre Rai2 e Rete4, visibili ora solo ai fortunati possessori di televisioni postmoderne con decoder incorporato e agli habitué del satellite.
La mia televisione è del 1987, la comprò mio padre quell’estate per portarla al mare da noi figlie degli anni 80 che non potevamo perderci lo storico concerto di Madonna in Italia, quando Louise Veronica Ciccone gridava: siete pronti, siete caldi? Quello lì.
È un microscopico Philips che ha visto passare dal suo tubo catodico le immagini degli ultimi 22 anni: muri che crollavano a Berlino, le guerre di tanti Golfi, 4 presidenti americani, non so quante legislature italiane, Berlusconi I, II, III e IV, innumerevoli starlette del piccolo schermo, la nascita di Mtv, il primo Grande Fratello, l’ultima intervista ad Enzo Biagi, milioni di film e qualche quiz milionario.
È nato molto prima di internet, mi ha seguito quando sono andata a vivere da sola ed è durato ad oggi più di quasi tutto quello che mi circonda, con una fedeltà inaudita in questi tempi digitali.
Il 16 giugno il mio vecchio, quadrato amico si è visto improvvisamente privato degli iperbolici Tg di Emilio Fede, dei Bellissimi di Rete4, dei film stralunati del sabato sera su Rai2 e chissà di quali altre meraviglie. Da quel fatidico giorno non è stato più lo stesso, Rai1 è smarrita in una nebbiolina indistinta, Rai3 cigola e Canale5 biascica (più del normale, intendo). La7 si vedeva malissimo anche prima. Rimangono praticamente solo Italia1 ed Mtv. Un palinsesto ciovane e per i ciovani. Temo che il vecchio non supererà l’estate. Non comprerò un nuovo televisore, e non solo per questioni di budget. Voglio portare per un po’ il lutto di un epoca che muore, schiacciata dal nuovo (ma neanche poi tanto) che avanza.
È strano, ma l’idea di non poter godere dei 100 e più canali che il digitale terrestre mi metterebbe a disposizione non mi spaventa affatto.
Sarà una lunga estate. Siete pronti, siete caldi?


TUBO CATARTICO
Uova
Parmigiano
Prosciutto cotto
Spinaci
Sottilette
Sale
Pepe
Olio

Gli anni 80 sono morti ufficialmente quest’estate, insieme al buon vecchio Philips, a Michael Jackson, e alla nostalgia. Non è più tempo di rimpianti, al massimo di rivisitazioni culturali. La frittata, per esempio, è incredibilmente eighties, così nazional-popolare, da sabato sera a casa davanti al tubo catodico a guardare Heather Parisi e le sue cicale. Cucinare una frittata di questi tempi può dare delle risposte, far ricordare chi ha dimenticato. Che mangiavamo prima del sushi take away? C’era vita sulla terra prima della nascita di RyanAir? È stata fondata prima Roma o Cologno Monzese? Cose così.
Facciamola a tubo questa frittata, un involtino vecchio stile per un omaggio digitale ai tempi andati.
Preparo come al solito, sbattendo le uova con un po’ di parmigiano, sale e pepe. Cuocio in padella come ogni frittata del mondo e poi, quando è pronta, la appoggio su un foglio di stagnola. Ricopro con sottilette, spinaci lessati e prosciutto cotto. Arrotolo delicatamente e lascio nella stagnola a prendere forma per una decina di minuti. Poi tolgo la carta e taglio a fettine. Mangio guardando un film sul computer, magari proprio un bel film degli anni 80, magari “Ricomincio da Tre” (1981).

Gaetano: Cioè, chell che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite ind'a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero? Da tre!

Playlist ricomincio da 2009
Madonna - Like a Virgin
Heather Parisi - Cicale

10.6.09

PiùPrecariDiCosì...

La vita è una sola. E non nel senso che è unica.
I mesi di stipendio annunciati QUI con tanta sicumera forse non saranno più 3, ma 2 e un pacchetto di caramelle del discount. Cioè il mio contratto è di tre mesi ma, come ho testè scoperto, forse luglio non si lavora, e se pensate che lavoro a cottimo arriverete facilmente alla conclusione che luglio col bene che ti voglio manco un euro ti guadagno (e maggio e giugno sono pagati da fame). Il tutto l’ho dovuto indovinare attraverso indagini degne dell’ispettore Clouseau. I miei magnanimi quanto distratti datori di lavoro semplicemente si erano dimenticati di dirmelo. E che vuoi che sia?
Non contenta ho altresì appreso di dovere al fisco la bellezza di euro 370 relativi all’adeguamento dell’aliquota di non so che cosa dell’anno solare 2008. Anno solare e molto simpatico in cui la vostra eroina ha lavorato da febbraio a luglio, il resto in gloria, e in cui ogni prestazione lavorativa è stata regolarmente contrattualizzata e tassata.
Ma evidentemente non basta, e pazienza se i mesi in cui non ho lavorato lo stato italiano non me li pagherà mai, intanto devo versare io. E che vuoi che sia?
I soldi non fanno la felicità, ma la mia sfiga farebbe scappare un vaffanculo pure al Dalai Lama.

Ma, ehi: non penserete mica che mi deprimo? Giammai, continuo a sorridere alla mia ruota della fortuna, prima o poi dovrà pur girare nel verso giusto...
Bubbole, sono distrutta ma la verità è che una depressione ora non me la posso permettere, con quello che costano gli strizzacervelli, lo Xanax e i corsi di yoga per riappropriarsi del proprio respiro e dire per sempre addio allo stress.

Vi annuncio quindi ufficialmente, cari lettori, che tra un po’ inizierò i saldi lavorativi di fine stagione: chiunque fosse interessato ad assoldare CuocaPrecaria per i mesi estivi (o per tutta la vita) può contrattualizzarla ora per pochi euro, un affare. Formula soddisfatti o a progetto. Stipendio rateizzabile, nessun vincolo, inaffondabili doti di multitasking a disposizione perpetua.
E che vuoi che sia?

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…
Pane secco
Passata di pomodoro
Mozzarella
Basilico
Latte
Olio
Sale

Quando il gioco si fa duro, ti rimane solo il pane secco. Rimboccati le maniche, compra della mozzarella in offerta e preparati una bella pizza di pane, un piatto talmente povero che l’alternativa più economica è il digiuno.
Prendo le fette di pane raffermo, le passo rapidamente nel latte e le sistemo poi in una teglia da forno. Ricopro con la passata, aggiungo un po’ di sale e cospargo il tutto di fette di mozzarella, un po’ d’olio e qualche foglia di basilico. In forno caldo per circa un quarto d’ora ed è fatta.
Il Dalai Lama dice: “Il mio suggerimento o consiglio è molto semplice ed è quello di avere un cuore sincero.”
Io per oggi mi astengo dalle pillole, di saggezza.

Playlist che s’ha da fa pe’ campa’
Riccardo del Turco – Luglio

7.6.09

ExVoto


Governare è far credere.
(Machiavelli)


Giornata elettorale e domenica piovosa.
Due ottimi motivi per essere di cattivo umore. Il primo è particolarmente efficace.

Rimiro il bianco teschio della mia scheda elettorale e mestamente recito:
Votare o non votare, questo il dilemma. Se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi di una classe politica imbarazzante e per loro, o contro di loro, suffragare, o prender l'armi contro un mare di triboli e disperdersi nel seggio con una scheda bianca di silenziosa protesta. Votare, dormire, nulla più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie di foto rubate, sinistre all’arrembaggio del nulla e all’ottusa, opaca indifferenza che tutti ci travolge. Morire, votare, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di politica. É la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.

Alla fine temo che andrò a votare, turandomi naso, bocca e orecchie.
L’ottimismo è il deodorante che non dura tutto il giorno, l’odore di marcio arriva ovunque ormai, non solo in Danimarca.
Buona giornata anche a voi.

È TUTTO UN MAGNA MAGNA
150 grammi di mortadella
50 grammi di ricotta
Parmigiano
Panna liquida
Pistacchi

Un tempo, narra la leggenda, si usava mettere una fetta di mortadella dentro la scheda elettorale in segno di protesta, accompagnata dalla scritta “e mangiatevi pure questa”. Oggi il disamore per la nostra psicotica classe politica è tale che nessuno si sognerebbe di sprecare per loro neanche una fetta di mortadella. Meglio un silenzioso sit in culinario, che se è tutto un magna magna, tanto vale mangiare pure noi. La mortadella è sempre utile però, per esempio per farne una mousse.
Frullo la mortadella e la ricotta con il minipimer, aggiungo poi un cucchiaino di parmigiano e poca panna, quanto basta per rendere il composto cremoso. Lascio in frigorifero un paio d’ore e al momento di servire cospargo di pistacchi tritati.
Non sarà un granché come protesta, ma sgranocchiare un teschio non è particolarmente gustoso.
Amletici saluti e buon appetito.


Playlist si stava meglio quando si stava peggio
Franco Battiato - Povera patria

20.5.09

CheNeSaràDiNoi

Quando le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe; e quando sono certe, non si riferiscono alla realtà.
(Albert Einstein)




“Cosa c’è nel tuo futuro lavorativo?” Cerca con Google.
I super cervelloni del più famoso motore di ricerca hanno appena scoperto una formula matematica che permetterà alle aziende di individuare con precisione gli impiegati che potrebbero voler cambiare lavoro. Il rivoluzionario algoritmo consentirebbe, incrociando un gran numero di variabili e dati personali, di prevedere quali dipendenti possano avere intenzione di licenziarsi ancora prima che loro stessi ne siano consapevoli.
"Le informazioni che vengono incrociate e confrontate nell'algoritmo riguardano il salario, le promozioni, le mansioni, le risposte a sondaggi interni, i rapporto di superiori e altri colleghi, e altri dati che l'azienda non rivela.” (La Repubblica)
Per il momento la formula - magica - rimane segreta, ma non si esclude che un domani i geniacci googlettiani possano decidere di commercializzarla. Le aziende avrebbero così a disposizione una potentissima chiave di lettura del dipendente-pensiero e decidere di licenziarlo prima che lo faccia lui. Magari qualcuno potrebbe voler usare l’algoritmo già in fase di colloquio, per verificare quanto il potenziale stipendiato rimarrà nei secoli fedele al suo magnanimo datore di lavoro.
Fantastico, sono d’accordo. Un dipendente scontento può far perdere all’azienda soldi e tempo.
Ma ehi, signori scienziati: a quando la formula matematica che riveli allo sperduto precario se questo contratto durerà oppure no? Il tempo che perde un non più stipendiato a passare da un lavoro all’altro non è abbastanza monetizzabile?
Temo di no. Per sapere se il contratto sarà rinnovato non rimane che l’abracadabra e la danza del sole. Ma per chi come me in matematica ha sempre avuto il 4 periodico, tra un algoritmo e una formula magica continuo a preferire sim sala bim.
A me gli occhi, please.

AGLIO, FRAVAGLIO, FATTURA CÀ NUN QUAGLIA
100 gr di mandorle pelate
2 spicchi d’aglio
150 gr di mollica di pane
100 gr di olio
1 litro d’acqua fredda
aceto
sale

L’aglio è più efficace di un algoritmo, a volte. Tanto per cominciare tieni lontani i vampiri, che in giro ce ne sono parecchi. È scaramantico, e alzi la mano chi alla firma del contratto non fa qualche scongiuretto. E poi è l’ingrediente base dell’ajo blanco, zuppa spagnola imperdibile. Fatevi un giro di ajo blanco e poi alitate sui vampiri, il risultato è garantito.
Trito l’aglio insieme alle mandorle e a un pizzico di sale. Poi aggiungo la mollica di pane, precedentemente ammollata in acqua e strizzata, e comincio a versare l’olio a filo. Quando avrò raggiunto la consistenza di una maionese stempero con qualche goccia d’aceto. Verso in una zuppiera e aggiungo l’acqua fredda mescolando bene. Si serve freddissima con crostini di pane.
Di può non posso dirvi.

(...)
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(Eugenio Montale)

13.5.09

AltaFedeltà





Vent'anni d'amore rendono una donna simile a un rudere, ma vent'anni di matrimonio la rendono simile a un monumento pubblico.
(Oscar Wilde)




L’estate sta per deflagrare sui cieli di Roma, mentre si discute di flussi migratori da bloccare, veline da smaltire, divorzi all’italiana e “papi” onnipresenti.
Ma, ehi, c’è una buona notizia: i mariti fedifraghi d’ora in poi potranno giustificare la scappatella con la teoria del complotto. “Cara, non ho messo io questa bionda nel mio letto. È un sabotaggio organizzato dalle sinistre”. Ottimo, si salveranno così molti matrimoni traballanti. Se la colpa non è tua, ma di una faziosa opposizione, non abbiamo più bisogno di divorziare. Oppure divorziamo, ma che lo sappia tutta la nazione.
Tra moglie e marito non mettere l’Onu, basta la stampa nazionale.

Nel frattempo i giapponesi hanno inventato il reggiseno con il timer. Si apre solo quando viene inserito un anello. Cioè se mi chiedi in sposa mi levo il reggiseno (e parte la marcia nuziale). Altrimenti non si aprirà mai e io vivrò rinchiusa in una gabbia toracica tutta la vita. Questo vuol dire che in Giappone ci sono uomini disposti a sposarti solo per dare una palpatina.
In Italia per quello è tanto se ti offrono una pizza, o un seggio in parlamento.


CHE PIZZA
Patate
Pomodorini
Cipolla
Capperi
Olio
Sale

È fatta. Avete abboccato alla teoria del complotto e vi siete tenute il marito (sperando, prima o poi, di togliervi il reggiseno). Se tutto va bene vi ricompenserà della vostra buona fede offrendovi una pizza - al taglio - sotto casa. Altrimenti costringetelo quanto meno a cucinarvi una pizza di patate, è una ricetta semplice e sicuramente più afrodisiaca di tante puntate di Porta a Porta.
Faccio lessare le patate e poi le passo con lo schiacciapatate. Unisco un po’ di olio e di sale e lascio raffreddare. Nel frattempo soffriggo un po’ di cipolla affettata e, quando sarà imbiondita, aggiungo i pomodorini tagliati a metà. Lascio cuocere una decina di minuti. Fodero uno stampo con carta da forno e ci verso metà del composto di patate, livellandolo con una spatola. Ricopro con le cipolle e i pomodorini e aggiungo i capperi. Stendo poi sopra l’altra metà del composto di patate. Spennello il tutto con un po’ d’olio e faccio cuocere nel forno già caldo a 200° per una ventina di minuti.
E se son patate, fioriranno. Auguri.

4.5.09

PezziDiCielo


La libertà comincia dall'ironia.
(Victor Hugo)

Eccomi qui. Tra pochi giorni tornerò a calcare le scene con un nuovo precarissimo lavoretto che mi terrà impegnata se tutto va bene fino a luglio. Si prospettano tre lunghi mesi di stipendio, queste sì che sono certezze.
Nell’attesa di riciclarmi nell’ennesimo “impiego”, che vedrà il mio inossidabile multitasking al massimo del suo splendore ("Cara CuocaPrecaria, puoi fare questo e anche quello? Certo, che domande"), uso questi ultimi giorni di libertà per gironzolare tra le vie di Roma, e non solo.
Oggi per esempio era una giornata meravigliosa, e mentre voi stipendiati sbadigliavate in qualche ufficio la vostra eroina se ne andava in spiaggia, dove c’erano praticamente solo lei, la sabbia, il mare, il vento (ma neanche troppo) e qualche intrepido surfista che aveva confuso il litorale laziale per le coste dell’Australia.
La vita è così: sei precaria, il tuo orizzonte economico non è più roseo di quello di un qualunque paese indebitato dell’Africa Subsahariana, il tuo lavoro non sai neanche più qual’è perché oramai ne hai fatti troppi (e troppi ne rimangono ancora da fare), è un mondo difficile e vita intensa eppure a volte puoi godere di momenti di inusitata, rubacchiata, libera felicità.
Un lavoro non precario ti garantisce meno angosce, sì. Ma un lunedì di maggio al mare, tu, il sole, la sabbia e qualche surfista confuso, non ha prezzo.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi, diceva una canzone. Oggi non c’erano neanche tanti cattivi ricordi da affogare, solo un pezzo di cielo tutto mio.
Quanto ai surfisti sono al sicuro anche loro, affogare tra le onde alte 5 centimetri del litorale laziale mi sembra piuttosto improbabile.

PUNKY TZATZY
Cetrioli
Yogurt
Aglio
Olio evo
Sale
Aneto o prezzemolo

L’estate e lo tzatziki sono per me praticamente la stessa cosa. Non ho una ricetta da darvi, la mia preparazione dello tzatziki è punk come un lunedì di maggio al mare. Procedo ogni volta in un modo diverso, ma credetemi: la combinazione di cetrioli, yogurt e olio garantisce da sola il risultato, è praticamente impossibile che non venga buono. Se riuscite a produrre uno tzatziki cattivo per favore fatemelo sapere. Altrimenti vi basterà prendere i cetrioli (diciamo uno o due per ogni vasetto di yogurt), pelarli e tagliarli a tocchetti. I cetrioli, come lo yogurt, andrebbero lasciati a scolare per perdere l’acqua almeno un’ora, io non lo faccio quasi mai e non me ne pento. In ogni caso i cetrioli vanno poi uniti allo yogurt (la ricetta originale prevede ovviamente lo yogurt greco, io produco quantità industriali di yogurt fatto in casa con la yogurtiera per cui uso il mio) e a uno spicchio, o più, di aglio tritato finissimo. Si aggiunge lentamente l’olio d’oliva, il sale e un po’ di aneto (oppure prezzemolo) e si mescola bene. Si può aggiungere alla fine qualche goccia di aceto, oppure no.
Siate liberi come il vostro tzatziki, sarà buonissimo.

Playlist (de)liberata
Tonino Carotone - Me cago en el amor
Modena City Ramblers - Morte di un poeta

20.4.09

FragoleFragili


"Tutti vogliono avere un amico, nessuno si occupa d'essere un amico."
(Alphonse Karr)


È una primavera capricciosa, ma è pur sempre primavera.
Ho un tulipano sul davanzale che si prepara a fiorire, qualche rondine qua e là e, soprattutto, un insperato ottimismo.

È stato un lungo inverno. Ho mangiato troppa verza. Ho perso qualche amico per strada ma ho meno rabbia nel cassetto.
Alcuni amici non sono per tutte le stagioni. Durano un paio d’anni poi appassiscono, travolti da un insolito destino o, più spesso, dalla loro incapacità di esserci.
L’amicizia non è per tutti. Alcuni vanno bene solo come conoscenti. Figure di un contorno ad una festa, perfetti per un aperitivo o per accompagnarti da Zara. Ma non chiamateli amici, perché quando avrete davvero bisogno di loro non saranno lì. Saranno a qualche festa, bevendo un aperitivo, facendo shopping.
Ma non importa. Ci ho messo un po’ a capirlo, però ora so che l’amicizia è come l’amore. Non è una cosa facile. Ci vuole coraggio.
Possiamo diventare amici, o amanti, per sentirci meno soli, per rinforzare l’autostima, per crederci migliori, per inventarci un altro noi.
Ma chi ti vuole bene davvero non ha bisogno di te, ti vuole perché sei come sei, non perché non ha altro da fare.
Non ho bisogno della primavera per superare l’inverno. Ma sapere che la primavera esiste mi rende felice.
Dovrebbe funzionare più o meno così.

Riguardo alla verza non fraintendetemi, la adoro.


IL POSTO DELLE FRAGOLE
mezzo chilo di fragole
125 ml di latte
200 ml di panna
50 grammi di zucchero
1 uovo

Questa mousse di fragole va bene per tutti. Gli amici da contorno la assaggeranno ad una festa e ti diranno “è buonissima, mi devi dare la ricetta”. Gli amici veri ti diranno forse la stessa cosa, ma loro avranno passato l’inverno al tuo fianco, avrete mangiato insieme la verza e ora si meritano davvero le tue fragole. Eccole quindi.
Lavo le fragole, le taglio a tocchetti e le metto nel frullatore insieme al latte, lo zucchero e il rosso d’uovo. Monto la panna e la chiara d’uovo. Unisco la panna al frullato e poi, molto delicatamente, la chiara montata a neve.
Verso il tutto in coppette che lascerò in frigo almeno un paio d’ore.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci
mi sentivo meno stanco di voi.
Ero molto meno stanco di voi.
(Fabrizio De Andrè)

Playlist amichevole
The Beatles - With a little help from my friends
Fabrizio De Andrè - Amico fragile

10.4.09

UovulAzioni



Quando la terra smetterà di tremare, i politici di sfilare, le telecamere di inquadrare.
Quando non ci saranno più banalità da proclamare né immagini struggenti da esibire né solidarietà da ostentare. Quando il silenzio cadrà sull'ultimo granello di polvere e una città distrutta si ritroverà sola, allora vorrei che finalmente tutti tornassimo a tremare, a sfilare e a inquadrare davvero la realtà.

Non lasciamoli soli.




Buona Pasqua, che
l'uovo sia con voi.












30.3.09

ColCavolo





Oggi ho telefonato all'Agnelli e gli ho detto: "Il mio posto di lavoro non si tocca..." Lui m'ha risposto:"E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo."

(Altan)




Piccoli gioielli on-line per gli incauti cercatori di lavoro.
“Cercasi giovane ragazzo max 27 anni anche prima esperienza, inserimento in società per assunzione immediata, astenersi laureati e perditempo.” Lauree a perdere.

“Cercasi commessa con esperienza per stage in negozio, rimborso spese”. Bontà loro.
“Si cercano blogger per nuovo portale. Retribuzione: euro 2,5 a post”. Troppo.
“Zona di lavoro: Dal 6 al 7 Aprile città di Roma. Dal 21 al 24 Aprile città di Trieste . Dal 28 al 29 Aprile città Siena. Saranno valutate solo le candidature che daranno disponibilità immediata per tutte le destinazioni di lavoro.” Il mondo è piccolo per noi.
“Si cercano appassionati per collaborazione con giornale on-line. Non è previsto nessun tipo di retribuzione”. La passione non ha prezzo.

Chi cerca trova quindi. Certo, dipende cosa.

CAVOLATE
Cavolo cappuccio

Kiwi
Senape
Olio
Sale


Dedico questa cavolata agli offritori di lavori inutili, ai furbastri in cerca di affari, alle commesse in stage, agli appassionati senza portafoglio e soprattutto ai quei perditempo dei laureati. Ma andate a lavorare!

Lavo il cavolo e lo taglio a listarelle. Metto in una insalatiera insieme al kiwi, tagliato a dadini. Condisco con un’emulsione di olio, sale e senape.
Se mi avanza un po’ di insalata, pubblico un annuncio e cerco di venderne un po’ a qualche appassionato residente a Roma, Trieste e Siena. Astenersi perditempo.

17.3.09

HortusConclusus

Il miglior medico è la natura: guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi.
(Galeno)


Barak Obama non è solo il primo presidente nero degli Stati Uniti. Non è neanche solo l’uomo che ha avuto per primo il coraggio di cambiare al grido di Yes we can e neppure l’unico a cui sia venuto in mente che in tempi di crisi i super bonus ai dirigenti non sono esattamente una buona idea.
Barak Obama è il primo presidente degli Stati Uniti a coltivare zucchine alla Casa Bianca. Altro che nero, lui e la moglie Michelle hanno un pollice verdissimo, e nel giardino della White House, lì dove Jakie Kennedie piantava roseti, hanno allestito un orto.
Broccoli, piselli e zucchine presidenziali inaugurano un’autarchia mangereccia destinata, forse, a rivoluzionare gli orizzonti gastronomici di un popolo cresciuto ad hamburger e burro di noccioline.

Intanto, l’orto della Casa Bianca è un ottimo esempio anche per noi di cibo a chilometri zero, altro che ingozzarsi di ananas e banane tutto l’anno.
Per essere in linea con i trend americani, sto per allestire una piantagione di basilico sul davanzale della mia finestra. L’orto ancora non ce l’ho, I’m sorry.
Ma mi aspetta una primavera odorosa e piena di pesto. E il resto si vedrà.

La natura non fa nulla di inutile.
(Aristotele)

PESTAGGI
Basilico
Pinoli
Parmigiano
Pecorino
Olio extra vergine di oliva
Aglio
Sale grosso

Mezzo chilo di linguine costa 60 centesimi. Farsi il pesto in casa con il basilico del proprio davanzale, non ha prezzo.
In un mortaio metto quindi un pizzico di sale grosso, l'aglio pelato e le foglie di basilico pulite. Schiaccio con il pestello facendo un movimento rotatorio, poi aggiungo i pinoli e continuo a pestare. Quando avrò amalgamato il tutto aggiungo pecorino e parmigiano, pesto ancora e poi aggiungo l’olio a filo.
Se il procedimento mi sembra troppo naturale e non reggo lo stress, posso sostituire al mortaio il mio infallibile minipimer, avendo cura di lasciarlo un po’ in frigo prima di cominciare, così le lame si raffreddano e non faccio surriscaldare il mio pesto, che altrimenti perderebbe il suo bel colore.
Uso così com’è sulle linguine cotte (allungandolo eventualmente con un po’ d’acqua di cottura della pasta) da sole o insieme a fagiolini e patate dell’orto di qualcun altro.
Accompagno con Vermentino Ligure che sarò andata a prelevare in Liguria a piedi, per non inquinare con il trasporto, o dallo scaffale del supermercato, così a inquinare ci pensa qualcun altro e noi la coscienza ce l’abbiamo pulita.
E che il pesto sia con voi.

6.3.09

StiamoTuttiBene

A volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialza e continua per la sua strada.
(Winston Churchill)


Tanto rumore per nulla.
Il nostro Presidente del Consiglio ha appena detto che la crisi c’è, ma i media esagerano. Fiuff, ora mi sento molto più tranquilla. E poi rincara: “il nostro sistema attuale di ammortizzatori sociali ci consente di intervenire meglio rispetto alle proposte dell'opposizione”. Infatti io mica lo vorrei un assegno di disoccupazione. Tanto la crisi non c’è, a che mi serve? Sono le solite proposte demagogiche di quegli scioperati dell’opposizione. Che ce ne facciamo noi precari degli ammortizzatori sociali? Voglio una vita spericolata, di quelle vite fatte così.
E già che ci siamo, a che servono i contributi pensionistici per i lavoratori a progetto (che allo stadio attuale non hanno sussidi di disoccupazione nè, appunto, contributi)?
Tanto di questo passo quando avrò sessantanni io l’età pensionabile per le donne sarà arrivata agli ottanta. Vivrò qualche anno da pensionata precaria e poi lascerò questa terra senza rimpianti. Si muore più felici da poveri.
La cambio io la vita che, che mi ha deluso più di te, portami al mare, fammi sognare, e dimmi che non vuoi morire...

Grazie a tutti.

SU&GIÙ
50 grammi di burro
50 grammi di farina
mezzo litro di latte
60 grammi Parmigiano grattugiato
60 grammi Emmental grattugiato
3 uova
sale
pepe

Il soufllè è come la crisi, un momento c’è, l’attimo dopo precipita.
In attesa di veder precipitare la crisi (quella che non c’è), accontentiamoci di far inabissare il nostro soufflè appena tolto dal forno.
È tutto un attimo.
In un pentolino faccio sciogliere il burro a fuoco basso, poi aggiungo la farina, girando continuamente con un cucchiaio di legno. Unisco poco alla volta il latte, precedentemente riscaldato, e faccio bollire piano piano, sempre mescolando. Aggiungo poi il sale e il pepe. A questo punto unisco i due formaggi e i tuorli d’uovo. Monto a neve ben ferma le chiare e aggiungo al composto mescolando con delicatezza. Verso il tutto in uno stampo imburrato e faccio cuocere in forno per 20 minuti a 180°. Tolgo dal forno e servo subito.
Il soufllè scenderà quasi subito ma tanto più giù di così c'è solo da scavare. Salirò?

Playlist immortale
Vasco Rossi - Vita spericolata
Patty Pravo - E dimmi che non vuoi morire
Anna Oxa - È tutto un attimo
Daniele Silvestri - Salirò

24.2.09

SeUnPomeriggioD'InvernoUnCercatore




Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
(Arthur C. Clarke)






Nella vita ho poche certezze. Una di queste è Google. Lui è sempre lì, trova tutto quello che cerco, mi da la posta elettronica, il blog, il raccoglitore di foto, le mappe e tutto quanto la mia vita tecnologica possa desiderare.
Oggi la posta elettronica di Google è andata in tilt per un paio di ore, e ancora adesso zoppica.
Mi sento tradita. Abbandonata dal mio Grande Saggio. Spogliata di una vita on-line.
E lo so che è solo un guasto momentaneo. Ma Google non sbaglia mai. Adesso che ha cominciato con gli errori potrebbe continuare. Sbagliarsi con i nomi nelle mappe. Non trovare quello che cerchi. Non riceve le tue e-mail.
Dove andremo a finire?
Tornemo indietro alla preistoira di carta e penna, enciclopedie, mappe cartacee?

Non sono pronta al collasso del sistema.
Almeno non prima di essermi definitivamente trasferita su una spiaggia deserta. Io, il sole, il mare, e un messaggio nella bottiglia: “come accendere il fuoco da soli - cerca con Google”

FILLO-SOFIE
Pasta fillo
Mele
Burro
Zucchero di canna
Mandorle tritate
Cannella

Ieri, per esempio, avevo della pasta fillo e delle mele. Ho interrogato il mio GoogleOracolo, mescolato un po’ i risultati, e mangiato quanto segue.
Sbuccio le mele e le taglio a tocchetti. In una padella con un po’ di burro faccio ammorbidire le mele insieme alla cannella. Fodero degli stampini da muffin con due rettangoli di pasta fillo sovrapposti. Riempo con le mele, cospargo di mandorle tritate e zucchero di canna e faccio cuocere in forno a 180° per una decina di minuti. Ottengo dei cestini ripieni di mele. Faccio intiepidire e mangio.
Ci sentiamo on-line. O ci vediamo sulla spiaggia deserta.

Playlist in bottiglia.
The Police - Message in a bottle




15.2.09

FratelloSoleSorellaMela


Un uomo ha molte stagioni mentre una donna ha diritto solo alla primavera.
(Jane Fonda)


A proposito di palestre, e di istruttori.
C’era una volta la mia infanzia, che, come qualcuno
ricorderà, si dipanava tra i sentieri tortuosi della lotta al grasso imposti dal matriarcato in cui vivevo.
Scoprii presto la mia vera natura: ero una “donna-mela”, di quelle che accumulano la ciccia nella parte alta del corpo. Questo mi garantiva lunghe gambe magre e continui “tieni indietro la pancia” di mia madre, “donna-pera”, e delle mie due sorelle maggiori, rispettivamente un’altra pera e un’altra mela. Nel frutteto chilofobico della mia famiglia approdò un giorno un pamphlet sovversivo, destinato a sconvolgere i nostri orizzonti dietetici. Era un libretto rosso, non di Mao ma altrettanto rivoluzionario. Sulla copertina svettava una sorridente Jane Fonda, all’interno decine di fotografie di donne intente ai più svariati esercizi, programmi di allenamento e consigli di vita. “Il mio libro di ginnastica” divenne rapidamente un cult book a casa nostra. Ricordo la mia stanza da letto trasformata in palestra, con le sorelle e le loro amiche intente a riprodurre gli esercizi consigliati da Jane ed io piccola a sgambettare in un angolo. I Duran Duran accompagnavano le nostre fatiche, Jane sorrideva dal suo libro e un futuro glorioso di eterna magrezza ci attendeva. Erano gli anni 80. I miracolosi addestramenti di Jane attraversarono trionfalmente l’intero decennio, allenarono un buon numero di mele e pere del quartiere e sbarcarono vittoriosi negli anni 90, quando la sottoscritta raggiunse l’adolescenza e l’ansia di smelizzarsi si fece concreta.
Al mio fianco avevo un’alleata, un’altra mela, pronta come me a combattere la ciccia senza esclusione di colpi. Era la mia vicina di casa, fedele compagna di avventure nei pomeriggi oziosi dopo scuola. Insieme ci accanivamo sulle pagine del libercolo, un addominale dopo l’altro in un mare di sudore che terminava spesso con una sostanziosa merenda, “tanto noi oggi abbiamo bruciato un sacco”. Ma nessuno può fermare il progresso, e di lì a poco il rivoluzionario libretto sarebbe stato superato da effetti speciali e colori ultravivaci. Con “La Repubblica” erano infatti arrivate in allegato alcune miracolose videocassette. Cindy Crawford, stanca delle passerelle, aveva deciso di lanciare una linea di video esercizi di aerobica che, ovviamente, non poteva mancare in casa mia. Jane rimase su uno scaffale a prendere polvere mentre sui nostri televisori riluceva Cindy, stretta in tutine mozzafiato e tutta intenta a spiegarci come diventare come lei con poche semplici mosse. I video erano ambientati in loft enormi a New York, su spiagge assolate di Malibù e in altre strabilianti location dove una delle donne più belle del pianeta saltellava con nonchalance sotto lo sguardo ammirato del suo personal trainer. La scena era quindi la seguente: io e la mia vicina, ingolfate in improbabili tutone, ansimavamo davanti al televisore cercando di riprodurre gli esercizi mentre la voce del personal trainer ripeteva “brava Cindy, sei bellissima”.
Furono anni difficili, quelli. Ma fu il mio tempo delle mele. E fu bello anche così.

Nel nuovo millennio, anche Cindy è in cantina. La mia vicina vive in Svizzera e io ho deciso di fare pace con la mela che è in me. Anche se non rinuncio alla palestra.
E ogni tanto, mentre trafelata eseguo il cinquantesimo addominale sotto lo sguardo sadico dell’istruttore, ripenso a quei pomeriggi, e sorrido.
Ah, io e la mia vicina tra di noi ci chiamiamo ancora Cindy e Jane. Ma non ditelo in giro.

IL TEMPO DELLE MELE
Mele
Uvetta
Zucchero di canna
Cannella

Se sei una donna mela, questo frutto è destinato a piacerti. Ma le mele al forno piacciono anche alle donne pere, alle donne sedano (le secchissime) e alle melone (le cicciottose). Piacciono anche agli uomini, specie se la mela gli viene consegnata da una donna. Ma questa è un’altra storia.
Prendo la mela, la lavo e la privo del torsolo. Riempo la mela con l’uvetta precedentemente ammollata e asciugata, lo zucchero di canna e la cannella in polvere. Volendo posso aggiungere anche delle mandorle tritate e/o dei biscotti secchi tritati e/o della scorza di limone. Metto in una teglia ricoperta da un leggero strato d’acqua e inforno a 180° per mezz’ora.
È buonissima, ed è più mela che mai.

Playlist renetta
Angelo Branduardi - Cogli la prima mela
Marlene Kuntz - Mala mela

8.2.09

ViaVia




Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori.
(Voltaire)




Prosegue inarrestabile la mia marcia trionfale in palestra. Ormai ho provato quasi tutte le lezioni, in un trionfo di lacrime e sudore che odora di tonici bikini e addominali piattissimi.
Ho imparato anche il gergo degli istruttori: urli incoraggianti, improbabili battute e dai dai dai forza abbiamo quasi finito scandiscono i minuti più faticosi delle nostre misere vite.
Fuori piove un mondo freddo, direbbe Conte, e noi sudiamo via i peccati uno ad uno, aspettando la primavera. Ma manca poco, no?

Nel frattempo in questo mondo freddo si decide della vita e della morte, di medici delatori, di ronde padane, di clochard bruciati e di immigrati in fuga da qualche pazzo vendicatore solitario.
Si sta meglio in palestra, ultimamente.
Via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri...

RADICCHIO INTEGRATO
Penne integrali
Radicchio rosso
Parmigiano grattugiato (o provola affumicata)
Cipolla
Olio
Sale
Pepe

Nell’attesa (vana?) che in Italia si cominci a parlare di integrazione, integriamo almeno la pasta con il radicchio, prima di tornare a nasconderci in palestra.
Usiamo pasta integrale, piena di fibre, che fanno bene un po’ a tutto ‘ste fibre, pare.
Semplicemente pulisco il radicchio, lo taglio a listarelle e lo metto in padella insieme alla cipolla tritata fatta leggermente appassire in un po d’olio. Aggiungo sale e pepe, copro e faccio cuocere una decina di minuti. Scolo la pasta al dente e poi la salto in padella insieme al radicchio. Volendo al radicchio si può aggiungere, durante la cottura, dello speck o del prosciutto crudo. Spolvero di parmigiano oppure cospargo di dadini di provola, e servo.
E chi può, si integri.

Playlist fuggi fuggi
Paolo Conte - Via con me