22.9.08

Numerologia




C’è una cosa che non capisco.
L’Italia è piena di gente che lavora nei call center. Esce un film sui precari e lavorano tutti al call center, pure la Ferilli. Migliaia di italiani, da anni, non fanno altro che rispondere al telefono di un qualche call center.
Ma allora perché quando chiami non ti risponde mai nessuno? Ti rispondono dopo ore di attesa, se va bene.
Le altre migliaia di precari, in quale call center lavorano?

Ti telefono o no, ti telefono o no, ho il morale in cantina.
Oggi ho chiamato il call center di AceaElectrabel. Dopo la solita gincana volta a scoraggiare i perditempo (prema 3, poi cancelletto, poi prema 4, poi 5+2+9) alla fine del labirinto raggiungo l’agognata opzione di parlare con l’operatore, e finalmente mi mettono in attesa.
Qualche genio del marketing deve aver stabilito che “l’utente” si innervosisce di meno se fanno il countdown, tipo capodanno, per cui la vocetta elettronica gracchiava così: “il tempo di attesa previsto è inferiore agli 8 minuti, rimanga in linea”. Peccato che poi non andassero a scalare, che so: ora mancano 6 minuti, e poi 4, dai ci sei manca solo un minuto. No, la vocetta ha continuato a sostenere imperterrita: “mancano meno di 8 minuti”, non rompere.
L’8 nella Cabala significa prove, sofferenze e, soprattutto, pazienza.
Il genio del marketing ci aveva visto lungo.

Dopo 19 minuti finalmente mi risponde l’operatore numero 256, in cosa posso aiutarla?
Sfinita dall'attesa, decido di intavolare con il signor 256 una lunga conversazione, volta a risolvere una volta per tutte i miei problemi con le bollette della luce.
Esordisco con sicumera: Buongiorno, volevo segnalare un errore nella mia ultima bolletta, avete conteggiato i consumi dal dicembre 2007. Perché, visto che i precedenti pagamenti sono tutti regolari?
256: Mi dà il suo numero utenza, signora? Ok, la metto in attesa.
Passano 6 minuti.
256: (con aria di compatimento) No signora, non è un errore. È il conguaglio.
CuocaPrecaria: Ah…
256: Lo so, reagiscono tutti male quando scoprono il conguaglio, mi dispiace. (Empatizza con me. Evidentemente è uno dei tanti laureati in psicologia costretti al call center)
CP: (con molta meno sicumera) Ma non è possibile, faccio sempre la lettura del contatore. Sa, chiamo, do i numeri...
256: (ironico) Beh, sempre non direi. L’ultima è del luglio scorso, ma era da un anno che non notificava la lettura. Anzi, questo conguaglio non è neanche eccessivo, se spalma la cifra su 12 mesi. C’è gente che si ritrova a pagare conguagli di più di mille euro…
CP: (cerco di dividere mentalmente la cifra per 12, non ci riesco) Quindi non ho alternative?
256: No.
CP: (sfodero l’asso nella manica) Va bene, pago. Però l’Acea doveva versarmi un assegno di 200 euro per un conguaglio mal conteggiato di un anno fa. L’assegno non è mai arrivato.
256: (scocciato) Rimanga in attesa, controllo la pratica.
Passano 14 minuti.
256: Signora è ancora in linea? (Certo che sono ancora in linea, chi ti molla?) Sì, effettivamente per questa utenza risulta l’emissione di un assegno di rimborso. Non mi risulta se sia stato riscosso.
CP: Glielo dico io, non è stato riscosso. Semplicemente non è mai arrivato.
256: Mi dispiace. Allora inoltro di nuovo la pratica.
CP: (con tono complice) Ma perché complicarci la vita con le pratiche? Non possiamo scalare questi 200 euro direttamente dalla bolletta?
256: (per niente complice) Mi dispiace, se l’importo del rimborso è superiore ai 150 euro dobbiamo procedere con l’invio dell’assegno.
CP: (tra sé e sé) Se mi dice un’altra volta "mi dispiace" comincio a urlare…
256: Procedo con la pratica. Dobbiamo chiamare le poste per sincerarci che l’assegno non sia stato effettivamente riscosso e poi possiamo attivare una nuova richiesta di rimborso. L’assegno dovrebbe arrivarle a fine novembre. Se non le arriva ci richiami.

Già, fosse facile. Sconfortata, decido a quel punto di non vanificare la mezzora trascorsa in compagnia di 256 e AceaElectrabel e sondo nuove possibilità elettriche.
CP: Senta ma invece per avere la tariffa differenziata secondo le fasce orarie, che bisogna fare?
256: (impaziente) Signora non dipende da lei. Per attivare la day&night deve avere il contatore elettronico. Qui vedo che lei ha quello tradizionale.
CP: Infatti. E per avere il contatore elettronico?
256: (impazientissimo) Signora, l’impiantazione del contatore è affidata ad una ditta esterna, non a noi. Qui mi risulta che i tecnici sono venuti nella sua zona il 26 febbraio scorso, evidentemente non era in casa.
CP: Certo che non c’ero! Nessuno ha avvisato che sarebbero venuti i tecnici “dell’impantazione”. Come fa la gente a sapere che deve rimanere in casa se nessuno avvisa?
256: Ha ragione. Ma come le ho spiegato le impiantazioni sono affidate ad altri, non possiamo gestirle noi direttamente.
CP: Quindi immagino che non ci sia modo di sapere se e quando questi tecnici capiteranno da queste parti per una nuova “impiantazione”?
256: No, mi dispiace.
CP: (soprassiedo sull'ennesimo "mi dispiace", sospiro lungamente) Bene, pagherò la mia bolletta entro i termini, aspetterò che forse un giorno mi vengano restituiti 200 euro e, nel dubbio, rimarrò in casa. Fosse mai passassero quelli dell’impiantazione. Grazie e buon lavoro.
256: (sollevato) Grazie a lei signora. Buona giornata. Grazie per aver chiamato AceaElectrabel.


SE TELEFONANDO
250 grammi di riso
1 cipolla
1 scatola di passata di pomodoro
100 grammi di mozzarella
2 uova
pangrattato
brodo di verdure
vino bianco secco
farina
olio
sale
pepe

Se come me vi è capitato di perdere un’ora della vostra esistenza al telefono con qualche sardonico operatore, potete consolarvi della lunga attesa perdendo un altro po’ di tempo nella preparazione dei celebri supplì al telefono.
Faccio appassire la cipolla in olio extravergine d’oliva, poi aggiungo il vino (diciamo mezzo bicchiere) e faccio rosolare fino a quando non evapora tutto l’alcol. Unisco il riso, rosolo anche lui e poi aggiungo la passata di pomodoro, sale e pepe. A fiamma bassa, lascio sobbollire la salsa e aggiungo un po’ di brodo vegetale caldo. Giro, giro, lascio cuocere un quarto d’ora e poi aspetto che si raffreddi (faccio anche in tempo a fare uno squilletto al call center Wind, tanto per). Alcuni aggiungono al riso, prima della passata di pomodori, della carne macinata.
Secondo me non ci va, poi fate come credete.
In ogni caso formo delle polpette allungate, faccio un buco al centro e ci piazzo un quadratino di mozzarella. Richiudo bene i supplì e li passo nella farina, poi nelle uova (sbattute) e per finire nel pangrattato. Friggo in abbondante olio bollente e li mangio caldissimi, solo così la mozzarella fila come il filo di un telefono, appunto. Freddi diventano i supplì cordless, sconsigliati anche dai peggiori call center.
Ah, per chi voglia tentare la sorte: quaterna 8 – 2 – 5 – 6 sulla ruota di Roma.

Playlist alfanumerica
Gianna Nannini – Fotoromanza
Mina – Se telefonando

8.9.08

LookingForPinco



Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no... ah no: se si balla non vengo. No, no... allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: "Michele vieni in là con noi dai..." e io: "Andate, andate, vi raggiungo dopo..." Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no.
(Nanni Moretti - da Ecce Bombo)


È fatta.
Da pochi minuti ho anch’io il mio profilo su FaceBook, il passaporto per la cittadinanza nel meraviglioso Villaggio Globale.
Nome, cognome e una bella foto tessera.
Adesso se volete venite pure a cercarmi.
Se invece non capite di che sto parlando digitate su Google “cos’è facebook” e troverete 1.260 link in italiano pronti a sciogliere ogni dubbio.
Comunque il portentoso sito (FB per gli adepti) è nato nel 2004 in un college americano per permettere agli studenti di comunicare fra loro. Adesso vanta qualcosa come 42 milioni di utenti in tutto il mondo.
Fondamentalmente dovrebbe servire a farti ritrovare vecchi compagni di classe, amici dimenticati chissà dove e tutto quanto fa nostalgia, nostalgia canaglia.
In pochi minuti ti registri, crei la paginetta con la tua foto, scrivi dove hai studiato e il sito in automatico va a cercare tutti quelli della tua scuola.
A quel punto mandi al Pinco Pallino di scuola la richiesta di includerti nella sua lista di amici. Pinco allora deve decidere: o “conferma che siete amici” (sì, FB dice proprio confermare), e ti aggiunge al suo elenco di simpatizzanti online, oppure ignora la tua richiesta e fa finta di non conoscerti (se tutti ti ignorano sei decisamente uno sfigato, proprio come a scuola).
Mi pare però di capire che vieni quasi sempre “confermato” (anche se a scuola eri un po' sfigato), perché su FB più amici hai in lista più sei fico. E siccome di tutti i profili (anche di chi non conosco) io posso stare a contare quanti amici ha, risulta subito evidente che nessuno ci tiene a passare per lo sfigato globale.

Al momento io ho una sola amica online. Temo che non migliorerò molto il ranking, visto che per il resto dei miei amici il top del tecnologico è mandarti un’e-mail, quando va bene. Già fanno fatica a capire cos’è 'sta cosa del blog che faccio io, chiedergli di iscriversi a FaceBook mi sembra veramente troppo.
Per quelli online, dubito che cercherò mai qualcuno, la possibilità che Pinco Pallino decida di non confermarmi è insopportabile.
Il trauma del “vuoi diventare amico mio?” lo superi a 8 anni. Sei perdi l’attimo sei spacciato a vita.

Comunque la prima cosa che ho fatto appena iscritta è stato cercarmi (e questo la dice lunga su parecchie cose). Be' in America esiste una tipa con il mio nome e il mio rarissimo, persino in Italia, cognome. È piena di amici.
Sono fiera di annunciare che ho appena trovato me stessa.


SCHITARRATA TRA AMICI
Spaghetti alla chitarra
Basilico
Mandorle spellate
Pomodori datterino
Olio
Aglio
Peperoncino

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po', e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Lo so, alla fine non avete resistito. Siete andati su FaceBook e avete recuperato tutti i dispersi della III°A, meno Ciccio Manolesta, in prigione per furto con scasso, Deborah Coscialunga, trasferita in Brasile con un miliardario russo, e Pippo Ducapelli, tragicamente scomparso durante una complicata operazione di chirurgia tricologica. A questo punto vi tocca invitarli tutti a casa per una bella spaghettata in memoria dei vecchi tempi. Puntate su un piatto vegetariano, per evitare che Riccardo Lalternativ cominci a gridare Meat is Murder e che Titti Sciccheria si senta male perché è intollerante al pesce, al pollo e al gatto. Tirate fuori la chitarra per Gigi Er Magico, che a 40 anni continua a sostenere che un giorno la sua musica sarà finalmente apprezzata, e parecchio alcool per tutti gli altri, perché quando Er Magico comincia a suonare rimane solo da ubriacarsi e cercare di pomiciare col primo che capita sotto tiro.
Dimenticavo: la pasta in questione si ottiene frullando le mandorle con il basilico e l’olio d’oliva. Poi si aggiungono i pomodori e l’aglio (poco se puntate alla pomiciata) e si continua a frullare fino ad ottenere un composto omogeneo. Il peperoncino a parte che Titti non lo digerisce.
E buon divertimento.


Playlist vi raggiungo dopo
Albano & Romina - Nostalgia canaglia
Lucio Dalla - L'anno che verrà

30.8.08

LeRicordanze





Vladimir: Questo ci ha fatto passare il tempo.
Estragon: Ma sarebbe passato in ogni caso.
Vladimir: Sì, ma non così rapidamente.

(Samuel Beckett - da Aspettando Godot)




Oggi questo blog compie un anno.
Sono passati 365 giorni da quando scrivevo
queste
inaugurali parole.
A questo punto immagino che dovrei riportare qualche riflessione di assoluta profondità.



28.8.08

Sballo&Arena

Se mi fosse concesso come a Sancio Panza scegliermi un regno, non sarebbe un regno marittimo—o un regno di neri con i quali fare qualche penny——no, sarebbe un regno di sudditi che ridono di cuore.
(Laurence Sterne)


Basta mugugnare, poi la depressione non fa audience.
Va un po’ meglio. Del resto prima o poi dovrò abituarmi al fatto che tutte le estati finiscono.

Allora allegria, affrontiamo argomenti più leggeri: la crisi dell’economia in Spagna.
La crisis, come la chiamano loro, è la parola che ho sentito pronunciare più spesso nel corso della mia ultima incursione in terra iberica di poche settimane fa.
Dunque, pare che l’economia attraversi un periodo di assoluta stagnazione, i prezzi crescono e il potere d’acquisto de los españoles è sempre minore. Del resto anch’io, nel mio piccolo, l’ho trovata un po’ più cara del solito. Non c’è bisogno di essere un economista per capire che la crisi c’è.

Ah… la crisis, bofonchiavano un po’ tutti con in mano il loro drink in uno dei mille bar di Madrid (dove a dire il vero una consumazione costa molto meno che in un qualunque pertugio romano di periferia), le ipoteche delle case sono sempre più care, ah il lavoro è sempre più precario, ah questi sindaci che impongono la chiusura dei locali alle tre di notte…
Vi dovessi dire farei volentieri a cambio di crisi, prendetevi quella italiana, poi ne riparliamo.
C’è meno lavoro, ma gli spagnoli quando rimangono a spasso prendono “el paro”, che sarebbe l’equivalente del nostro sussidio di disoccupazione (questo sconosciuto). El paro può arrivare a fruttarti ogni mese 1000 euro, quando qui non solo non abbiamo sussidi, ma 1000 euro (quando va bene) è quanto prendono un numero spaventoso di brillanti laureati per parecchi anni. E poi è vero: il lavoro è spesso precario anche lì, ma conosco poche persone in Spagna che rimangano disoccupate per periodi particolarmente lunghi. E quando lavorano gli stipendi sono pari ai nostri, se non, spesso, superiori.
E la vita continua a costare decisamente meno. Quando dicevo quanto costa una casa in affitto a Roma, mi guardavano come un’aliena. Di ipoteche e costi delle case ho preferito non parlare, mi avrebbero preso per pazza. Che manca? Ah, la chiusura dei locali. Non so voi ma io a Roma alle 2 di notte vedo in giro solo fantasmi sbadiglianti diretti a casa, a parte qualche frequentatore di quelle improbabili discoteche, dove non andrei neanche morta e dove comunque una consumazione costa quanto un mese d’affitto (prezzi italiani, si intende). In Spagna brulica di locali di ogni tipo, la maggior parte molto carini e sempre strapieni, e comunque se superi la soglia fatidica delle 3, e ti sembra così immorale andartene a letto stravolta dopo una serata di marcha, basta che giri un po’ e qualcosina aperto lo trovi sempre.
Poi dici che una torna depressa dalle vacanze. È che torni depressa in Italia.
E quegli ingrati hanno anche il coraggio di lamentarsi.

Ma comunque, crisis o no, non perdono il loro immancabile, irrefrenabile, gusto per las fiestas. In Spagna ogni occasione è buona per festeggiare, ogni città, contrada o minuscolo paesino in estate ha le sue fiestas. Che poi sarebbero una versione riaggiornata delle nostre feste popolari, con molto più alcol, molti più giovani e molta più musica. A Madrid addirittura ogni zona ha le sue feste, in date diverse. In quell’occasione tutti i bar del quartiere mettono dei banchetti in strada dove vendono birra e cocktail e tutti hanno degli altoparlanti che, per qualche strana magia, sono sincronizzati, per cui diffondono tutti la stessa musica. E tutti stanno per strada a ballare.
A Roma andate a luglio alla festa de noantri a Trastevere. Il massimo dello sballo sarà prendervi una fetta di cocomero e fare un giro tra le tristi bancarelle.

Ma che ci volete fare, loro la convivialità ce l’hanno nel sangue. Andate al ristorante con un gruppo di spagnoli. Mica è come da noi che ognuno si prende il suo piatto, e al massimo ti concede un assaggio. Gli spagnoli fanno ordinazioni collettive, il cameriere poi mette le pietanze al centro del tavolo e tutti intingono da li. Non c’è verso di potersi gustare qualcosa in solitudine. Ma fa parte del gioco.
E poi diamogli il merito di aver inventato le tapas, che si fa un gran parlare di finger food ma gli spagnoli il finger food ce l’hanno da secoli. Sono stata a San Sebastian, celebre per le sue ottime, ricercatissime, tapas. Con 2 euro mangi “finger food” di specialità gustose, e spesso anche molto raffinate. Vuoi mettere.

L’unica pecca è che per vivere in Spagna ci vuole un fisico bestiale. E mangia tutti insieme, e parla tutti insieme (spesso in contemporanea, che ti verrebbe voglia di fare come Vespa a Porta a Porta e moderare un po’ il dibattito), e esci, e vai a ballare, e andiamo in questo locale, e poi in quest’altro e poi domani andiamo tutti a fare un giro nel tal paesino che ci sono le fiestas e poi tutti insieme a mangiare un'altra volta.
Io dopo una settimana in Spagna torno a Roma distrutta, quasi pregustando la depressione della nostra di crisi.
Che è peggio della loro, ma almeno ti riposi.

SALMOREJO SOLITARIO
4 pomodori maturi
1 spicchio d'aglio
2 fette di pane secco tritato
1/2 etto di Jamon serrano (o prosciutto similare)
2 uova sode
olio
aceto
sale

Ci si stanca ma si mangia bene. El salmorejo, un piatto originario dell’Andalusia, è una versione rivisitata del più celebre (da queste parti) gazpacho, con meno verdure e più cremosa. Fredda e agliosa, l’appetitosa cremina in Spagna si mette al centro del tavolo e tutti ci intingono il pane. Se siete poco socievoli o depressi o entrambe le cose, preparatevela a casa, spegnete il telefono, e gustatela in assoluta solitudine. Ecco infatti le dosi per una persona (con molta fame).
Sbuccio i pomodori (difficile? Buttali in acqua bollente per qualche secondo, poi passali sotto l’acqua fredda e magia: la buccia si staccherà quasi da sola) e li frullo insieme al pane e all’aglio. Aggiungo poi olio, sale e aceto fino a che non avrò ottenuto una salsa densa ma perfettamente omogenea che metto in frigo a raffreddare. A questo punto taglio il prosciutto a striscioline, se non avete il serrano cercate un equivalente salato e saporito, direi prosciutto di montagna, e faccio a quadratini le uova sode. Quando il salmorejo è ben freddo, lo ricopro con il prosciutto e le uova e lo servo, preferibilmente in un recipiente di terracotta, almeno in Spagna fanno così.
Magari vi è passato il malumore, allora offritelo ai vicini, e mettete lo stereo a palla gridando Ay, no hay que llorar, que la vida es un carnaval y las penas se van cantando.
Oppure zitti zitti ingurgitatelo da soli.
In entrambi i casi sarà buonissimo.

Playlist festosa
Celia Cruz - La vida es un carnaval


24.8.08

In-Sicurezze


(...)
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico
(...)
(Eugenio Montale)


Dove eravamo rimasti?
Ah già, le ferie.
Le mie sono definitivamente finite, da oggi posso smettere di dire che sono in vacanza e tornare allegramente a definirmi precaria (per non dire disoccupata, che suona male).

E così, mentre gli stipendiati si affliggono perché devono tornare al lavoro, io mi deprimo perché non sono sicura che chi doveva richiamarmi a settembre lo farà, perché non sono sicura che, anche se mi richiamassero, mi vada davvero di tornare a lavorare lì, e perché questo vuol dire che a 31 anni suonati non sono ancora sicura di cosa voglio fare da grande, ma sospetto che per la carriera da astronauta sono fuori tempo massimo.
Ognuno ha le depressioni (e le insicurezze) post vacanza che si merita.

A proposito di insicurezze, meditavo oggi se iscrivermi a Facebook. All'improvviso sembra che tutto il mondo sia su Facebook tranne me, e mi sento vagamente colpevole di assenteismo cybernetico. E se qualcuno mi cercasse? Magari il mio compagno di banco della terza elementare è curioso di sapere se nel frattempo sono riuscita a memorizzare gli affluenti del Tevere (comunque no, neanche quelli del Po) e io screanzata non mi faccio trovare.
Forse non mi iscrivo perché non sento di aver fatto molti progressi da allora, e non saprei cosa dire a chi venisse a cercarmi da qualche lontanissimo passato per chiedermi che faccio di bello adesso.
Forse sono solo depressa, e non vedo la necessità di ammorbare ex conoscenti con le mie paturnie più di quanto già non faccia con gli sparuti visitatori di questo blog, con l'aggravante che su facebook devi mettere nome cognome e una bella foto tessera, così tutto il mondo sa che faccia ha una depressa (per di più ignorante in geografia).
Forse questo non è il momento più adatto per una rentrée in grande stile nel villaggio globale.
Facciamo passare questi strascichi d'estate, magari mi riprendo.

Oggi niente ricette, mi è passata la fame.
Credo che andrò a controllare se da qualche parte ho ancora il sussidiario di geografia...

5.8.08

NelBluDipintoDi




E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su.
(Domenico Modugno)

Domani ultimo aereo di questa lunghissima estate.
Volo a Madrid, poi da lì sarò sballottata su e giù per la pazza Spagna, dove nessun dorme, tutti drinkano senza sosta e marciano compatti da una movida all'altra.
Sono già stanchissima.

Comincio a desiderare una scrivania dove sentirmi precaria e annoiata, lavoricchiare per un qualunque programma televisivo di cui nessuno sentiva l'esigenza e sognare le prossime vacanze.

Mi toccherà aspettare, e continuare ossessivamente a divertirmi e riposarmi.
Ma quando mi riposerò dal riposo?
Mi candido per il ruolo di guardiana di un faro solitario.
Ora devo andare, non aspettatemi alzati, farò tardi.

SPAGHETTI SOLITARI
Spaghetti
Aglio
Olio
Sale

I forzati delle vacanze quando fanno ritorno alla base si ritrovano immancabilmente alle prese con un indispettito frigo vuoto in piena crisi abbandonica. Non cercate di consolarlo comprando qualche triste zucchina al supermercato, andranno a male prima ancora della vostra prossima partenza. Riscoprite piuttosto il potere taumaturgico dell'unica cosa che potete ancora cucinare prima di salire sul prossimo aereo, gli spaghetti aglio e olio.
Semplici solo in apparenza, possono essere buonissimi o tristissimi, dipende dalla vostra perizia, dalla vostra disperazione e anche un po' dal caso. Sono da consumarsi in solitaria, godendosi il silenzio. Ci starebbe bene anche il prezzemolo, ma è impossibile che sia sopravvissuto vivo in frigo, per cui nisba. Molti ci mettono anche il peperoncino, ma il vostro stomaco è stanco delle mille giravolte a cui lo costringono le vacanze, abbiate pietà di lui.
Per 80 grammi di spaghetti uso due spicchi d'aglio che faccio rosolare in olio abbondante mentre cuocio la pasta in acqua salata. Scolo molto al dente e salto in padella.
Mangio lentamente. Se riesco vado anche a letto presto, ma non ditelo agli spagnoli.

Playlist frenetica
Domenico Modugno - Volare
Giacomo Puccini - Turandot. Nessun Dorma

28.7.08

VitaDaRicci

Il più bello dei mari è quello che non navigammo.
(Nazim Hikmet)



Torno brevemente alla base, dopo aver circumnavigato i mari di Liguria e Sardegna, con una brevissima apparizione in Francia.
Lo so, è un lavoraccio. Ma qualcuno doveva pur farlo.

Sarò ormeggiata a Roma fino alla settimana prossima, poi ricomincia il cuocaprecaria tour. I fan mi aspettano in Spagna. È dura essere una star.

E comunque la vacanza è un’attività impegnativa, prevede continuamente la risoluzione di complessi problemi di ordine gestionale. A che spiaggia andiamo oggi? Mi passi la crema? Che gelato vuoi? Vieni a fare un bagno? La giornata è tempestata di dubbi…

Nel frattempo sono diventata un’esperta pescatrice di ricci a mani nude, che mangiavo sulla spiaggia in perfetto stile survivors. Sarebbe stato bello poterci fare una spaghettata, ma la pigrizia vacanziera mi ha distolto dall’eroico proposito. E poi gustarli appena presi e aprendoli con mezzi di fortuna fa molto più figo, vuoi mettere.
In ogni caso se doveste capitare in Sardegna, o in altri mari pulitissimi, raccogliete tanti ricci, che la ricetta ve la do io.
Se galleggiate invece in acque più torbide, chiedete al vostro pescivendolo di fiducia, a volte li vendono.
Altrimenti riposatevi a casa, che la vacanza è faticosa…

RICCI E CAPRICCI
Ricci di mare
Linguine
Aglio
Prezzemolo
Olio
Sale

Cari Robinson Crusoe de noantri, come sicuramente già saprete, i ricci commestibili sono i Paracentrotus lividus, al secolo i ricci femmina. I maschi lasciateli stare, fanno solo perdere tempo. Per distinguerli basta guardare il colore, le femmine sono violacee o marroni, i maschi sono neri e incazzati.
La leggenda vuole che il periodo migliore per pescare i ricci siano i giorni di plenilunio o di luna calante, quando le femmine sono piene di uova, che è poi quello che si mangia.
Se come me ancora non programmate le vostre vacanze in base alle fasi lunari, affidatevi alla sorte, mettendo in conto di trovare qualche riccio con poche uova. Comunque scegliete ricci grandi, ovviamente hanno più uova. Staccateli dalla roccia con un coltellino o, se siete fighi come me, con una pietra rimediata sulla spiaggia o addirittura a mani nude, che è il top dello stile naufrago. E pazienza se poi porterete tutto l’anno le stigmate di qualche aculeo inferocito che vi si è conficcato nelle dita. È il prezzo dell’avventura.
Una volta a casa, per aprire i ricci prendo un coltello o delle forbici e pratico un’incisione circolare sulla parte superiore, quella con il forellino. Poi elimino la calotta e raccolgo le uova (la parte arancione) in una terrina.
A questo punto il più è fatto, ora semplicemente faccio dorare l’aglio in padella mentre cuocio le linguine in acqua salata. Scolo al dente, tolgo l’aglio, metto la pasta nella padella e la faccio saltare brevemente insieme alla polpa di riccio ed il prezzemolo tritato. Se risulta troppo asciutto (o se ho pescato pochi ricci) aggiungo un po’ di acqua di cottura della pasta.
Il sapore del mare è incredibile, al sapore di sale ci ha già pensato Gino Paoli

Playlist saporita
Gino Paoli - Sapore di sale

16.7.08

AssenteIngiustificata



Camminante, sono le tue orme
il cammino e nient’altro.
Camminante, non c’è cammino,
si fa cammino all’andar.

(Antonio Machado)

Vado, e internet non mi seguirà.
Niente blog per un po'.
Ma non disperate, torno presto.

Prima che possiate sentire la mia mancanza. O ancora prima.

Abbracci vacanzieri,
vostra CuocaPrecaria

14.7.08

AmiciMiei


Chi ha un vero amico può dire di avere due anime
(Arturo Graf)

Non crediate sia facile.
Voi che in questo periodo lavorate non avete altro a cui pensare, a parte quanto siete annoiati e quanto avete voglia di andarvene in vacanza.
Io invece devo gestire il mio tempo libero, attività nella quale non sono mai stata particolarmente abile. Il risultato è che passo le mie giornate nella più totale apatia, rimandando a dopodomani tutto quello che avrei potuto fare l’altro ieri.
Fortuna che almeno, tra un nulla e l’altro, devo occupare il tempo cercando voli low cost per raggiungere i gentili amici che qui e lì mi ospitano.
Oramai sono un’esperta indiscussa del viaggio al minimo prezzo, del resto se sei precaria devi ingegnarti.
Riguardo ai simpatizzanti che mi accolgono nelle più varie località, vi avevo già avvertiti in tempi non sospetti: la carta dei doveri del buon precario prevede che siate simpatici e generosi, anche quando avreste solo voglia di abbaiare al mondo. Gli amici vi servono, e voi servite a loro: li fate sentire meno precari.
Lo scambio è equo.

A proposito, ho da poco ricevuto in dono da un’amica della bottarga e dei capperi.
A lei dedico questi spaghetti, conditi con Montale: Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d'un greto.
Ti voglio bene Dani, il tuo sorriso è sempre un porto dove sbarcare le mie tristezze. Grazie.
Ah, ricordati che mi devi ospitare nella tua casa al mare!

OSSI DI SEPPIA E BOTTARGA
Spaghetti
Bottarga
Capperi sotto sale
Pomodorini
Olio
Aglio
Pepe
Limone
Prezzemolo

La poesia di prima è stata scelta quest’anno tra i temi di maturità, al candidato si chiedeva di commentare il “ruolo salvifico della donna" espresso nella poesia. Peccato che Montale avesse scritto questi versi per un amico, tale Boris Kniaseff, dimenticato ballerino russo...
Dedico quindi questi spaghetti anche agli esperti di letteratura del Ministero, con tutte le polemiche scatenate dal grossolano errore avranno sicuramente bisogno di un amico che li consoli…
Taglio la bottarga a fettine molto sottili, oppure uso quella macinata. In ogni caso mescolo con un filo d’olio, il succo di un limone, un po’ d’acqua di cottura della pasta e uno spicchio d’aglio tritato sottile e privato dell’anima.
Taglio in due i pomodorini, ne bastano quattro o cinque, e li aggiungo al resto insieme al prezzemolo tritato, una spolverata di pepe e a qualche cappero accuratamente sciacquato.
Scolo gli spaghetti al dente, lasciando un po’ d’acqua di cottura da parte che aggiungerò se il condimento dovesse risultare troppo asciutto.
E godetevi gli amici, soprattutto i ballerini russi!

Playlist ti scrivo una canzone se mi inviti a casa tua (anche i cantanti lo fanno)
Dionne Warwick and Friends - That's what friends are for
The Rembrandts – I’ll be there for you (sarebbe la sigla di Friend’s)
James Taylor - You've got a friend

7.7.08

OhLaLa


Ciò che non è chiaro non è Francese.
(Antoine de Rivarol)

Nella fresca Francia il vento soffiava gentile, giravo in bicicletta, dicevo oh la la, mangiavo baguette e tutto andava bene.
Amaramente ora la rimpiango, tornata in patria in questo arroventato 7 luglio.

È un paese meraviglioso, se non fosse per i suoi abitanti. Non fraintendetemi, non mi stanno affatto antipatici. È solo che a volte sono troppo, insopportabilmente, francesi.
Par example: è carina questa cosa che ci si da tutti del voi (cioè del lei), anche tra coetanei. Quando non ci si conosce è maleducato dare del tu. Perfetto. Entri in un negozio e ti senti Maria Antonietta (la regina, non la portiera del vostro palazzo), con i commessi profusi in smancerie tra un bonjour madame appena varchi la soglia, seguito a ruota da je peux vous aider? (il corrispettivo del "dimmi" che ti ciancica la commessa romana se proprio vuole collaborare, cosa affatto scontata), il tutto innaffiato da merci (ti ringraziano qualsiasi cosa tu faccia) e je vous emprie (che sarebbe prego, se li ringrazi tu, ma loro possono continuare con il grazie – prego per ore).
Al momento dei saluti poi danno il massimo, con litanie interminabili di grazie, prego, a presto, è stato un piacere, passi una buona giornata o una buona serata o un buon week end o una qualunque cosa buona lei voglia passare.
Giuro.
Sono un po' leziosi, insomma, e quasi rimpiangi le rustiche commesse romane che a fatica ti salutano quando varchi la soglia del negozio.
Al ristorante poi i camerieri ti svolazzano intorno solleciti, pronti ad esaudire ogni tuo desiderio neanche fossi il critico culinario in incognito che è lì per decidere se dare loro la 3° stella della guida Michelin.

Sono gentili, questo non si può negare… anche se bisogna dire che non eccellono certo in empatia linguistica.
Provate a chiedergli un’informazione con il vostro sgangherato francese, se non pronuncerete esattamente la vostra domanda li vedrete strabuzzare gli occhi come se gli aveste appena detto di prestarvi 50.000 euro per andarvi a bere un caffè, mentre magari avete semplicemente pronunciato male una delle mille vocali strane della loro gutturale lingua.
Tanto per farvi capire che non esagero: sotto si dice “au-dessous”, sopra si dice “au-dessus”. E adesso provate ad andare a chiedere se il gatto è sopra o sotto il tavolo.

A proposito di caffè, gli irriducibili della tazzina farebbero meglio ad evitare la Francia. Il loro café è una brodaglia nera, bollente oltre ogni ragionevole motivo, servito in una tazza enorme e per di più caro, non meno di 1.50€, quando va bene, per una schifezzuola che rischia di rovinarvi la giornata. Ed è inutile cercare di fare i furbi ordinando un expresso (con l’accento ovviamente sulla o), vi portano la stessa acquetta disgustosa, solo che in una tazzina più piccola.

Comunque sono adorabili, attenti solo a non fare come me.
L’altro giorno, par example, ero in un bar all’aperto, mi godevo il venticello e aspettavo mia sorella per mangiare insieme una tartine. Vedo avvicinarsi volteggiando la solita gentilissima cameriera e comincio a ripetermi senza sosta che io aspetto una persona di sesso femminile, quindi devo dire UNE amie (leggi uuuuun) e non UN amie (leggi an), ero concentratissima.
Arriva la tipa, si scioglie in salamelecchi e poi mi chiede se voglio ordinare.
Non mi freghi! Rispondo tutta seria: J’espere une amie.
La gentilissima mi guarda allibita, passano alcuni secondi colmi di tensione mentre io scocciata penso “vabbè, magari avrò detto male sto accidenti di uuuun, ma in fondo a te che ti cambia se aspetto un amico o un’amica?”, poi la sconvolta cameriera ha un lampo di genio: Ah, vous ATTENDEZ une amie! E ridacchiando sotto il solito sorriso cortese mi abbandona, lasciandomi sola alla mia approssimativa attesa.
Uuuuun era pronunciato perfettamente, peccato io abbia detto "spero un’amica", dimenticando che aspettare e sperare usano lo stesso verbo solo in Spagna.

In Francia mentre aspetti qualcuno puoi solo sperare di non essere fraintesa…

GENTILISSIMA TARTINA
Pane bianco
Marmellata di fichi
Insalatina
Salame
Gherigli di noci

Dopo l’incidente diplomatico, e una volta arrivata mia sorella a farmi da interprete, ho gustato un’ottima tartine, che sarebbe una specie di bruschetta, una fetta di pane molto lunga su cui i francesi mettono di tutto.
La mia prevedeva uno strato di marmellata di fichi, ricoperto da un'insalatina tipo rucola, delle fette di salame (erano fette piuttosto larghe e sottili, tipo il nostro salame Milano), il tutto sormontanto da gherigli di noci.
Magari non sarete mai in grado di dire se il salame va messo “au-dessous" o “au-dessus” dell'insalata, ma riprodurre questa gustosa tartine dovrebbe essere alla portata di tutti, j'espere!
Grazie, siete stati gentilissimi a voler leggere fino a qui.
Buon appetito, buona serata e buon inizio settimana.

Playlist di cortesia
Charles Trenet - Douce France


30.6.08

Attesissima

La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico.
(Giacomo Leopardi)

Olé.
Dai, non state a brontolare, se la sono meritata. Hanno giocato bene, e sono stati ripagati dopo 44 anni di attesa. La pazienza premia.
E del resto gli spagnoli per aspettare e sperare usano lo stesso verbo, esperar. Evidentemente hanno capito meglio di noi che i due concetti viaggiano insieme. E per sperare e aspettare ci vuole necessariamente una dose consistente di pazienza. E ora si godono i risultati.

Io intanto sono in Francia, oh oui. E sempre sia lodato Ryanair.
Oggi sono cominciate le mie lunghissime “vacanze”, che è un modo carino per dire che il mio contratto è finito. Cuocaprecaria ha terminato la sua missione e, chiaro, di questi tempi nessuno mi paga per stare in ufficio a scaldare la sedia, per cui mi rimane solo da sperare che a settembre abbiano una nuova avventura da affidarmi. E quindi, pazientemente, aspetto.
Mi sento un super eroe senza portafoglio, una wonderwoman in cassa integrazione.
Ma nel frattempo mi godo la prospettiva di due mesi di totale, vacanziero, precariato. Olé.
Potete anche invidiarmi, stipendiati che non siete altro.
Almeno finché non finisco i soldi.

GAZPACH-OLÉ
Pane raffermo
Peperoni
Pomodori maturi
Cetrioli
Cipolla rossa
Aceto
Olio
Sale
Pepe

Come per vincere gli europei o per avere un nuovo contratto, anche per preparare il gazpacho ci vuole pazienza. Ma sarete ripagati. O anche pagati e basta. Speriamo.
Allora, pulisco i pomodori levando la buccia e i semi e nel frattempo lascio ad ammollare in acqua e un po' di aceto il pane raffermo. Poi frullo i pomodori con il pane strizzato, i cetrioli, la cipolla e i peperoni. Aggiungo sale e pepe, un filo d'olio e lascio a riposare in frigo almeno 3 ore.
Ve l'ho detto che ci voleva pazienza.
Quando arriverà l'agognato momento di servire il gazpacho, accompagno con pomodori, peperoni e cetrioli tagliati a quadretti e con cubetti di pane fritti.
Da gustare con un paziente sottofondo musicale.
Buona attesa.

Playlist speranzosa
Pooh – Io ti aspetteró
Carmen Consoli - La dolce attesa
Lenny Kravitz - I'll be waiting
Tony Renis - Quando quando quando

23.6.08

Rigorosi


L'arte di vincere la si impara nelle sconfitte.
(Simon Bolivar)

Sì, perdere ai rigori scoccia. Parecchio.
Ma insomma, così è la vita. E diciamolo: gli spagnoli hanno giocato un po’ meglio, e avevano più fame di vittoria. E poi avere un re e una regina che tifano per te fa la differenza, vuoi mettere. Noi invece avevamo Zidane in tribuna che gufava...
E ancora: i rigori sono un terno al lotto, ai mondiali è andata bene, ma non è mica sempre domenica.
Ora tifo per i turchi, a seguire per i tedeschi e anche un po' per gli spagnoli, non sono un tipo rancoroso.
Ma poi vinca il migliore, o il più fortunato. E basta.

Nel frattempo l’estate è deflagrata come una bomba, rischio seriamente l’ebollizione. A Trastevere persino i gatti vorrebbero trasferirsi al mare, vacillano sui sanpietrini con lo sguardo afflitto di chi ha visto giorni migliori. Neanche un topo alla griglia servito su un letto di croccantini deluxe sembrerebbe in grado di poterli consolare.
Instancabile, io proseguo invece la mia dieta lampo, tra mille tormenti e una voglia matta e disperatissima di un piatto di spaghetti alle vongole.
Sabato termina finalmente il flagello, poi le vongole non avranno più scampo.
Nel frattempo però ho scoperto che l’olio, nemico numero uno durante le diete lampo, non è sempre così indispensabile come potrebbe sembrare. Il cosciotto di pollo al forno, per esempio, viene buonissimo anche senza.
Ecco la ricetta per i dietisti dell’ultima spiaggia.

MAGRE COSCE
Cosciotto di pollo
Pomodori
Olive nere
Aglio
Rosmarino
Erbe provenzali

Semplicemente deposito il cosciotto in una teglia ricoperto di pomodori tagliati a fette, olive, rosmarino, aglio, sale e una spolverata di erbe provenzali. Ricopro il tutto con un po’ d’acqua e inforno a temperatura media per almeno trenta minuti, ma dubito che si cuocia prima di tre quarti d’ora (per me è cosi). La magia è che il polletto dentro il forno rilascia tanta acqua, per cui il vostro dietetico companatico una volta pronto sarà accompagnato da un liquidino succulento, e sarà buonissimo. Per gli oliopatici più rigorosi, segnalo che la pelle del pollo è grassa e non va mangiata. Ma se poi vi sbagliate, sappiate che è croccante e buonissima.
Accompagno la degustazione con le sonorità “oriental dub” dei Baba Zula, un gruppo turco che unisce strumenti tipici come la darbuka con atmosfere elettriche. Molto carini, e poi fanno venir voglia di ballare, così smaltite pure.
Che volevate di più, vincere gli europei?

Playlist magrissima

18.6.08

GloriaEffimera



Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
(Gandhi)


Menomale.
L'Italia di Donadoni è passata ai quarti di finale, eliminando una sfortunata Francia e mettendo a tacere quanti accusavano i nostri tatuatissimi campioni del mondo di essere una squadra di bamboccioni.
Personalmente mi sento sollevata. Abbiamo sfiorato lo psicodramma nazionale, con i giornalisti intenti a dipingere tetri scenari di congiure fra arbitri corrotti, allenatori incapaci e giocatori fanfaroni.
Invece siamo ancora in ballo e possiamo continuare a gongolare, almeno fino alla sfida di domenica con la Spagna, dove i bamboccioni avranno bisogno di tutta la loro fortuna.
Così è l'Italia comunque, 57.634.000 commissari tecnici pronti a salire sul carro del vincitore, ma altrettanto pronti a scenderne quando le cose si mettono male.
Per il momento godiamoci la gloria, il sole splende sul calcio italiano, e su Roma, che finalmente assomiglia un po' di più ad una città d'estate.

Io sono alla prese con una dieta lampo, di quelle che in una settimana promettono miracoli, quasi come le imprese calcistiche dei bamboccioni…
Vediamo chi arriva fino alle semifinali.
Cuocaprecaria – rotolini: 3 – 0
Che ve ne pare?

ROTOLINI VITTORIOSI
Bresaola a fette
Rucola
Olio
Limone
Sale
Pepe

Mangiare rotolini per eliminare i rotolini è meglio di una cura omeopatica, praticamente lo stesso principio delle vaccinazioni.
La bresaola è il vaccino più diffuso contro le cicce, provare per credere.
Semplicemente preparo una vinaigrette con l'olio e il limone, ci condisco la rucola e poi metto tutto dentro le fettine di bresaola, che chiudo con uno stuzzicadenti, cospargo con una grattugiata di pepe e mangio.
E che vinca il migliore!

12.6.08

TantoPe'



A Roma tutti sanno cosa succede, ma non lo capisce nessuno.
(Luigi Barzini Jr)





“Grazie per il ruolo che responsabilmente e coraggiosamente hai assunto e hai saputo mantenere come leader del paese più importante del mondo".

Queste le parole che l’emozionato Berlusconi ha rivolto a Bush alla fine della conferenza stampa congiunta dei due illustrissimi statisti, dopo che il presidente degli Usa aveva scorrazzato tutto il giorno per la blindata Città Eterna, tra rombi di elicotteri e sirene, con grande gioia dei romani.
Mentre scrivo questo post i due sono ora a cena a Villa Madama: nel menu insalata caprese, pennette tricolore, tagliata di filetto di chianina e formaggi. Il Giorgione del Connecticut non sarà certo un palato raffinato, ma le portate mi sembrano quantomeno banali.
Io gli avrei fatto provate i rigatoni alla pajata, che dopo un piatto così ti passa la voglia di bombardare l’Iraq. O le puntarelle con le alici, che certe cose mica le trovi a Washington.
E al posto di Apicella, che ovviamente sarà presente alla cena per allietare i commensali con brani tratti dai testi di Silvio Berlusconi, avrei proposto un repertorio di canzoni romane.
Sei venuto a Roma caro George, mica una città qualunque.

E del resto già cinquant’anni fa un profetico Claudio Villa così cantava:
E tu Roma mia, senza nostargia, segui la modernità.
Fai la progressista, l'universalista.
Dichi ok... hello... thank you... ya,ya
Vecchia Roma sotto la luna nun canti più

Li stornelli, le serenate de gioventù
Er progresso t'ha fatto granne ma stà città
Nun è quella 'ndò se viveva tant'anni fa
Più nun vanno l' innammorati pè Lungotevere
A rubbasse li baci a mille lì sotto l'arberi
Cò li sogni sfojati all'ombra de un cielo blusò ricordi der tempo bello che nun c'è più...

PUNTARELLE MADE IN ROME
Puntarelle
Filetti di acciughe dissalate
Olio
Aglio
Sale
Pepe
Limone

La puntarella, my dear George, è il germoglio della cicoria, un ricciolo verde chiaro che trovi solo a Roma. Se decidi di farti una cenetta romana come si deve, sappi che non è facile pulire la cicoria per ricavarne le puntarelle, ma al mercato vai tranquillo che le trovi già pronte e lavate.
Questa non è stagione di puntarelle, ma appuntatati la ricetta, che quando andrai in pensione hai voglia di tempo per cucinare…
Devi preparare la salsina, be careful al procedimento: metti nel mortaio (tanto abbiamo detto che il tempo non ti manca) qualche spicchio d’aglio e qualche filetto d’acciuga con delle gocce di limone. Pesta che ti ripesta otterrai una poltiglia, a quel punto aggiungi l’olio a filo. Per ultimo metti sale e pepe. A questo punto it’s ready, unisci la salsina alle puntarelle, dai una bella mescolata e you eat l’insalata cantando pè fà la vita meno amara, me sò accomprato 'sta chitara, e quanno er sole scenne e more, me sento 'n core cantatore...
Vuoi mettere con le pennette tricolori?!?

Playlist der fontanone

Claudio Villa – Vecchia Roma
Ettore Petrolini – Tanto pe’ canta’

5.6.08

IlluminateIdee



La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla.
(David Hume)

Io gli uomini li capisco.
Voglio dire, capisco le loro difficoltà.
Non deve essere facile avere a che fare con le donne.
Valle a capire, sempre in lotta con il tempo e con la forza di gravità. E ti credo che poi sono nervose.

Ragione e sentimento, ecco l'eterno dualismo, schizofrenia femminile che trova la sua più compiuta espressione all'interno dei templi della bellezza moderna, le profumerie.
Una volta superati i 15 anni, ogni signorina raggiunge la granitica conclusione che quanto promesso da creme, shampoo, e altre mirabilia è solo una chimera. Niente renderà mai davvero la pelle morbida come la seta, i capelli lisci come canne di bamboo e la bocca carnosa come albicocche mature. Impariamo che quello che ci ha assegnato madre natura ce lo porteremo dietro tutta la vita, e solo pochissime, precarie, migliorie sono possibili, mentre i peggioramenti, ahinoi, sono piuttosto inevitabili, proprio come lo scorrere del tempo.

Eppure ci caschiamo ogni volta. Varchiamo la soglia della profumeria col passo sicuro di chi non si fa più fregare, siamo qui solo per comprare un balsamo, uno qualunque, non abbiamo tempo da perdere, noi. Mentre scrutiamo gli scaffali, una scatola particolarmente lucente, guarda caso una delle più costose, attira la nostra attenzione. Esaminiamo, odoriamo e soppesiamo la confezione dell'unguento miracoloso, ma sappiamo perfettamente che quel balsamo NON darà l'effetto luce che promette e una voce dentro di noi continua a ripetere: le solite cretinate.
Ma poi, nell'eterna lotta tra istinto e razionalità, tra sperpero e precariato, all'improvviso, senza una vera ragione, cediamo, convinte che quella sia la volta buona. Messo a tacere il nostro saggio grillo parlante, ci dirigiamo spavalde alla cassa e paghiamo con la confortante certezza che la costosa cremina possiede quell'ingrediente miracoloso che cambierà per sempre i nostri orizzonti tricologici e che ce ne andremo in giro con fluenti capigliature soffuse di bagliori irresistibili, praticamente un’areola che ci renderà delle vere sventole, ma con un tocco di santità.
Al primo utilizzo il portentoso balsamo si rivelerà poi uguale a tutti gli altri, e andrà a rimpinguare l'arsenale di prodotti di bellezza di cui è strapieno ogni bagno femminile del mondo.
E così via all'infinito, in uno sperpero di risorse economiche e di speranze in frantumi che prosegue lineare fino ai 90 anni.

Poi ci sono le mode, che ci illudono per qualche stagione prima di abbandonarci al nostro crespo, screpolato destino.
Gli anni 80, per esempio, sono stati segnati inequivocabilmente da alcuni prodigiosi prodotti, poi misteriosamente dimenticati dalla cosmetica mondiale. Basti citare l'onnipresente midollo di bue, che avrebbe dovuto far scintillare le nostre bizzose criniere, costretto all'oblio dal dilagare della mucca pazza. E l'olio di jojoba? Era l'elisir di lunga vita, peccato solo che nessuno sappia che forma abbia questa pianta(?) e che la sua gloria non sia sopravvissuta fino al nuovo millennio.
Gli anni 90 poi volevano stupirci, le profumerie all’improvviso pullulavano di creme corpo alla vaniglia, zucchero filato, creme caramel e altre diabetiche delizie, con il risultato che salire in autobus era come entrare in una pasticceria, peccato che a volte i dolcetti fossero scaduti…
Il duemila è il millenio dell'aloa vera, che rassoda la pelle, manda via le rughe e tutti i guai, e delle Parole Magiche, che ci ipnotizzano, rendendoci incapaci di intendere e volere.
Per esempio: prendete una donna e ditele che un qualunque intruglio ha effetti drenanti. Lo comprerà seduta stante, perché quelle 8 letterine evocano il bonifico delle pianure pontine, gli spurganti per lavandini, una piscina senz’acqua.
Abbiamo l’ossessione dell’acqua, ne beviamo a litrate perché fa bene, ma poi dobbiamo drenarla, perché espellerla fa ancora meglio.
Per motivi analoghi, sono da considerarsi magiche, e quindi te le ritrovi su qualunque cosmetico in commercio, anche le seguenti parole: rivitalizzante, elasticizzante, esfoliante, rassodante, volumizzante, lisciante, illuminante.
Lisce, elastiche e assolutamente irresistibili, continuiamo a crederci.
Un mondo migliore è sempre possibile, no?

SPAGHETTI YES WE CAN
Spaghetti taumaturgici
Pomodorini incredibili
Aglio straordinario
Olio vellutante
Pan grattato esfoliante
Prezzemolo rivitalizzante

Visto che abbocchiamo proprio a tutto, perché non credere che questi spaghetti abbiano proprietà drenanti? Secondo me sono anche volumizzanti, rivitalizzanti lo sono sicuramente.
Taglio a metà i pomodorini e li metto in una teglia con olio, aglio e sale. Prima di infornare a 200° aggiungo un po’ d’acqua e li cospargo di pan grattato. Quando i pomodorini cominciano a diventare morbidi (ci vuole circa un quarto d'ora) cuocio gli spaghetti al dente, poi scolo e li aggiungo alla teglia, mescolo, spolvero di prezzemolo e lascio insaporire qualche istante prima di servire.
Non vi sentite già meglio?

Reading list illuminante
Jane Austen - Ragione e sentimento
Barbara Di Meo – Voglio i capelli lisci!
Giulio Cesare Giacobbe - Come diventare bella, ricca e stronza
Pulsatilla – La ballata delle prugne secche