21.5.08

NelFrattempo


Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.
(Konrad Adenauer)


Oh signur, come vola il tempo. È già passata una settimana dal mio ultimo post.
Non che le mie condizioni siano molto migliorate, anzi.

Nel frattempo però la Roma è stata campione d’Italia per 45 lunghissimi minuti. Pochi certo, ma la vita è fatta di attimi, basta saperli cogliere. Del resto non c’è niente di più precario della felicità, anche nel calcio.

Nel frattempo un nubifragio, sicuramente interista, sta affiggendo la vita dei romani, che ne avranno fino a venerdì, pare. La meteorologia è una scienza precaria, e anche il sole a volte dura poco.

Nel frattempo le 41.353 (finora) vittime del terremoto in Cina nei telegiornali vengono dopo le dichiarazioni di Bossi, di Berlusconi, di Fini e compagnia bella e meritano 2 minuti scarsi di servizio, quando va bene. Anche le tragedie sono un’opinione, precaria.

Nel frattempo la dieta bikini aspetta il sole, e il sole aspetta il bikini, e così via.
Nel frattempo però ho vissuto attimi di intensa felicità con un pollo al cocco, che con molta fantasia si può considerare un piatto magro, precariamente dietetico. O anche no, ma la dieta a volte è come il sole, va e viene.
Insomma, niente certezze da queste parti, a parte la pioggia.

COCCO BELLO
Petto di pollo
Latte di cocco
Curry
Cipolle
Prezzemolo
Riso basmati

Mentre canticchio i’m singing in the rain taglio a striscioline il petto di pollo e lo metto a marinare in un piatto con il curry (le quantità dipendono da quant’è piccante il curry, diciamo un cucchiaio per 300 grammi di pollo, più o meno) e il sale per una decina di minuti. Poi taglio a fettine sottili una cipolla bionda e la faccio soffriggere in padella con un po’ d’olio, appena diventa trasparente aggiungo il pollo, lascio qualche minuto a rosolare e poi verso il latte di cocco, lasciando due dita di liquido per il riso.
Nel frattempo preparo il riso, metto 2 tazze d’acqua (la proporzione è due a uno) a bollire in un pentolino con il sale, appena bolle aggiungo il riso, il latte di cocco rimanente, una spolverata di curry e aspetto che assorba tutta l’acqua girando di tanto in tanto. Cuocio il riso un po’ al dente e lo travaso in una formina (se non ce l’avete va bene anche una tazza) dove lo lascio intiepidire.
Quando il pollo avrà assorbito il latte di cocco (ma non troppo, deve rimanere cremoso) impiatto cospargendo con un po’ di prezzemolo (o meglio coriandolo fresco) e decorando con la nuvoletta di riso.
E aspettiamo il sole...

Playlist solare
Frank Sinatra - Singing in the rain

14.5.08

Emaciati


I migliori medici della mia vita sono tre: il dottor Dieta, il dottor Riposo e il dottor Ottimismo.
(Jonathan Swift)


Oramai l'ho promesso, mi tocca postare delle ricette dimagranti.
Certo che noia. La via crucis del calo ponderale è lunga e lastricata di buone intenzioni.
Agosto è ancora incredibilmente lontano, e noi già siamo qui a soffrire.

Credo di essere nata nel decennio sbagliato. Dovevo nascere negli anni 30. Avrei avuto 20 anni nell'epoca delle maggiorate e le mie morbide curve sarebbero state oggetto di ammirazione e invidia, altro che sudare in palestra e mangiare insalatine anemiche.
Questo spiega anche perché io riscuota tanto successo tra i settantenni di oggi, gli ricordo la Mangano (versione economica).
Nel 2008 invece il mito dei miei coetanei chi è? L'anoressica Kate Moss?
Non lo so, ma sospetto che in ogni caso non avrò mai talmente poca carne addosso per erigermi a ossuta sex symbol.
Pazienza, e ringrazio i miei fan settantenni per il supporto morale.

Nel frattempo sono sempre più convinta di avere qualche virus incurabile e sconosciuto, che mi causa sonnolenza, nessuna voglia di lavorare e scarsissimo entusiasmo.
Figuriamoci con che brio affronto quindi la dieta bikini.
Ma se ricetta dietetica deve essere, che sia.

INVOLTINI DI CARNE EMACIATA
Carne macinata
Foglie di verza
Cipolla bianca tritata
Pan grattato
Parmigiano (poco, per carità)
Passata di pomodoro
Sale
Pepe
Noce moscata (opzionale)

Mescolo tutti gli ingredienti (tranne le verza e la passata) cercando di non stancarmi troppo. Se proprio voglio eccedere nell'entusiasmo, al posto del pangrattato posso usare della mollica di pane ammollata nel latte, ma sappiate che questo farà salire il bilancio calorico. A vostro rischio e pericolo. Poi metto l'impasto dentro le foglie di verza sbollentate e le chiudo con uno stecchino. Metto in padella con pochissimo olio e copro con la passata. Lascio cuocere a fuoco basso, così intanto mi riposo, e rigiro di tanto in tanto.
Terminata la cottura, se non sono troppo stanca, mangio.

6.5.08

PancetteAllaRibalta


Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi.
(James Joyce)


Sono l'ultima di tre figlie femmine.
Mia madre ha sempre sostenuto che se avesse avuto un figlio maschio lui sì che... non come voi che... (seguono rivendicazioni di vario tipo in base all'umore e/o altri accadimenti contingenti).
Io ho avuto la sfortuna di nascere poco prima dell'invenzione dell'ecografia, per cui quel fatidico aprile del 77 tutti si aspettavano Carlo, l'agognato maschietto. Le mie sorelle avevano già comprato i soldatini per il fratellino e tutto il parentado gongolava aspettando il figliol prodigo... Papà guardava con sollievo l'arrivo dell'erede che avrebbe diviso con lui il peso del gineceo e mamma sognava braccia virili cui affidare le buste della spesa e la riparazione del rubinetto che perdeva.
Facile quindi immaginare con che gioia il mondo ha accolto la notizia della terza femmina, annunciata dal dottore che mi ha fatto nascere (che era un amico dei miei) con queste parole: "purtroppo è un'altra pisciona".

2.5.08

CuochiGlobali




Non si può far nulla senza che l'intero mondo si intrometta.
(Paul Valery)




È giunto il momento di aprirsi al resto dell’umanità.
Non di solo precariato vive l’uomo.
Dedico quindi questo barboso 2 maggio passato in ufficio a linkare ufficialmente tutti quelli che avrei dovuto segnalare già da tempo… I cuochi veri, e non per caso.
Sappiatelo, la blogosfera straborda di cucinieri provetti, che sfornano blog meravigliosi, con ricette incredibili, correlate di foto perfette. Roba da morire di invidia, o di fame.
I miei affezionati e affamati lettori troveranno perciò da oggi una gustosa categoria nuova: “Più cuochi per tutti”, dedicata a tutti quelli che hanno un serio blog culinario, o che seriamente pubblicano ricette. Mica come me.
La selezione è stata dura, e continuerò con solerzia ad aggiungere link ogni volta che mi capiterà di incrociare qualche altro blog succulento. Nel frattempo godetevi questi, ma non abbandonatemi!
Nella sezione dei link normali aggiungo invece finalmente una blogger che mi ripromettevo da tempo di citare: casalinga precaria.
Ha tante virtù, prima fra tutte quella di chiamarsi quasi come me (o io quasi come lei), un umorismo graffiante e una penna leggera. E poi è meravigliosamente precaria.

A tutti i cuochi, a tutti i precari e anche un po’ agli altri: buon week-end.

23.4.08

Stupori




Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russell)




Stupida io a non pensarci.

Il mondo è pieno di stupidi, dovrei ricordarmene più spesso. E tenere a mente queste semplici leggi di Murphy:
1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Sulla pericolosità degli stupidi bisognerebbe indagare. Il tema merita maggiore attenzione.
Certo mi si potrebbe obiettare che potrei essere stupida e non saperlo. Mi salva il punto 3: non mi sembra di aver causato danni a qualcuno senza ricavarne vantaggi.
Ma potrei essere così stupida da non essermene accorta...

Nel frattempo i romani stanno decidendo in queste ore chi sarà il loro nuovo sindaco. Chi sceglieranno tra la minestra riscaldata di Rutelli e l’insalata scondita di Alemanno? Agli scrutinatori l’ardua sentenza.
Il mio interesse per la politica comunque è ai minimi storici. E non credo di essere la sola ad osservare con annoiato cinismo il glorioso futuro che l'Italia si è appena guadagnata.
Anche se è da stupidi.


ROBA DA POLLI
Pollo in pezzi
1 peperone rosso
1/2 bicchiere di vino bianco
Olive nere
4 pomodori piccoli
Aglio
Cipolle
Olio
Sale
Pepe
Prezzemolo

In quest'orizzonte di minestrine e insalate scondite, meglio consolarsi con un bel piatto saporito, colorato e popolare. Lontano dai palazzi della politica ci sono ancora tanti polli da spennare, e da mangiare.
In una padella con l'olio faccio un soffritto con uno spicchio d'aglio e due cipolle bionde di media grandezza, aggiungo il vino, il sale e il pepe e faccio sfumare. Nel frattempo taglio a pezzi il peperone privandolo dei semi e delle parti bianche, poi lo metto in forno il tempo necessario a che la pelle si sollevi un po', quindi lo spello e lo metto da parte.
Aggiungo il pollo al soffritto, unisco i pomodori e faccio rosolare per diciamo 15 minuti. Poi aggiungo il peperone spellato e tagliato a listarelle e le olive. Lascio cuocere altri 20 minuti o comunque fino a che il peperone è quasi disfatto e il pollo è morbidissimo. Completo con una spolverata di prezzemolo fresco e mangio.
Non fate sapere ai politici quant'è buono.

13.4.08

CandleInTheWind


Mi è impossibile dirvi la mia età: cambia tutti i giorni.
(Alphonse Allais)


È fatta.
Ho compiuto 31 anni, tra 9 anni sarò una splendida quarantenne.
Mi sono depressa e sentita vecchia come in ogni compleanno da quando ho 15 anni.
Non so perché ho questo rapporto drammatico con lo scorrere del tempo. Ma ricordarmi che mi sentivo decrepita già quando ho compiuto 16 anni mi ha aiutato a sopportare con maggiore stoicismo le simboliche 31 candeline che mi sbrilluccicavano davanti. Simboliche perché dopo una certa età nessuno si da più la briga di intasare di candeline un’innocente torta di compleanno. Forse dopo i 30 per coscienza ecologista bisogna evitare gli sprechi di cera.
Comunque mi consolo pensando che quando compirò quarant’anni rimpiangerò i 31 come ora recrimino i 20 anni. Li rivorrei indietro, anche se poi temo che non saprei che farmene.
Panta rei, tutto scorre, ce lo avevano insegnato a scuola, o no? Forse quel giorno ero assente.
Devo fare pace con l’ineluttabile trascorrere del tempo. E poi se scorre, dove va a finire? Dove buttiamo gli anni passati? E l’esperienza ci insegna o ci invecchia? E il futuro è solo la somma di tanti compleanni o è il risultato di una crescita interiore? E chi può garantirci che domani saremo più saggi invece che solo un po’ più stanchi?
E il precariato, quando finisce? Quando ci sveglieremo sicuri del nostro futuro?

L’avevo detto, i compleanni mi deprimono. Ma sopravviverò.
Almeno fino ai 32.

ANNI BRUCIATI
Una confezione di pasta frolla surgelata
Pere
Zucchero
Cannella
Uvetta
Burro

Non fate come me, quando sarà il vostro compleanno pretendete una torta con il numero esatto di candeline che la sorte vi ha affidato. Magari vi verrà un enfisema per cercare di spegnerle tutte, ma almeno eviterete di contemplare tristi tortini sormontati da un’unica disperata candelina. Magari potete facilitare la vita di chi vi deve festeggiare facendovi voi la vostra torta, così gli altri devono pensare solo a riconteggiare le candeline, tipo schede elettorali. E non fate brogli!
Siccome è il vostro compleanno, evitate di buttare ore preziose nella preparazione di torte elaborate. Vi serve tempo per rilassarvi un po’. Quindi optate per questa semplicissima torta di pere, da preparare canticchiando it's my party and I'll cry if I want to. È la mia festa e piango se mi va.
Comunque srotolate la pasta frolla su una teglia imburrata e infarinata. Disponete sulla pasta frolla le pere sbucciate e tagliate a fette sottili e ricoprite con un po’ di zucchero, burro fuso, cannella in polvere e uvetta ammollata in acqua. Fate cuocere per 30 minuti a aspettate che si raffreddi prima di servirla.
Come colonna sonora per quando spegnerete le numerose candeline potete optare per la sempreverde “buon compleanno Elvis”.
A fine serata, potete ringraziare i vostri ospiti per avervi fatto spegnere tutte le candeline intonando con voce rotta it seems to me you lived your life like a candle in the wind, così non sarete più i soli ad essere depressi.
E tanti auguri.

Playlist celebrativa
Lesley Gore – It’s my party
Ligabue – Buon compleanno Elvis
Elton John – Candle in the wind

5.4.08

GrassoPrecario

L'uomo mangia anche con gli occhi. Specie se la cameriera è carina.
(Ugo Tognazzi)



E luce fu.
Possiamo anche fare finta di niente, ma l’ora legale ha dato una svolta melatoninica alle nostre giornate.
Avere il sole che scorrazza per la città fino alle 20 non so a voi ma a me procura momenti di inattesa goduria. Senza contare il fascino spudorato di Roma in certi tramonti di questi giorni. Mi fa ben sperare.
Rimane solo da affrontare il lento risveglio del corpo dopo il letargo di questo lungo inverno.
E aspettare l’estate.

Nel frattempo proseguo il mio cammino ansiogeno nel nuovo lavoro, che presto sarà già vecchio, barcamenandomi tra l’ansia da prestazione (in netto calo) e la noia da nuova routine (in deciso aumento).
Non si può mai star tranquilli.

Giusto per non sorridere con eccessiva convinzione alla primavera, vi lascio con un gravoso incarico e la promessa di condividerne il peso con voi: occupiamoci della prova bikini cari amici, scagli la prima pietra chi è senza adipe.
Presto dovremo esibire le bianchicce carni agli sguardi severi dei vicini di ombrellone e sfoggiare gambe nude sotto le gonne svolazzanti della tarda primavera. Diamoci da fare.
Per suggellare i buoni propositi, la ricetta odierna, cari ciocciottosi dell’ex inverno, è un’insalata piena di vitamine e povera di grassi. Tanto per dire: io almeno ci ho provato.

VERDE SPERANZA
Spinaci freschi
Mele
Noci
Uvetta
Olio
Aceto balsamico
Sale
Pepe

Dai tempi di Braccio di Ferro, gli spinaci, crudi o cotti, hanno sempre avuto il compito di promettere miracolose metamorfosi a chi ne facesse uso. Che si tratti di avere bicipiti imponenti come Popeye o pance piatte come Kate Moss, le ferrose foglioline del simpatico ortaggio sono sempre in auge. Verdi come la speranza.
Proviamoci allora.
Questa insalata prevede semplicemente foglie di spinaci crudi mescolate a mele gialle tagliate a cubetti, qualche gheriglio di noce, uvetta (precedentemente ammollata in acqua), sale, olio, aceto balsamico e una spolverata di pepe nero grattugiato.
Per chi non ha nulla da nascondere alla bilancia (e ai vicini di ombrellone) si può aggiungere del formaggio fresco.
Per tutti gli altri, continuiamo a sperare.

21.3.08

Ufficio&Nuvole











Così parlò Rob:
21/27 marzo 2008
Ariete - Secondo la Bibbia bisognerebbe uccidere gli adulteri, gli omosessuali e le spose che non sono vergini. Ti prego di non fare niente di simile. Il buon libro dice anche che si possono picchiare i servi, sempre che non si esageri finendo per ucciderli. Per favore, ignora anche questo consiglio. E non circoncidere il tuo cuore, come suggerisce il profeta Geremia. È il momento, Ariete, di liberarti da una serie di assurdità insidiose che si sono infiltrate nel tuo cervello quando, da giovane, sei entrato in contatto con libri superati, tradizioni stantie o teorie e insegnamenti sommari. Cerca ispirazione in una saggezza più fresca.

Fedele ai precetti, inizio il primo giorno di primavera (ancora travestita da autunno) cercando saggezze più fresche cui ispirarmi.
Intanto sono ancora in mare aperto, navigo a vista tra l’ansia da prestazione e la claustrofobia da scrivania. Ogni tanto sembra di scorgere la terraferma, ma è un’isola che non c’è. Poi la strada la trovi da te, porta all'isola che non c'è.
Aspettando la strada, si farà Pasqua: colombe, uova di cioccolato, salame. Siamo tutti i pronti. La quaresima è stata lunga.
Sono le 16.05, mi guardo intorno circospetta nel mio precario ufficio cercando il momento più adatto a sgattaiolare via, e ho già fame.
In questi giorni mangerei in continuazione. Sarà lo stress, sarà la primavera, sarà la fame. Ora per esempio mangerei un guacamole, con i piedi sulla scrivania e leggendo il giornale.
Non farò purtroppo nessuna delle tre cose, farò solo finta di lavorare ancora un po'. Che noia.
Con la faccia seria, fisso il mio monitor mentre scrivo queste righe rubate alle attività imprecisate che dovrei fare, quelle per cui qualche sprovveduto ha deciso di pagarmi alcuni mesi di contratto.
Oramai solo cuocaprecaria è un’isola di pace, libertà!
Chi song'io, ce cammine 'mmiezo 'a via, parlanno 'e libertà.

GUACAMOLLEZZA
Avocado
Cipolla
Aglio
Pomodoro
Coriandolo fresco (oppure prezzemolo)
Chili
Sale
Pepe

Mentre la fame fa a gara con la noia, sublimo il mio desiderio di mangiare/fuggire scrivendo la ricetta del guacamole, sognando come sempre messico e nuvole. Invece qui Roma nord, pioggia e l’ennesimo caffè della macchinetta.
Ma i sogni , come la libertà, non hanno prezzo: ecco quindi l’onirica ricetta del delizioso piatto messicano.
Prendo un avocado abbastanza grande, lo sbuccio e lo taglio a pezzi. Deve essere maturo e morbido. In un’insalatiera lo mescolo all’aglio e alla cipolla tritati finemente e ai tocchetti di pomodoro. L’avocado deve risultare quasi schiacciato. Poi unisco il coriandolo fresco, o se non ce l’ho il prezzemolo, sale, pepe e chili. Non rimane che mangiarlo. O limitarsi a sognarlo.

Playlist dei sognatori
Edoardo Bennato - L'isola che non c'è
Pino Daniele - Libertà

16.3.08

TelegrammaPrecario


Non tutto è per sempre.
Neanche i 30 anni.
Tra meno di un mese compirò 31.
Succede.
Ma a volte scoccia.
Tra una settimana è pasqua.
La primavera non si è più fatta sentire, aspetto sue notizie.
Il lavoro procede, tra affari e affanni.
Vorrei uno sguardo nuovo.
Vorrei un palpito di cuore.
Aspetterò.

RAPIDO E AFFUMICATO
Prugne secche snocciolate
Pancetta affumicata tagliata a fette sottili

Se non avete voglia di scrivere, come me oggi, non avrete probabilmente neanche voglia di cucinare. Questo aperitivo non richiede impegno. Me lo cucinò infatti un ragazzo che di impegnarsi non aveva nessuna voglia, o fingeva di non averne.

Dedico questi involtini ai disimpegnati. E a chi aspetta nuovi palpiti.

Taglio a listarelle le fette di pancetta affumicata. Avvolgo ogni prugna nelle striscioline di pancetta e fermo l’involtino ottenuto con uno stuzzicadenti.
Poi inforno il tutto a 200° per una decina di minuti.
Mangio rapidamente, e scappo via.

9.3.08

SìCertoChiaro

Facile essere coraggiosi, a distanza di sicurezza.
(Esopo)

Ogni cuoca precaria è bella a mamma sua. Mia madre oramai è l’unica che reclama nuovi post.
Gli amici, dopo i primi entusiasmi, hanno presto scordato le mie avventure digitali.
Io stessa mi dimentico di me, mi cerco tra le nuove vicissitudini di questi giorni frementi e mi scordo di dare il mio contributo alla gastronomia mondiale e alle castronerie internettiane.
Il resto del mondo giustamente mi ignora, ora come prima.
Ma come resistere alle pressioni di mammà?
Ecco quindi il nuovo post, diario di bordo di una precaria stravolta.

Non ci sto capendo niente, e devo far finta di avere tutto sotto controllo. O forse capisco, ma l’ansia da prestazione mi offusca il cervello. Tornare a lavorare è sempre traumatico, e tornare a imparare cose nuove lo è ancora di più.
Adesso rimpiango quei giorni di nulla, quell’orizzonte desolato che riempivo di smarrimento.
Non era mica così brutto invece. Non lavorare ha tanti pregi.
Solo che ogni tanto tocca tornare tra i comuni mortali e salire sul solito tran tran, destinazione stipendio.
Comunque in fondo sono tranquilla, non durerà.
Il precariato non lo scacci via con il primo lavoro che passa.
Tornerò presto, tra i fornelli e fuori.

Nel frattempo mi destreggio tra le cose che non so fare, e la finzione di saperle fare. Non ho mai detto così tante volte in un giorno “sì, certo, chiaro”, tutto di fila, in un solo respiro. Lo ripeto ossessivamente a chiunque mi rivolga la parola, ostentando sicurezza. Rispondo così anche a chi mi chiede che ore sono; come ti chiami; perché continui a ripetere sì, certo, chiaro; ti senti bene cara ragazza? Sì, certo, chiaro.
Sono belle giornate.

Ma l’avvenire è roseo, lo so.
Quando perderò per sempre il mio ottimismo chiuderò questo blog. Per ora è tutto ok.

Sì, certo, chiaro.

BEVIAMOCI SU
Cachaça
Lime
Zucchero di canna

L’ansia ti chiude lo stomaco. Ma con la salivazione a zero ti viene una gran sete. Meglio farsi un bicchierino, e non pensarci più.
Non sono una grande bevitrice di superalcolici e di cocktail, sono una tipa da vino, quando serve, e un’instancabile sostenitrice della birra. Ma riconoscono che ogni tanto ci vuole qualcosa di forte.
Non posso però neanche attaccarmi al whisky, altrimenti la mattina dopo non mi alzerei in tempo per andare al lavoro, o più probabilmente non mi alzerei proprio.
Meglio una caipirinha, da sorseggiare come fossimo a Rio (sì, certo, chiaro) cantando O que será que me dá, que me bole por dentro…
Che sarà che mi accade, che mi agita?
Mentre cerco la risposta, trito il ghiaccio. In un bicchiere intanto metto il lime e lo zucchero di canna. Pesto tutto con il pito, il pestello da cocktail, e aggiungo il ghiaccio tritato e la cachaça.
Va già meglio, per ora.

Playlist sicura
Chico Buarque - O que será

2.3.08

EntrareDiTesta




Non voglio raggiungere l'immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo.
(Woody Allen)

Alla fine anche marzo è arrivato.
I cambiamenti ci sono, travolgenti come sempre.
Fortuna che c’è anche il mio incoraggiante oroscopo:
Qual è il contrario di uscire di testa? Chiamiamolo "entrare di testa". Credo che tu ti stia avvicinando a questo stato, Ariete. Avrai infatti a disposizione tutta l'intensità di un attacco isterico, che ti permetterà di esprimerti in modo sorprendentemente aggraziato. Il tempo sembrerà dilatarsi mentre scivolerai verso una sensazione di totale relax che ti porterà a intuizioni esuberanti e utili.

Per ora ho più isterismo che grazia, ma sono fiduciosa, o almeno ci provo.
Certo è difficile: ogni volta che comincio un nuovo lavoro ci vengo catapultata dentro senza nessun garbo, come un kamikaze proiettato verso un massacro di responsabilità. Al posto delle 70 vergini mi aspettano in paradiso 70 denari, più o meno. Ma dovrò sudarmeli uno per uno.
E io la notte sogno un capo che mi spieghi cosa devo fare, sogno la “formazione on the job”, l’affiancamento, un inserimento graduale in una nuova realtà lavorativa.
Il risveglio è sempre uguale, ma in ufficio diverso. “Cara cuoca precaria, ti lascio totale autonomia, decidi tu come muoverti. C’è da fare questo entro questa data, e non farmi perdere tempo a spiegarti come si fa. Sbrigati, e intanto socializza con i nuovi colleghi, trovati una postazione, organizzati il lavoro, capisci i meccanismi interni, inventati nuove competenze. Tutto chiaro, no?”.
Chiarissimo. Lapalissiano.
Che fatica.

A me rimane solo più tempo per pensare che a 25 anni ero più entusiasta. Carica di aspettative, trotterellavo verso un nuovo incarico ansiosa di dimostrare quant’ero brava.
5 anni e 5 uffici dopo, sono sicuramente più brava di prima, ma la prospettiva di un nuovo lavoro non mi eccita più, semmai mi fiacca.
Forse ho meno voglia di svelare al mondo tutto il mio inesauribile multitaskinaggio.
Forse ho solo più paure. E più voglia di altro.
C’è tanto orizzonte dietro quella scrivania.

Ma scusate se mugugno. È l’ansia degli inizi.
Certo che rimpiango la precarietà, che domande.
Ma ora vado, è domenica e ho un po’ di lavoro da fare. Un ottimo motivo per dimostrare quanto sono brava…

POMODORO BEI VECCHI TEMPI
Pomodori rossi e verdi
Aglio
Basilico
Olio

L’insalata di pomodoro è semplice. Non ha ansie da prestazione. Non richiede grande impegno. Non rimanda i pagamenti. È buona e basta.
L’aglio dicono riduca il rischio di infarto. Se state iniziando un nuovo lavoro avrete certo qualche batticuore in più, quindi fregatevene dell’alito e consumate molto aglio. Non sia mai che per 70 denari vi tocchi diventare ipertesi. Comunque per non appestare il vostro nuovo ufficio prima di consumare l’aglio potete provare a togliergli l’anima, questo lo rende più digeribile e, forse, meno puzzolente.
Per questa bella insalata basta tagliare a fette i pomodori e l’aglio e condire con olio, sale e tanto basilico fresco. Tutti gli ingredienti devono essere di prima qualità, sennò non viene così buona.
Una volta mangiata l’insalata nel vostro piatto rimarrà un delizioso sughetto, perciò tenete a portata di mano del pane e scarpettate il tutto senza timidezze.
Buon lavoro.

25.2.08

InMareAperto


Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.
(Marcel Proust)

Anche i blogger più lanciati ogni tanto si prendono una pausa di riflessione.
Figuriamoci quelli lanciati solo verso l’indifferenza mediatica.
Ma eccomi qui, e mi scuso con i miei fedelissimi per l’assenza. Ero presa da alcuni piccoli cambiamenti che stanno volteggiando sopra la mia testa insieme ai pollini dell’anticipo di primavera, causandomi a volte starnuti, a volte starnazzi.


Forse potrò finalmente abbandonare il Sociale Reale.
Non vedo l’ora che la mia barca precaria torni ad affrontare il mare aperto, questo ufficetto dove sono confinata puzza di muffa, e di noia.
Acqua, rive, stagni, oceano. Non importa. Via, partire, salpare.

Sì, viaggiare, evitando le buche più dure. Vediamo dove approdo, l’importante ora è andare.

Ma allegria! Oggi inizia il festival di Sanremo. Quest’anno la manifestazione canora dura sei giorni. Di questo passo nei prossimi anni allungheranno il brodo musicale sempre di più: i nostri nipoti si sorbiranno due mesi ininterrotti di musica leggerissima.
Altro che riscaldamento planetario, il futuro sarà piagato dall'invasione di canzonette.

A proposito di brodi allungati e di quasi primavera, ripropongo per la gioia dei miei seguaci la vellutata di carote che ho cucinato ieri sera. Un omaggio a base di betacarotene al sole che presto riscalderà queste giornate e agli ufficetti stantii a cui un’iniezione di vitamine non può fare che bene.

FUGA DALL'INVERNO
Carote
Patate
Scalogno
Yogurt bianco
Prezzemolo
Burro

Le carote fanno bene agli occhi e alla pelle, lo yogurt è pieno di fermenti lattici che più vivi non si può, il prezzemolo è antianemico e depurativo e le patate contengono ferro, potassio e vitamine del gruppo B.
Insomma un concentrato arancione di salute, da preparare declamando i versi di un classico della canzone sanremese: che importa se per innamorarsi basta un'ora, che fretta c'era, maledetta primavera…
Metto a bollire le carote, diciamo un chilo, con due patate, uno scalogno e una presa di sale. Appena sono cotte, scolo le verdure e le frullo allungando il tutto con un po’ di brodo vegetale di cottura. Aggiungo poi uno o due cucchiai di yogurt bianco, una noce di burro, una spolverata di pepe e del prezzemolo fresco tritato.
È pronto, diabolicamente sano e deliziosamente colorato.
Un piatto così si può preapare anche in cambusa. Buon viaggio.

Playlist in viaggio
Lucio Battisti - Sì viaggiare
Loretta Goggi - Maledetta Primavera

14.2.08

Ricercatezze



Io non cerco un gran numero di lettori, ma un certo numero di rilettori.
(Juan Goytisolo)



Prima o poi sarebbe dovuto succedere.
Come ogni blogger che non si rispetti, anche io compilo il mio bravo post su un argomento tanto difficile da spiegare ai non blogger quanto comune al resto del mondo on-line.
Allora, funziona così: quando ti apri un blog a un certo punto della tua vita cibernetica capisci che devi metterti un contatore, perché non riesci più a sopravvivere senza sapere quante persone ti visitano in un giorno e, soprattutto, come ci sono arrivati.
In pratica un contatore è una aggeggio che ti fa vedere l’andamento delle tue visite (le mie sono in calo, ho i lettori stanchi e prima o poi dovrò cominciare a chiedermi dove sto sbagliando) e ti spiega anche se gli ospiti di cuocaprecaria sono capitati qui perché hanno digitato l'indirizzo direttamente (cioè perché lo conoscevano, tanto per capirci i miei amici a questo punto, tranne i casi disperati, il mio domicilio on-line se lo sono imparati e ogni tanto vanno a controllare quali nuovi spropositi ho redatto) oppure perché qualche sconosciuto cercava qualche stupidaggine su Google ed è finito a cena su questo blog.
In sostanza il multimediale gingillo ti mostra come la gente arrivi da queste parti cercando le cose più assurde.
Fino ad oggi però pensavo che in fondo questo meccanismo dei contatori, parole chiave nei motori di ricerca e altre stupidaggini non valeva la fatica di scriverci sopra un post. Ma ho appena visto che un visitatore è arrivato da me digitando su Google: “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordammuce u passato”, giuro.
Forse ancora non vale la pena di un post, ma insomma due parole le merita. E comunque se non ci credete fate la prova e cercate questa profetica frase sul motore di ricerca più famoso al mondo, cuocaprecaria è il secondo link che appare.
So’ soddisfazioni…

A questo punto, per la gioia dei miei sparuti lettori ufficiali (che c’è che non va, belli miei?), incollo qui alcune delle parole attraverso le quali degli incolpevoli ricercatori di Google sono incappati in queste paginette virtuali:

savoiardi a madrid
ricette yoga
cottura avena magica
chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordammuce u passato
bruschetta al metro
te c' hanno mai mannato a quel paese
merce avariata al supermercato
foto brutte
caterina caselli insieme a te
tiramisu origini
comunicazione assertiva come farsi pagare
vincenzo d'annibale o paese do sole
virtù avena
cavolini di bruxelles come si puliscono

Adesso potremmo discutere a lungo sul grado di esaurimento psicofisico dei naviganti… chi cerca trova, è vero, ma chi cerca savoiardi a Madrid o merce avariata al supermercato cosa può trovare mai?
Quindi il punto è capire cosa si cerca in rete, cioè nella vita. Quanta saggezza in un contatore…
Una cosa è certa: chi cerca su Google “comunicazione assertiva come farsi pagare” al sesto link trova le perle di saggezza di cuocaprecaria, che su “come farsi pagare” purtroppo non è ancora in grado di dare lezioni a nessuno, soprattutto a se stessa. Ahimè.
Dovrò cercare meglio…

RICETTE MAGICHE (BASTA CREDERCI)

Dopo tanto parlare di Google, a questo punto non potevo esimermi dal cercare anch’io qualcosa.
E visto che alcuni visitatori capitano da queste parti tentando di rintracciare ricette yoga (prima o poi pubblicherò una ricetta da preparare nella posizione del loto) in loro onore cito una parte di quanto trovato
qui a proposito della “tavola delle emozioni”.
Gli ingredienti potete mescolarli voi a piacere, e che ognuno trovi la felicità che va cercando…

-Carne, caffè, vino sono controindicati in tutti gli stati di collera, stizza e rabbia.
-Solanacee (pomodoro, melanzane, peperoni, patate, ecc), uova, cavoli aiutano il relax e sono il rimedio appropriato per contrastare senso di solitudine e abbandono.
-Cipolla e porro vanno bene per chi ama isolarsi e non è mai contento.
-Arancia e agrumi in genere apportano sicurezza e fiducia in se stessi.
-Sedano e carote mitigano le delusioni affettive.
-Le lenticchie sono l’antidoto contro la diffidenza.
-I piselli sollevano chi si sente schiacciato dagli impegni.
-La lattuga fa sentire più tranquilli quando si pensa di aver commesso uno sbaglio.
-Carne e diete iperproteiche incrementano i livelli di aggressività.
-Le noci tengono sotto controllo intolleranza e aggressività.
-La cioccolata è uno stimolante.
-Il peperoncino rende concreti quanti si rifugiano eccessivamente nella fantasia.
-Pasta, pane, riso, legumi, frutta fresca e verdura danno una sferzata di vitalità quando ci si sente scarichi.
-I dolci non sono una buona soluzione quando si vivono stati di regressione infantile.
-La menta fa superare gli stati confusionali.
-Basilico e bergamotto sono gli antidepressivi per eccellenza.
-Rosmarino e ginepro allontanano l’apatia.

Io personalmente punterò su agrumi, lattuga, menta e basilico.
Sono una ricercata...

8.2.08

Socialità

Come si cambia per non morire, come si cambia per amore, come si cambia per non soffrire, come per ricominciare...

Così canticchiava la Mannoia in un Sanremo di tanti anni fa.
Ma come si cambia?

Per non morire di inedia, forse si può cambiare settore, passare insomma da un precariato all’altro, come me.
Sì, la vostra eroina ha momentaneamente abbandonato il precariato televisivo per trasferirsi nel precariato sociale. Sono passata dal dichiaratamente inutile al fintamente utile. Wow.
In ogni caso non temete, sono più precaria e scorticata che mai.
La differenza è che adesso mi intrattengo scrivendo corbellerie nel pomposo linguaggio della comunicazione “seria”, quello dove non si dice trovare un lavoro a qualcuno – non sia mai! Si dice: promuovere l’inserimento lavorativo. Chiaro?

Ah, se siete disoccupati di media o lunga durata sappiate che avete tutto il diritto di definirvi afflitti da “svantaggio sociale” e che siete in attesa di reinserimento. Se poi dite anche “inclusione sociale” fate un figurone, qualunque cosa significhi.

Ma se c’è chi ha lo svantaggio sociale, il vantaggio a chi va?
Perfetto, se vi occupate di questi settori imparate la regola numero 1: non domandare mai chi ci guadagna, lì fanno tutti finta di fare del gran volontariato e lavori di pubblica utilità. Guai a insinuare che il re è nudo (e pieno di soldi).
La seconda regola la imparerete presto: se chi trae profitto dal sociale non è dato saperlo, non tarderete ad accorgervi che voi ci guadagnate davvero poco. E che le condizioni lavorative del vostro “inserimento” non hanno nulla da invidiare allo sfruttamento terzomondista. Immagino sia una tecnica ad hoc per farvi provare sulla vostra pellaccia di borghesi viziati come lavorano gli svantaggiati sociali veri, mica come voi precari pieni di pretese e poco disposti a sacrificarvi per la Causa. Il no profit comincia da voi, non state lì a pensare ai profitti, avidi capitalisti che non siete altro!

Ora scusate ma devo andare: ho una politica di inclusione sociale da perseguire, la mia.
Devo lavorare al reinserimento delle risorse lipidiche perdute dopo tante ore di edificante lavoro.
Come? Per esempio così.

SPAGHETTI ROSSI SOCIALI
Spaghetti
Pomodori secchi
Olive nere
Pecorino romano
Parmigiano
Filetti di acciughe
Aglio
Olio
Origano
Peperoncino
Prezzemolo tritato

L’uso dei pomodori secchi rende questo piatto fintamente popolare, le acciughe fanno tanto engagé, il peperoncino si addice a chi sa sopportare le emozioni intense e l’origano non manca mai sulle tavole radical-chic di chi col sociale ci lavora, e ci mangia.
L’olio compratelo alle Botteghe del Commercio Equo e Solidale perché voi sognate un commercio giusto, ma per il sale usate quello dell’Atlantico francese, perché impegnati sì, ma raffinati pure.
Altrimenti fregatevene di tutte le precedenti indicazioni, invitate a cena il vostro capo del Sociale Reale e sfoggiate con nonchalance quanti più prodotti di bieche multinazionali possibile. Per il condimento ovviamente usate il pesto rosso Barilla. Sai che colpo di scena!

Comunque il pesto in questione lo si ottiene semplicemente frullando tutti gli ingredienti (tranne le olive e il prezzemolo) nelle quantità che preferite, ma io non esagererei con le acciughe, e miscelando con un po’ di acqua di cottura della pasta. Una volta scolati gli spaghetti, si unisce la salsa, le olive nere tagliate a metà e si ricopre di prezzemolo fresco tritato.
Potere accompagnare la degustazione del companatico con queste -profetiche- parole cantate:
Non insegnate ai bambini, non divulgate illusioni sociali, non gli riempite il futuro di vecchi ideali, l'unica cosa sicura è tenerli lontani dalla nostra cultura.

Playlist avvantaggiata
Fiorella Mannoia - Come si cambia
Giorgio Gaber - Non insegnate ai bambini

5.2.08

L'UvaPassaLaPrimaveraSiAspetta


Dall'oroscopo di Rob Brezsny
Ariete
1-7 febbraio 2008

Il giornale satirico The Onion racconta di un uomo del South Carolina che, una domenica, ha messo cinque dollari in più nella cassetta delle elemosine. A quanto pare Brad Thaden era particolarmente riconoscente verso Dio perché durante la settimana c'era stato bel tempo e i suoi figli si erano comportati bene. Prevedo che entro il 18 febbraio anche tu, Ariete, sentirai la necessità di dare una mancia all'Essere supremo. Ecco alcune delle benedizioni inattese che potresti ricevere: avvicinarti a una risorsa che consideravi preziosa, rafforzare un'alleanza promettente, fare un passo avanti nella scala sociale per sentirti più a tuo agio nel mondo e capire come realizzare i tuoi ambiziosi progetti.

Questo è dunque il mio oroscopo fino al 7 febbraio.
Niente da fare, amo Rob Brezsny!
Fare un passo avanti per sentirmi più a mio agio nel mondo mi sembra davvero un'ottima prospettiva. Menomale... E ho tempo fino al 18 febbraio!
Ah, mi devo ricordare di dare una mancia all'Essere Supremo... E capire come realizzare i miei ambiziosi progetti...
Rob, ma un indizio in più?

Per resto informo tutti i miei fan che io e Tim siamo tornati insieme, ci amiamo e stiamo bene (con un sacco di sms e chiamate gratis).
Grazie a tutti per la vostra sentita partecipazione.

E poi, non prendetemi per la solita naïf ma sono contenta: i "giorni della merla" sono finiti, le giornate si allungano e la pioggia non mi inganna... la primavera è dietro l'angolo! Basta solo un po' di pazienza.
Ogni anno a febbraio comincio a gioire aspettando marzo come se ogni primavera fosse la prima.
Sì. Sono naïf.
Pazienza, Tim mi ama anche così.
La primavera verrà, preparatevi...

Io già sento primavera
Che s’avvicina coi suoi fiori:
versatemi presto una tazza di vino dolcissimo.

(Alceo)

PRIMA V'ERA L'UVETTA
Uvetta Sultanina
Stecche di cannella
Zucchero
Acqua

Dunque, Alceo proponeva vino dolcissimo aspettando la primavera. Ma di vino forse ne abbiamo bevuto troppo durante l'inverno, no? In sostituzione (o in alternanza) al vino propongo quindi una gioiosa bevanda all'uvetta, stupite i vostri ospiti!

Per un litro d'acqua ci vogliono più o meno 150 grammi di uvetta, dipende quanto è lontana la primavera, e sempre e comunque due stecche di cannella.
Faccio quindi bollire per un quarto d'ora l'acqua con la cannella e l'uvetta precedentemente ammollata e sciacquata sotto l'acqua corrente. Quando l'uvetta sarà tenera aggiungo un po' di zucchero (a piacere, dipende quanto la volete dolce) e mescolo finchè lo zucchero non si è sciolto completamente. Poi filtro il tutto, imbottiglio e lascio raffreddare.
Sapore chiaro, gusto pulito, bevanda esotica.
Se non è primavera questa...

Ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l'eternità.
(Oscar Wilde)